DUE FILM, DUE FOTOGRAFIE IMPIETOSE DEL CAPITALISMO E DELLA SOCIETA’ ATTUALE. DA VEDERE

lunedì 12th, gennaio 2026 / 18:10
DUE FILM, DUE FOTOGRAFIE IMPIETOSE DEL CAPITALISMO E DELLA SOCIETA’ ATTUALE. DA VEDERE
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CHIUSI – Ho visto un film, anzi due, che consiglio vivamente. Il primo è No Other Choise. In italiano “Nessun’altra scelta” . O, forse più precisamente “Non posso farci niente” o Non posso fare altro”. Si tratta di un film coreano, recentissimo: è del 2025. Forse è il primo film coreano che vedo. Il regista e anche co-produttore si chiama Park Chan-wook e la pellicola è un adattamento cinematografico del romanzo The Ax di Donald Westlake, di fine anni ’90, già portato sul grande schermo da Costa Gavras, uno dei maestri del cinema “impegnato”… Sono andato a vedere No other choise senza saperne niente. Senza sapere che era stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e che è tra i candidati all’Oscar. Mi ha lasciato folgorato. Perché una denuncia così forte e radicale alla ferocia del capitalismo e per essere più precisi del capitalismo del terzo millennio, era un bel po’ che non la trovavo in un film.E’ la storia minima di un lavoratore, un operaio di una industria cartaria, che dopo 25 anni di onorato servizio e premi di produzione, si ritrova di punto in bianco ad essere una “testa tagliata”. Licenziato come molti suoi colleghi dalla nuova proprietà americana che ha rilevato l’azienda. Senza rivelare troppo, perché il film ha anche una trama thriller, dico solo che racconta non solo l’amarezza e le difficoltà che seguono, sempre, un licenziamento, il cambio di paradigma della vita quotidiana. Ma racconta anche come la ferocia del licenziamento, la competitività portata all’eccesso infischiandosene delle ricadute sociali e umane, può trasformare anche un onesto, tranquillo e bravo lavoratore, in una bestia feroce a sua volta. E può indurre a scelte che uno non avrebbe mai fatto prima, e compie solo perché ritiene di non avere altra scelta…  Ma il film racconta anche come questa trasformazione non ha come esito una ribellione al sistema, il passaggio per esempio ad azioni di rivolta sociale e politica, la vendetta verso i responsabili del dramma, ma finisca per creare un’altra competitività fra simili, fra gente che è sulla stessa barca. E finisca pure per creare consciamente o meno, complicità e omertà, sperando che ciò serva a ritrovare la pace pace familiare e la situazione di tranquillità precedente al crash… C’è l’individualismo che prende il sopravvento sull’azione sociale organizzata. La solitudine che vince sulla collettività, l’io che prevale sul noi… E anche questa è una critica forte al sistema che ha generato tutto ciò…  Nel film ci sono scene crude che contrastano con paesaggi apparentemente tranquilli e anche dialoghi che rendono bene il dramma che una famiglia normale può vivere quando succedono cose del genere.

C’è anche il ritorno alla normalità, ad un nuovo impiego nello stesso settore, ma in un quadro molto diverso, con l’Intelligenza Artificiale che sostituisce e soppianta il lavoro umano con un prezzo pagato molto alto proprio in termini di umanità…

Oggi, mentre chi comanda nel mondo capitalista prova a riscrivere le regole del mondo servendosi anche della forza e della brutalità (si pensi all’operazione militare Usa contro Maduro in Venezuela o all’uccisione a sangue freddo di una attivista 37enne da parte delle squadre speciali anti immigrati a Minneapolis, o alla tragedia di Gaza nel silenzio generale verso Netanyahu cui tutto sembra concesso), un film come No other choise ci ricorda che il capitalismo e il liberismo sfrenato non sono il migliore dei mondi possibili e possono generare mostri, né più né meno delle autocrazie… Che ci piaccia o no.

Il secondo film è Father, Mother, Sister, Brother di Jim Jarmush. In italiano: Padre, madre, sorella e fratello. Una pellicola ancora più “minimal” come trama, nonostante la presenza di attori conclamati come Cate Blanchet (quasi irriconoscibile), Charlotte Rampling e Tom Waits. Un’ora e mezzo e tre storie diverse in cui non succede assolutamente niente. Ma è un “niente” che dice molto, anzi moltissimo sulla società attuale, sui rapporti familiari sfaldati, su familiari che si vedono poco, quasi mai, e che fanno fatica a parlarsi. Che non si conoscono e accettano l’incomunicabilità come un fatto ineluttabile. In sottofondo ci sono delle “sorprese” che affiorano più o meno evidentemente, ma c’è anche la tendenza (diffusissima) delle persone a far finta di non vederle. A rimanere sul vago, a sorvolare. A non insistere. A non scavare più a fondo. 

E anche questo film, come l’altro citato in precedenza, la dice lunga su una società, la nostra, quella “occidentale”, che è più apparenza che sostanza. E che è uguale negli Usa, in Francia o in Inghilterra… O in Italia. Nel racconto c’è la visita al padre solo e malmesso (almeno così si ritiene) da parte di due figli che hanno le loro vite, più risolte, ma anche quelle piene di falle; c’è il classico pranzo domenicale a casa di mamma di due figlie diverse e lontanissime anche fra loro, con la difficoltà a scambiare due parole che non siano sulla pietanza portata a tavola; c’è il rito, spesso doloroso, del rilascio o abbandono dell’appartamento dei genitori morti, dei quali si sapeva poco o nulla e si scoprono verità mai sapute, che però vengono lasciate lì, accatastate alla rinfusa insieme agli oggetti riposti in un garage in attesa di disfarsene…

Da vedere senz’altro anche questo, perché è una fotografia nitida di molte delle nostre vite… 

M.L.

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