DUE ALBERGHI DI CHIANCIANO FINITI IN UNA INCHIESTA ANTIMAFIA. ALLARME DEL SENATORE PD, WALTER VERINI

mercoledì 07th, gennaio 2026 / 19:06
DUE ALBERGHI DI CHIANCIANO FINITI IN UNA INCHIESTA ANTIMAFIA. ALLARME DEL SENATORE PD, WALTER VERINI
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Tra i quindici condannati nel processo “Default”, celebrato a Messina e conclusosi con la sentenza di primo grado, figurano anche marito e moglie due coniugi che nel 2019 risultavano proprietari di due alberghi a Chianciano Terme, poi finiti sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta.

la notizia l’ha data la Gazzetta del Sud: si tratta dell’imprenditore Francesco D’Amico, messinese, ex proprietario del Jolly Hotel di Messina, e della moglie Paola Isidori, chiancianese, condannati rispettivamente a 5 anni e 2 mesi e 4 anni e 8 mesi di reclusione. La coppia, che vive a Chianciano Terme, era proprietaria anche di due hotel nella città termale della Valdichiana.

L’inchiesta, denominata “Default”, ha portato alla luce un sistema strutturato per svuotare società in crisi prima del fallimento, sottraendo risorse ai creditori e al fisco. Al centro dell’organizzazione, secondo i giudici, un avvocato e un commercialista considerati i capi promotori dell’associazione e condannati rispettivamente a 9 anni e 6 mesi e 9 anni di carcere.

Il meccanismo prevedeva l’utilizzo di prestanome, false operazioni contabili e trasferimenti di beni, tra cui anche strutture alberghiere. In questo contesto si inserisce la vicenda dei due hotel di Chianciano Terme, che all’epoca delle indagini risultavano riconducibili a D’Amico e Isidori e furono sottoposti a sequestro preventivo.

Complessivamente il tribunale di Messina ha inflitto 15 condanne per reati che spaziano dalla bancarotta fraudolenta al riciclaggio, dall’autoriciclaggio alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Oltre alle pene detentive, sono state disposte interdizioni dai pubblici uffici e inibizione all’esercizio di attività imprenditoriali, anche nei confronti dei coniugi legati alle 2 strutture di Chianciano.

L’inchiesta riapre temi più volte affrontati anche su queste colonne, e cioè quello delle infiltrazioni malavitose in territori considerati “tranquilli” e quello della gestione non sempre trasparente di strutture alberghiere e turistiche. Ma spesso anche aziende agricole, cantine, ecc.

Tema che ovviamente non riguarda solo Chianciano Terme, ma che negli anni ha riguardato anche altri comuni della provincia di Siena (Chiusi, per esempio, e poi Monteroni d’Arbia, Piancastagnaio, Sinalunga, Montepulciano, Radda in Chianti , Radicofani, Colle Val d’Elsa, Monteriggioni). Ma, naturalmente, il problema in Italia è molto diffuso.  E’ di ieri l’appello lanciato dal senatore umbro Walter Verini, capogruppo Pd nella Commissione Parlamentare Antimafia, per la zona dell’agro Pontino, nel Lazio:  “La situazione nella zona del Pontino e del basso Lazio, in diverse zone del litorale, è di vera emergenza-criminalità. Una situazione che peggiora di giorno in giorno. Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, inchieste per scambi politico-mafiosi, narcotraffico, estorsioni, collusioni tra politica, imprenditoria e clan camorristici: queste cose rappresentano un allarme vero, una seria emergenza democratica e sociale”, scrive Verini, il quale aggiunge: “Come PD anche alla vigilia di Natale abbiamo chiesto di nuovo che la Commissione Antimafia compia una missione in quei territori, per tenere accesi i fari, per sostenere l’impegno di magistratura, Polizia, Carabinieri e Finanza. Per sostenere l’impegno delle forze dell’antimafia sociale e dell’informazione. La proposta è stata accolta: torniamo a chiedere perciò che la missione si svolga subito, nei prossimi giorni. Non sarà certo un segnale della Commissione Antimafia a risolvere tutti i problemi, ma non darlo al più presto sarebbe grave e colpevole”, conclude il senatore Pd.

A proposito di mafia, proprio ieri, 6 gennaio, ricorreva il 46esimo anniversario dell’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, un omicidio eccellente, che anticipò quelli di Pio La Torre e dei giudici Falcone e Borsellino, tutti vittime della mafia, ma non solo, anche di un sistema di collusioni e intrecci tra mafia, politica, economia e poteri occulti come certe logge massoniche segrete nelle quali sedevano insieme politici, professionisti, imprenditori e capimafia. Per la cronaca Mattarella fu ammazzato mentre andava a messa, perché voleva rompere quel sistema di intrecci e stava lavorando, nel solco della linea di Aldo Moro, ucciso un anno e mezzo prima, per un accordo strategico tra la Dc e il Partito Comunista di Berlinguer. Era considerato il possibile erede di Moro anche a livello nazionale.

Sono passati quasi 50 anni, adesso le mafie ammazzano un po’ meno, ma si “infiltrano” come allora nell’economia, tengono rapporti con politici e amministratori, rilevano aziende, investono in settori chiave come quello dei rifiuti, dell’acqua, delle energie rinnovabili. E, come segnala il senatore Verini e come si legge nei report sull’inchiesta “Default” citata all’inizio, si servono di prestanome e di figure border line bene inserite nei territori. Le inchieste giudiziarie che portano alla luce situazioni del genere sono frequenti. Così come sono piuttosto frequenti servizi giornalistici di giornali locali o trasmissioni televisive come Report o Le Iene. E non è infrequente che gli autori vengano minacciati o siano oggetto di atti intimidatori come è successo al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, uno che però sta sulle palle anche al potere costituito, ministri, sottosegretari e capi di partito compresi.

Nella foto (di repertorio): una vecchia immagine di Chianciano dei tempi d’oro

 

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