IRAN, VENEZUELA, UCRAINA E LA DOTTRINA TRUMP. GIOVEDI’ 15 AL MASCAGNI DI CHIUSI, IL VESCOVO LOJUDICE E LUCIO CARACCIOLO PARLANO DI GUERRA E PACE

martedì 13th, gennaio 2026 / 15:53
IRAN, VENEZUELA, UCRAINA E LA DOTTRINA TRUMP. GIOVEDI’ 15 AL MASCAGNI DI CHIUSI, IL VESCOVO LOJUDICE E LUCIO CARACCIOLO PARLANO DI GUERRA E PACE
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“Il segnale di Trump non potrebbe essere più chiaro: faccio quel che mi pare. Specialmente nel continente panamericano che la sua amministrazione intende sigillare contro la penetrazione cinese e russa. Ma anche contro l’abusiva pretesa dell’alleato danese di possedervi la Groenlandia.
Con le operazioni marittime gli Stati Uniti stanno dando seguito alla promessa di governare il Venezuela. A modo loro. Compresi atti di alta quanto efficiente pirateria come il rapimento di un capo di Stato straniero perché narcotrafficante o il sequestro di navi che avrebbero rotto l’embargo sul petrolio venezuelano. Fino a rischiare una nuova crisi con Mosca, con effetti imprevedibili sul già stagnante processo di pace per l’Ucraina.
C’era una volta l’America. Quella che si voleva in missione per redimere l’umanità e battezzava universali i propri interessi. Oggi gli Stati Uniti considerano e dividono il mondo a partire dalle proprie priorità. Quelle di una nazione depressa, impaurita, spaccata. Con la manifattura al collasso, un debito federale spaventoso, una sfiducia mai vista nelle istituzioni, un impressionante declino del tasso di fecondità. Sette statunitensi su dieci non credono più nell’American Dream. La quasi totalità non ricorda più una guerra vinta (era il 1945).
Il Numero Uno è un colosso ferito, sanguinante. Quindi disposto a tutto. E di tutto capace. Senza preoccuparsi di piacere a qualcuno. Salvo a sé stesso. Cominciamo ad accorgercene anche da questa parte dell’Atlantico. L’abbordaggio alle petroliere in alto mare coincide infatti con l’offensiva per la conquista della Groenlandia danese, con le buone o le cattive. Il segretario di Stato Marco Rubio afferma che ogni minaccia alla sicurezza nazionale — nel caso la temuta penetrazione cinese e russa nell’isola artica — può essere trattata con la forza delle armi.
Alleati avvertiti mezzo salvati. Vale in specie per i leader europei, tra cui Giorgia Meloni, che hanno sottoscritto un documento di solidarietà con la Groenlandia. E più direttamente per il primo ministro danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, per cui un’aggressione americana contro il suo territorio artico segnerebbe la fine della Nato. Ammesso che esista ancora. Noi europei siamo avvertiti. L’America tratta il nostro continente come parte extracontinentale della sua sfera d’influenza. Quindi intende impedire con ogni mezzo che potenze avverse, a cominciare da Cina e Russia, vi mettano piede.
Per decenni abbiamo voluto credere che gli americani fossero qui per proteggere noi, ora ci viene comunicato quello che potevamo già intuire prima: siamo qui per proteggere l’America. Chi non ci sta è nemico, anche se alleato. Visti da Washington gli euroatlantici si dividono tra affini, dunque utili al nuovo regime americano, e suoi incorreggibili avversari. Nella versione non pubblica della Strategia di sicurezza nazionale varata lo scorso novembre, l’Italia è menzionata con Austria, Ungheria e Polonia tra i buoni. In attesa che prossime elezioni in Gran Bretagna, Francia e Germania elevino al potere leader omogenei al trumpismo, quali Nigel Farage, Marine Le Pen e Alice Weidel, la leader dell’AfD che chiacchierando con Musk ha bollato Hitler ‘comunista’.
In Italia quando le acque si agitano preferiamo mettere la testa nella sabbia e recitare il rosario del magico mondo di pace che fu. Per ottant’anni abbiamo goduto dei vantaggi — tutt’altro che gratuiti ma ben accetti — di appartenere alla sfera d’influenza americana. Quella rassicurante atmosfera apparterrà ai nostri migliori ricordi. Ma non ha nulla a che fare con lo scontro tra colossi di cui siamo oggi disarmati spettatori. Collisione epocale che impegna gli Stati Uniti nella furiosa guerra senza limiti per sopravvivere. Obiettivo per il quale tutti, dovunque, siamo sacrificabili. In questa battaglia la priorità è accaparrarsi le enormi risorse energetiche, minerarie, tecnologiche necessarie a vincere la partita dell’intelligenza artificiale e del quantum computing. Chi volesse immaginare le prossime mosse americane, come anche cinesi, russe o di altri aspiranti imperi, dovrebbe consultare una carta dei Paesi meglio dotati di materie prime critiche. Finalmente una buona notizia: non ne abbiamo quasi. Anche se in Val d’Agri, nella Basilicata Saudita benedetta dal greggio, pare che qualcuno stia ammucchiando sacchetti di sabbia alla finestra”.
Così scrive su Repubblica il giornalista ed esperto di geopolitica Lucio Caracciolo, direttore di Limes, che giovedì 15 gennaio sarà a Chiusi (Teatro Mascagni, ore 16,30) per parlare proprio di “guerra e pace” insieme al cardinale Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena e Vescovo della Diocesi di Montepulciano, Chiusi e Pienza, che ha più volte espresso, anche pubblicamente, posizioni molto nette sulla questione del genocidio a Gaza, in linea con il cardinale Zuppi per esempio o con Pierluigi Pizzaballa che si chiama come un vecchio portiere della Roma e dell’Atalanta (suo zio), ma è un cardinale e Patriarca Latino di Gerusalemme, il quale il Natale lo ha passato proprio a Gaza insieme ai disperati civili palestinesi assediati e lasciati al freddo e nel fango nelle tendopoli allagate. Pare che il Vaticano avesse un piano, diverso da quello di Trump, per “evacuare” Maduro dal Venezuela ed evitare il rischio che venisse ucciso o torturato, e allo stesso tempo favorire l’avvio di un processo di transizione democratica in quel Paese, ma gli Usa hanno agito d’anticipo di 24 ore…
L’iniziativa con Caracciolo e il card. Lojudice è organizzata dalla Diocesi e dalla Libera Università Lubit con il patrocinio del Comune di Chiusi.
Adesso alla questione Venezuela-Maduro, e al sequestro delle navi russe da parte della Marina Americana, si aggiunge la rivolta in Iran, che ha già portato a più di 10 mila morti, secondo fonti internazionali. Le stesse fonti che raccontano come le manifestazioni di piazza contro il regime degli Ayatollah siano finanziate, sostenute e “infiltrate” da presenze dei servizi Usa, israeliani e britannici. E questo lo hanno dichiarato anche  gli entourages di Trump e di Netanyahu.  C’è poi l’escalation di dichiarazioni di Trump e Rubio sulla Groenlandia (“ci serve e dunque ce la prenderemo, con le buone o con le cattive). A Gaza e in Cisgiordania si continua a morire e ad ammazzare;  il 16 gennaio a L’Aquila, in Italia si terrà in processo in Corte d’Assise contro tre militanti palestinesi accusati di terrorismo o fiancheggiamento del terrorismo di Hamas, ma la sentenza potrebbe anche sancire che si tratta invece di legittima Resistenza contro un esercito di occupazione…  Insomma di carne al fuoco ce n’è parecchia e il confronto Lojudice-Caracciolo può aiutare a capire il quadro e le possibili vie d’uscita. Ammesso che ce ne siano di fronte ad una riscrittura delle regole basata sulla legge del più forte e non più sul diritto internazionale. Può anche aiutarci a capire fino a che punto può arrivare il “doppio standard” nelle valutazioni per cui in Ucraina c’è un aggressore e un aggredito e a Gaza no, a Caracas no… Per cui se Putin rivendica il Donbass è un autocrate imperialista e non lo è Trump quando rivendica il petrolio venezuelano o il controllo totale sulla Groenlandia e quando minaccia il Messico, Cuba, la Colombia…
Che il regime degli Ayatollah in Iran sia un regime teocratico, autoritario, oscurantista nessuno lo può negare, ma Israele non è uno stato teocratico, autoritario, suprematista, razzista? allora perché si fanno le sanzioni alla Russia e all’Iran e non ad Israele, o all’Arabia Saudita con cui invece facciamo affari d’oro? E’ legittimo attaccare con i bombardieri un altro Paese, prelevare il presidente di quello Stato, portarlo via per processarlo senza alcun mandato internazionale e senza nemmeno il placet del proprio parlamento? Se sì, quanti altri presidenti potranno essere “rapiti” prossimamente? E’ normale che uno stato che si definisce democratico compia un genocidio sistematico e un altro Stato democratico scateni dei reparti speciali di polizia che ammazzano la gente per strada senza alcun motivo come è successo a Minneapolis qualche giorno fa? Chiunque protesta o dissente dalle politiche del proprio governo deve d’ora in avanti sentirsi a rischio di essere ucciso a bruciapelo da un agente speciale come Renée Good? E’ giusto applaudire e inneggiare ai manifestanti che bruciano le moschee a Teheran e allo stesso tempo applaudire i celerini che manganellano i manifestanti che bloccano una stazione o sfasciano una vetrata a Milano o a Roma?
Il doppio standard ovvero i due pesi e due misure rispetto ai fatti a seconda di chi li compie, sono il metodo giusto o sono un problema nel problema?
Come primapagina ce lo chiediamo tutti i giorni, scorrendo le notizie, ci auguriamo che giovedì 15, il vescovo Lojudice e Lucio Caracciolo al Mascagni possano fornire delle risposte.
Secondo noi si può essere contro il regime teocratico iraniano e auspicarne la caduta, essendo al tempo stesso preoccupati e contro la politica da sceriffo di Trump; si può essere contro il genocidio dei palestinesi senza per questo essere (o essere considerati) filo Hamas o antisemiti; si può considerare Putin un autocrate e anche un uomo senza scrupoli, e ritenere un errore (strategico, umano, economico) continuare ad inviare armi all’Ucraina per continuare una guerra persa, invece di favorire un negoziato; si può ritenere Maduro un despota corrotto che faceva incarcerare i suoi oppositori, ma non si possono negare i progressi che il Venezuela ha fatto sul piano sociale con la Rivoluzione Bolivariana (case, istruzione, sanità non sono bruscolini, gestione delle risorse); così come non si può negare la deriva pericolosa innescata sia sul piano internazionale, sia sul piano interno dalla presidenza Trump. Se il problema è il narcotraffico, con la stessa logica in Italia dovremmo temere un attacco dei Marines alla Sicilia o alla Calabria: il Cartel de los Soles che legherebbe Maduro ai narcos probabilmente è una invenzione e non esiste, Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta invece esistono.
Il fatto che gli americano abbiano dato un contributo decisivo alla liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, 80 anni fa, non può essere una cambiale a vita. Come la Shoa non può essere usata come lasciapassare o giustificazione a monte per compiere le più efferate nefandezze.
Difficile dire come si faccia ad uscire da questo immane “casino” che è il mondo attuale. Una indicazione l’ha data in questi giorni il cantautore Neil Young:  “Quando guardo fuori dalla finestra vedo il più grande casino che abbia mai visto: oggi gli Stati Uniti sono un disastro (…) Donald Trump sta distruggendo l’America un pezzo alla volta con il suo staff di arrivisti, gente senza esperienza né talento…  Non c’era l’ICE prima di Trump, non c’erano soldati in strada. Svegliatevi gente. Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente, a milioni”. 
Non c’è altra strada.
M.L.
Nella foto (fotogramma youtube). Lucio Caracciolo
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