CHIUSI, LA TOMBA MAI TROVATA: SABATO 24 SI TORNA A PARLARE DEL MAUSOLEO DI PORSENNA
CHIUSI – Se ne parla da 2100 anni, dai tempi di Marco Terenzio Varrone, letterato e agronomo romano nato nel 116 a.C e l’argomento fu ripreso e rilanciato (si direbbe oggi) da Plinio il Vecchio, filosofo, naturalista e comandante militare, sempre dell’antica Roma, morto durante l’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano nel 79 d.C.
Ma in più di 2000 anni nessuno lo ha mai trovato, né sono state individuate tracce. E’ sempre rimasto un “mito”. E non è che non sia stato cercato. Ci hanno provato in tanti e qualche suggestione è pure uscita fuori, nei secoli, ma niente di concreto. Di cosa parliamo? del Mausoleo di Porsenna. Ovvero la tomba del leggendario lucumone etrusco di Chiusi che giunse a sfidare la nascente potenza di Roma e se non fosse stato per Orazio Coclite, chissà come sarebbe finita la storia…
Sabato 24 gennaio il Mausoleo di Porsenna sarà oggetto di un incontro sul tema. L’occasione è la presentazione del libro “La Tomba di Porsenna – Il labirinto italico tra mito e ricostruzioni” di Fabio Colonnese. Dialogheranno con l’autore l’assessore Mattia Bischeri che anche archelogo, il direttore del Museo Fabrizio Vallelonga e Giulio Paolucci, direttore del Museo Civico delle Acque di Chianciano Terme. L’iniziativa si terrà nella dependance del Museo Nazionale (ex casa del fascio) alle ore 17,00.
Il mausoleo di Porsenna è un edificio leggendario che si troverebbe “sub urbe Clusio”, cioè sotto la città di Chiusi, secondo Varrone, o almeno secondo quanto Plinio il Vecchio attribuisce a Varrone.
«È opportuno far menzione di quello italiano che si fece costruire il re dell’Etruria Porsenna per usarlo come sepolcro, e insieme perché si possa dire che gli italici sono superiori ai re stranieri anche in vanità. Siccome la sua favolosa grandiosità eccede ogni limite, ci serviremo, nel descriverlo, delle parole di Marco Varrone: «Il re venne sepolto presso la città di Chiusi, in un luogo in cui ha lasciato un monumento di forma quadrata fatto di blocchi di pietra squadrati: ogni lato è lungo trecento piedi ed alto cinquanta. All’interno di questa pianta quadrata si sviluppa un labirinto inestricabile, costruito in modo tale che se qualcuno vi si introducesse senza un gomitolo di filo non riuscirebbe più a ritrovare l’uscita. Al di sopra di questa base quadrata si elevano cinque piramidi, quattro agli angoli ed una centrale, che sono larghe alla base settantacinque piedi ed alte centocinquanta; come coronamento, hanno sulla punta un disco di bronzo e un unico baldacchino ricurvo che si sovrappone a tutte e cinque e alla quale stanno appese, rette da catene, delle campanelle (quando il vento le agita, diffondono il loro suono a grande distanza, come un tempo succedeva a Dodona); al di sopra di questo disco stanno quattro piramidi alte ciascuna cento piedi, e sopra di esse un’unica piattaforma con cinque piramidi». Di queste ultime Varrone ebbe pudore a dichiarare l’altezza: fantasiose tradizioni etrusche dicono che questa altezza sarebbe stata pari a quella del resto dell’edificio. Fu una vana follia, aver cercato la gloria con una spesa che non sarebbe servita a nessuno, e aver stremato per di più le forze del regno – col risultato che la gloria maggiore andò poi all’architetto.» (Gaio Plinio Secondo, Naturalis historia, xxxvi.19.91-93)
Che una costruzione del genere possa o potesse trovarsi “sub urbe Clusio” cioè nel sottosuolo della città di Chiusi è alquanto improbabile. Come è improbabile che il dedalo di cunicoli sotterranei oggi in parte visitabili, siano effettivamente il “labirinto di Porsenna” e non piuttosto una rete sotterranea creata a scopo di difesa e di drenaggio, canalizzazione e raccolta delle acque. Ma quel “sub urne Clusio”, secondo alcuni storici potrebbe significare anche a valle della città di Chiusi o “dinanzi a Chiusi”. E qui fra le suggestioni che via via si sono affacciate c’è quella che il Mausoleo gigantesco potesse trovarsi fuori dalle mura. Sotto un ipogeo o addirittura sotto il Monte Cetona che si trova a sud in faccia alla città. Anche di recente, negli anni ’90, questa ipotesi tornò alla ribalta, ma senza particolari risultati. Se non la pubblicazione di un albo di… Topolino, con il famoso Miky Mouse detective alla ricerca della tomba perduta. Su primapagina (allora ancora di carta) uscì una sorta di saga intitolata “Porsenneide”.
Si disse che alcune grosse pietre squadrate trovate nella zona della cartiera di Sarteano, sulla antica via che portava a Chiusi, potevano essere dei residui del mitico mausoleo. E si disse, in altra occasione, che la Tomba del Lucumone avrebbe potuto trovarsi sotto l’ipogeo di Poggio Gaiella, una collina poco fuori la città di Chiusi, dalla parte opposta rispetto al monte Cetona, verso il lago, questo perché quella colina è in realtà un grosso ipogeo scavato all’interno, con una serie di tombe e cunicoli che fanno pensare ad un labirinto… Ma anche in questo caso evidenze concrete dell’esistenza del Mausoleo neanche l’ombra. Solo suggestioni e ricostruzioni fantasiose, per la verità, mai avallate dagli studiosi. L’archeologo chiusino Giulio Paolucci, direttore del Museo di Chianciano, che interverrà sabato 24, su questa ipotesi ne sa certamente più di tutti perché partecipò agli scavi negli anni ’80, con la direttrice del Museo nazionale Anna Rastrelli e buona parte dei terreni della zona di Poggio Gaiella appartenevano alla sua famiglia.
Nella zona intorno a Chiusi, da Villastrada a Città della Pieve, da Sarteano a Chianciano, da La Foce al Bagno Grande di San Casciano è stato trovato di tutto: tombe dipinte e piene di arredi funerari, fornaci per la produzione di ceramiche e tegole, luoghi di culto e di cura. Migliaia di reperti che testimoniano l’epoca etrusca e quella romana e anche l’epoca di passaggio da una civiltà all’altra con oggetti e iscrizioni in alcuni casi bilingue… Del Mausoleo però neanche un mattone o uno dei “campanelli” citati da Varrone.
Se davvero la costruzione fosse stata delle dimensioni sottolineate dallo scrittore romano, dimensioni tali da indurlo a non indicarle con precisione per non sfigurare di fronte a tanta magnificienza, qualche frammento sarebbe stato probabilmente trovato. Come sono state trovate le statue del Bagno Grande o le Tombe dipinte. Però la suggestione rimane viva. Il mito non muore. E forse c’è ancora chi il Mausoleo lo cerca ancora, sperando nel colpo di fortuna della vita. Perché a cercarlo non ci hanno provato solo gli archeologi, ma anche torme di tombaroli che almeno dai primi del ‘700 fino alla fine del ‘900 hanno scandagliato il territorio intorno e “sotto” la città di Chiusi palmo a palmo, prima usando il classico “spillone”, poi con l’ausilio di strumenti più moderni, dal metal detector a più sofisticati sistemi di rilevazione computerizzati, senza escludere voli a bassa quota con aerei leggeri o elicotteri per individuare dall’alto eventuali “chiazze” di colore diverso nei prati erbosi o campi coltivati, dovute a vuoto sottostante e ad un differente drenaggio dell’acqua.
Molti, con i reperti della zona di Chiusi, hanno costruito vere e proprie fortune e messo in piedi collezioni private poi cedute a musei di tutto il mondo. Ogni tanto qualcosa viene ritrovata anche nel “mercato clandestino” e recuperato ai beni dello Stato.
Il “Santuario ritrovato” di San Casciano Bagni costituisce senza dubbio la scoperta più sensazionale e rilevante, per quantità e tipologia del sito e dei reperti (luogo per vivi e non per morti) degli ultimi 50 anni almeno. E una delle più importanti mai fatte. In questo territorio, più sensazionale potrebbe essere forse solo la scoperta del Mausoleo di Porsenna. Con il suo labirinto, le sue guglie, i suoi campanelli…
m.l.











Sono stato da sempre affascinato dalla civiltà etrusca e soprattutto dalle sue leggende che riguardano Chiusi perchè è questo un territorio attiguo a quello ove sono nato (Moiano) e che quindi è stato un territorio segnato dalle stesse vicissitudini storiche dell’epoca di cui si parla.Nei luoghi attigui che tu Marco hai citato quando hai parlato del Monte Cetona, Sarteano, Villastrada ecc. ecc. forse ha dimenticato di sottolineare una cosa secondo me importante e che non sò se gli archeologi nella loro quasi secolare ricerca abbiano con precisione considerato che è quella che proprio Varrone ( mi sembra fosse lui ) che scrisse che la Tomba di Porsenna sorgeva in un luogo dal quale si potevano vedere i due laghi: quello di Chiusi ed il Trasimeno. Certo, da molti di quei luoghi si possono scorgere i due specchi d’acqua, ma se consideriamo il tempo trascorso di 2500 anni, il territorio sicuramente è cambiato grandemente nella sua morfologia e quindi dal momento che
i movimenti delle colline certamente non procedono dal basso verso l’alto ma al contrario a causa della pioggia, del vento e delle intemperie,
tale luogo -se esistesse – forse potrebbe essere non dalla parte di una conformazione petrosa e dura e resistente alle intemperie del tempo come possa essere la montagna di Cetona e limitrofi( Sarteano, Chianciano ecc.), poichè quel terreno secondo il mio giudizio ed anche la mia fantasia ( ce ne vuole tanta lo ammetto….) potrebbe invece riguardare i luoghi a cavallo delle colline che ho citato prima da dove si sarebbe potuto scorgere i due laghi (semprechè anche Varrone non si sia divertito a fantasticare per i posteri… ). Comunque sia una costruzione di tale dimensione nei secoli – od almeno i suoi resti – dovrebbero essere nel secoli passati stata individuata perchè le ricerche comunque almeno da qualche secolo da diversi archeologi e studiosi sono state pensate e messe in atto, soprattutto nell’800 attorno Chiusi. Il motivo che ho detto non credo che possa essere con ragionevolezza scartato se si volesse dare alla fantasia un contenuto tendenzialmente realistico e quindi fornirlo di un cero grado di attendibilità. Ci fu un tempo qualche decade addietro che molti pensavano che fosse individuato in Poggio Gaiella ma credo che anche quella ricerca sia rimasta solo una ricerca con nulla di concreto. Forse oggi si mangerà le mano lo spirito d Muzio Scevola quando di certo penserà che se fosse stato più attento a colpire,quella notte nei pressi del Ponte Sublicio il corpo di Porsenna sarebbe stato forse portato via dalle acque del Tevere e non avrebbe avuto sepoltura e forse nemmeno tale storia narrata da Varrone avrebbe visto la luce, perchè chi ci ”rimise la pelle” fu una delle guardie del Locumone di Chiusi che dormiva accanto a lui.Questo per dire semplicemente senza arrampicarsi sugli specchi che talvolta la vita è solo questione di culo: o ce l’hai o te lo fanno…