CHIUSI, DUE INIZIATIVE AL CULSANS: SALA GREMITA PER SILVIA FRASSON E PER IL DOCU FILM SU GAZA

sabato 10th, gennaio 2026 / 12:23
CHIUSI, DUE INIZIATIVE AL CULSANS: SALA GREMITA PER SILVIA FRASSON E PER IL DOCU FILM SU GAZA
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CHIUSI – Giornata piena, quella di ieri al Centro Giovani Culsans di via Leonardo da Vinci a Chiusi Scalo. Due iniziative interessanti. Nel tardo pomeriggio la nostra redattrice Paola Margheriti ha intervistato l’attrice-autrice di teatro Silvia Frasson, chiancianese di nascita, chiusina di adozione, ma ormai artista professionista con particolare predilezione per il teatro di narrazione. Per lo più su temi forti, anche scabrosi, in ogni caso difficili da digerire: la malattia, la morte che si avvicina, l’affido dei minori, la donazione degli organi, la guerra… Questa sera al Teatro Caos di Chianciano presenterà “Poveri noi”, testo suo, che racconta proprio l’assurdità e la ferocia della guerra con gli occhi di una bambina di 12 anni che nel ’44-45 si trovò in mezzo alla bufera nel modenese… Una storia vera riportata a monologo. Silvia Frasson ne ha parlato, senza spoilerare troppo, così come ha parlato dei suoi esordi, degli ostacoli che ha incontrato, della scuola Paolo Grassi di Milano che ha frequentato, dei meccanismi che regolano il mondo teatrale italiano…Una eccellenza di questo territorio che tra l’altro viene sempre volentieri a recitare nel territorio e che propone un teatro non facile, ma quasi sempre di produzione propria, che tende a portare sul palcoscenico la vita vera, anche coi suoi lati complicati. E questo forse è il valore aggiunto delle “narrazioni” di Silvia Frasson, che non sono comizi, né orazioni civili, quanto piuttosto riflessioni a voce alta e racconti molto intimi sul bene e il male di questo mondo in cui è sempre più difficile riconoscersi. Per noi di primapagina, che ci dilettiamo a fare teatro di narrazione da dilettanti, per mantenere viva la memoria e per conoscere meglio il territorio, i lavori di Silvia Frasson, ovviamente più professionali, sono motivo di interesse e di curiosità. Sempre.

La seconda iniziativa tenutasi a seguire, dopo le 21,00, è stata la proiezione di “Gaza: doctors under attack”, un docu-film girato in presa diretta a Gaza, tra le macerie degli ospedali e delle strutture sanitarie bombardate e assaltate dai soldati dell’IDF, l’esercito israeliano. Un racconto crudo, tristissimo sull’attacco sistematico di Israele alla sanità palestinese e agli operatori sanitari, non solo uccisi dai raid e dai bombardamenti, ma anche arrestati, torturati, fatti sparire, con l’accusa di essere dei terroristi o dei fiancheggiatori dei terroristi, in realtà per privare i civili palestinesi di ogni possibilità di cura e assistenza. Il filmato,  patrocinato dall’associazione Sanitari per Gaza e ieri sera l’operatore Marco Vecchiatini di Anghiari ha anche raccontato a margine della proiezione alcune storie e ha invitato i presenti, peraltro numerosi, ad andare il 16 gennaio prossimo a l’Aquila, per assistere e manifestare in concomitanza con il processo in Corte d’Assise all’attivista palestinese Anan Yaeesh, membro della Brigata di Tulkarem in Cisgiordania, arrestato nel gennaio 2024.

Può sembrare paradossale, ma sarà la sentenza del 16 a stabilire se sia legittima o meno la resistenza armata a un paese occupante e se si possano considerare civili dei coloni che prendono possesso di territori altrui, difendendoli attraverso presidi militari ed effettuando nuove offensive armate.

Gli imputati nel medesimo processo sono 3. E rischiano rispettivamente 12, 9 e 7 anni di reclusione. A differenza di Yaeesh che è effettivamente un militante palestinese, potremmo usare tranquillamente la parola partigiano, gli altri due sono semplicemente dei civili accusati di solo sulla base dei rapporti che intrattenevano con Yaeesh. La presenza numerosa a L’Aquila potrebbe servire a far sentire gli imputati meno soli, ma anche a dimostrare che il movimento pro pal che ha riempito le piazze con milioni di persone fra settembre e ottobre, non si è dissolto come sembra, che la resistenza del popolo palestinese, assediato, affamato, lasciato senza aiuti umanitari nelle tendopoli allagate, è la resistenza di tutti ad una narrazione drogata e fasulla che equipara troppo facilmente i resistenti e gli assediati ai terroristi e le posizioni di chi critica le violenze di Israele a posizione antisemite…  La sala gremita di ieri sera al Culsans non ha preso impegni in tal senso, ma secondo noi sarebbe opportuno andarci e andarci in parecchi a L’Aquila.

Detto questo la buona partecipazione dimostra che la soglia di attenzione verso la tragedia di Gaza e dei palestinesi non si è del tutto abbassata. Un flash mob o la proiezione di un docufilm spostano poco, e non cambiano la situazione, ma servono ugualmente a tenere accesi i riflettori. E anche questo alla fine conta, anche se tutti abbiamo la sensazione deprimente dell’impotenza e dell’inefficacia di fronte al genocidio sistematico (che non è finito con il cessate il fuoco) e alle violazioni continue del diritto internazionale e delle regole di civiltà.

La partecipazione numerosa anche alla conversazione con Silvia Frasson, partecipazione di persone non proprio da “centro giovani” dimostra che di una sala pubblica per conferenze, incontri, reading ecc. a Chiusi Scalo c’è assolutamente bisogno. I ragazzi hanno il Culsans, serve una cosa simile per chi ha più di 15 anni. magari con qualche posto in più…

 

 

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