DUE FILM, DUE FOTOGRAFIE IMPIETOSE DEL CAPITALISMO E DELLA SOCIETA’ ATTUALE. DA VEDERE
C’è anche il ritorno alla normalità, ad un nuovo impiego nello stesso settore, ma in un quadro molto diverso, con l’Intelligenza Artificiale che sostituisce e soppianta il lavoro umano con un prezzo pagato molto alto proprio in termini di umanità…
Oggi, mentre chi comanda nel mondo capitalista prova a riscrivere le regole del mondo servendosi anche della forza e della brutalità (si pensi all’operazione militare Usa contro Maduro in Venezuela o all’uccisione a sangue freddo di una attivista 37enne da parte delle squadre speciali anti immigrati a Minneapolis, o alla tragedia di Gaza nel silenzio generale verso Netanyahu cui tutto sembra concesso), un film come No other choise ci ricorda che il capitalismo e il liberismo sfrenato non sono il migliore dei mondi possibili e possono generare mostri, né più né meno delle autocrazie… Che ci piaccia o no.
Il secondo film è Father, Mother, Sister, Brother di Jim Jarmush. In italiano: Padre, madre, sorella e fratello. Una pellicola ancora più “minimal” come trama, nonostante la presenza di attori conclamati come Cate Blanchet (quasi irriconoscibile), Charlotte Rampling e Tom Waits. Un’ora e mezzo e tre storie diverse in cui non succede assolutamente niente. Ma è un “niente” che dice molto, anzi moltissimo sulla società attuale, sui rapporti familiari sfaldati, su familiari che si vedono poco, quasi mai, e che fanno fatica a parlarsi. Che non si conoscono e accettano l’incomunicabilità come un fatto ineluttabile. In sottofondo ci sono delle “sorprese” che affiorano più o meno evidentemente, ma c’è anche la tendenza (diffusissima) delle persone a far finta di non vederle. A rimanere sul vago, a sorvolare. A non insistere. A non scavare più a fondo. 
E anche questo film, come l’altro citato in precedenza, la dice lunga su una società, la nostra, quella “occidentale”, che è più apparenza che sostanza. E che è uguale negli Usa, in Francia o in Inghilterra… O in Italia. Nel racconto c’è la visita al padre solo e malmesso (almeno così si ritiene) da parte di due figli che hanno le loro vite, più risolte, ma anche quelle piene di falle; c’è il classico pranzo domenicale a casa di mamma di due figlie diverse e lontanissime anche fra loro, con la difficoltà a scambiare due parole che non siano sulla pietanza portata a tavola; c’è il rito, spesso doloroso, del rilascio o abbandono dell’appartamento dei genitori morti, dei quali si sapeva poco o nulla e si scoprono verità mai sapute, che però vengono lasciate lì, accatastate alla rinfusa insieme agli oggetti riposti in un garage in attesa di disfarsene…
Da vedere senz’altro anche questo, perché è una fotografia nitida di molte delle nostre vite…
M.L.











Recensioni knteressanti. Grazie.
A parte gli effetti diretti di cui parlavi tu esemplificati dal film che hanno influenza quasi totale sui personaggi narrati, ma tutto questo non fa altro che rispondere a ciò che ho sempre sostenuto e che è la conseguenza diretta che scaturisce dalle considerazioni di un grande maestro dell’economia dal nome di Paul Sweezy direttore insieme ad Harry Magdoff della Monthly Review, la cui edizione italiana fu assunta ormai da 50 anni dalla casa Editrice Dedalo di Bari. Forse qualche volta l’ho scritta nei miei passati interventi ma credo che valga la pena ricordarla a tutti , specialmente a coloro che tu definisci nella saga dei rapporti umani ”che facciano finta di non vedere”. Ci vorrebbe una profonda riflessione da parte della cosiddetta ”civiltà occidentale” sulle ragione della mancanza di tale riflessione, che appunto si lega alle ragioni della politica, soprattutto di quella globale dominata da un sostema socio-economico univoco. Ecco di seguito il brano chiarificatore che mi piace sempre ricordare, anche nelle discussioni fra amici e condivisori anche parziali di ideali – che poi sono quelle che lasciano più tracca nel nostro animo – : ”Il capitalismo è organizzato ai fini del profitto, non della sopravvivenza.Qualsiasi politica esso adotti è orientata direttamente o indirettamente a salvaguardare il sistema del profitto ed a massimizzare i profitti nel quadro di tale sistema. La strategia globale controrivoluzionaria serve ad entrambi gli scopi e pertanto riscuote lo schiacciante consenso dei settori decisivi della struttura di potere del sistema…Con il progressivo allargamento del fronte di lotta dal suo attuale centro nel Sud est Asiatico a settori sempre più ampi dell’Asia,dell’Africa e dell’America Latina ed infine dell’Europa, l’imperialismo sarà costretto a manovrare,ripiegando od avanzando a seconda delle mutevoli pressioni o minacce…Ciò che si può escludere è il completo abbandono della strategia globale in quanto tale.Essa rimarrà il filo conduttore della politica statunitense finchè il paese non sarà ridotto allo stremo o finchè il popolo americano non deciderà di averne abbastanza e passerà dalla parte delle rivoluzione.”
Ecco, con le opportune differenze riguardanti i periodi storici e la scomparsa e la modifica di punti di riferimento ( URSS, Cina, e paesi del terzo mondo ) questa tendenza è in atto anche oggi e si stà verificando accentrandosi a livello globale e non tocca solo l’Occidente.
E’ riconosciuto da ogni fonte di studi che il sistema americano non regge più e soprattutto non regge più il nesso centrale della sua economia che si può riassumere in una parola non desueta ma attuale :”imperialismo” e falsa prospettiva propagata del concetto di ”democrazia” venduta ai sottomessi, in primis noi inclusi ma soprattutto a tutti gli altri aspiranti. Ormai gli effetti sono noti e solo chi non voglia vedere la realtà lotta strenuamente per divagare ed affermare quella che secondo alcuni – che ancora sono tanti – possono giustificare come una politica di forza, ma sono tanti coloro che fanno questo perchè all’interno di tale strategia c’è la protezione dei loro interessi, e gli interessi la vita e la storia stessa ci insegnano che sono una piramide, il cui vertice stà sopra gli altri e gli interessi si spargono e si degradano a seconda dell’altezza economica alla quale si faccia riferimento.Un concetto questo vecchio, conservatore e non più funzionale al mondo moderno ed attuale se non si voglia andare semprepiù verso un mondo di schiavi in tutti i sensi. Per far questo non si vergognano di produrre le guerre chiamandole guerre di difesa ( espansione della Nato, Groenlandia, politiche economiche di dazi nel mercato globale ecc. ecc. ).Quelle che chiamavamo ”democrazie” si stanno semprepiù avvicinando al concetto di ” autocrazie ” e nel contempo si lotta in casa occidentale perchè tutto questo non appaia, anche perchè alle guerre economiche sono sempre seguite le guerre materiali fatte con mezzi militari. In pratica parliamo di un sistema nella via di arrivare ai rantoli che ne sugellano l’inizio della fine, dove il nuovo non è ancora interamente nato ed il vecchio che ancora stenta ad esalare l’ultimo respiro.I nominativi che ho citato prima di Sweezy e Magdoff ci familiarizzano nelle loro indagini valide anche per l’attualità , con i problemi dell’economia americana offrendone nei loro scritti un quadro completo e particolareggiato.Dopo un lungo periodo dagli anni ’40 fino agli anni ’70 caratterizzato da una forte accumulazione di capitale e da un alternanza di fasi positive relativamente lunghe e di modeste recessioni,questi ultimi decenni hanno visto il passaggio dalla prosperità alla stagnazione che hanno visto – come ho sempre anch’io sostenuto nei miei interventi in questo giornale – il fallimento delle manipolazioni ”keynesiane”- e cioè quel malessere persistente,alla lunga irreversibile, del capitalismo.Deflagrata dall’interno la prima forma di socialismo imperfetto poichè non ha retto il confronto sul piano globale con il capitalismo maturo reaganiano, oggi si pongono maggiormente in evidenza le contraddizioni del capitalismo cosiddetto appunto ”maturo” e lo scontro teorico fra economia marxiana ed economia del mondo nei suoi valori che possiamo definire prettamente senza aver timore di essere considerato un aggettivo vetusto e desueto come ” borghese” e portano inevitabilmente con le opportune differenze rispetto a 30-40 anni aor sono a vedere che il ”nuovo che avanza” sia il mondo nella sua interezza formato dalla spinta per il riscatto di tutta l’umanità compressa che ha vissuto sotto un sistema economico globale che ormai è impotente a fronteggiare la situazione di forza dominante e quella nuova- di certo in embrione anche con molte contraddizioni – che potremmo definire ”la risultanza delle ragioni dei BRICS” che è in continua ascesa e che sposta equilibri globali, ritenuti fino a poco tempo addietro come impraticabili. In pratica qua dentro c’è anche la presenza della lotta fra la realtà materiale del mondo con l’immagine che la globalità mediatica ha continuato ad espandere per autoproteggersi credendo di reggere il confronto fra le condizioni che essa stessa aveva creato. La lotta prosegue ma è una lotta anche contro coloro che in casa nostra ( Occidente ) ritengono che vengano riasfaltate per insistenza di ripercorribilità tutte quelle strade che consentano di proseguire il nostro dominio culturale, politco ed economico. A tutti questi auguro che la democrazia possa significare anche la libertà di pensare ad un mondo diverso e che possa rappresentare una alternativa sia una cosa da prendere in considerazione pensando che nel mondo non siamo soli ma su 8 miliardi 1 miliardo e mezzo vivono discretamente e gli altri 6,5 miliardi vivano in condizioni di sottosviluppo differenziate come la stessa struttura etica e materiale del capitalismo sistemico riporta all’esempio della piramide e del vertice che sovrasta tutto e tutti e via via comprime tutti a gradini diversi fino ad arrivare alla base. La storia in fondo dovrebbe dettarci l’esperienza del fare ma spesso anzi le condizioni cambiano solamente sotto la compressione che fin’ora è stata usata da chi se ne è servito per rigettare all’indietro i popoli.E questo dovrebbe finire facendoci pensare alla giustezza di quelle parole che dicevano : ”abbandonate le illusioni e preparatevi alla lotta ! ”. Il contenuto etico di quel film alla fine è questo,anche se vissuto da esperienze personali che sono il frutto e la derivazione del concetto che mi sono sentito di esprimere. E’ dentro a quel sistema che si esprimono le problematiche individuali che scaturiscono dal sistema stesso e che tendenzialmente e spesso autoprotettivamente si affermano negli individui immersi in questo mondo.Solo le vittime dovrebbero e potrebbero invertirne la lettura mantenendo inevitabilmente l’interesse individuale ma espandendolo al complesso sociale e generale. Solo così il pensiero e l’azione sarebbero vincenti , ma avere la cognizione che il sistema possa accettare codesta inversione di tendenza sarebbe di certo pretendere troppo da esso.E su tale preciso argomento mi piace osservare che tutto questo vada inteso su un piano prettamente retorico e cioè la risposta alla domanda che il mondo già 50 anni or sono si poneva :”se il capitalismo monopolistico possegga i posti di lavoro, le risorse,le volontà e l’imaginazione necessaria per capovolgere il corso degli eventi”. La risposta a tale domanda per quanto riguarda non solo l’economia degli Stati Uniti d’America ma di tutto il mondo occidentale che è servito da modello di guida a tutto il resto del mondo , è quella che l’interesse delle multinazionali e delle grandi società deve essere rivolta solo ai profitti, non ai posti di lavoro.Su tale piano il GAP fra la progressione della tecnologia e lavoro si allarga fatalmente e nella realtà statunitense come del resto in tutte quelle dove si aplica lo stesso sistema l’espandere al massimo i profitti significa ridurre al minimo i posti di lavoro. Il sistema del capitalismo mononopolistico non muterà la propria NATURA : nessun sistema sociale l’ha mai fatto nè mai lo farà. A questo dovranno pensare le sue vittime.Appunto, pari pari il riferimento a quel titolo : ”No other choice ”, alias ” non c’è altra scelta ”….