ATTACCO USA AL VENEZUELA. ANCHE IN QUESTO CASO C’E’ UN AGGREDITO E UN AGGRESSORE

sabato 03rd, gennaio 2026 / 17:12
ATTACCO USA AL VENEZUELA. ANCHE IN QUESTO CASO C’E’ UN AGGREDITO E UN AGGRESSORE
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Quelli che vedete nella foto non sono i botti di Capodanno. Sono esplosioni. Da bombardamento. Alle 2 di questa notte, ora di Caracas (le 7 del mattino da noi) gli Stati Uniti hanno lanciato un’offensiva aerea sulla capitale del Venezuela colpendo, in particolare, una serie di obiettivi strategici (Fuerte Tiuna, principale base militare aerea nel distretto della capitale; le notizie diffuse parlano anche dell’uccisione del ministro della Difesa).
Fonti USA hanno comunicato anche l’arresto, nella notte, del presidente Maduro e della moglie e il loro già avvenuto espatrio.
L’operazione – dicono fonti Usa – “è stata decisa e approvata dal presidente Trump”,  che ha agito senza nessuna dichiarazione di guerra e al di fuori di ogni regola del Diritto Internazionale.
Per tre anni, ormai quasi 4, la stampa mainstream e i governi occidentali, compreso quello italiano e comprese anche alcune forze di opposizione, ci hanno raccontato, riguardo alla guerra in Ucraina, che lì c’è un aggredito e un aggressore e che il “mondo libero e liberale” deve mandare armi e aiuti all’aggredito. Cioè all’Ucraina. Anche a Gaza e in Cisgiordania c’è un aggredito e un aggressore, ma lì le armi i governi occidentali le mandano all’aggressore, cioè a Israele.
Ora il Venezuela. E’ del tutto evidente che anche in questo caso c’è un aggressore e un aggredito.  C’è uno Stato che decide, da solo e come  gli pare, di bombardare un altro Stato sovrano e di arrestare e sequestrare il suo presidente e la moglie, prelevati nel cuore della notte, da una task force di Marines, come nei film con Robert Redford…
Se si usasse lo stesso metro di giudizio e di azione, bisognerebbe mandare subito aiuti e armi al Venezuela, attaccato come l’Ucraina, da una “potenza straniera”. La scusa di Putin era (ed è) quella di “denazificare” l’Ucraina e impedire l’installazione di basi Nato ai propri confini; la scusa di Trump è quella della guerra al narcotraffico. Ma la sostanza è più o meno la stessa. Mettere le mani non solo su un Paese considerato ostile, ma molto ricco di materie prime. Più o meno, perché per quanto riguarda il Venezuela non c’è neanche l’appiglio che poteva avere la Russia, della guerra pregressa scatenata dal governo ucraino contro le popolazioni russe o russofone del Donbass dal 2014… E le due situazioni non sono molto diverse da ciò che Israele sta facendo nella striscia di Gaza e in Cisgiordania.
Trump si comporta insomma come se fosse non il presidente pro tempore (per 4 anni) di una di una grande democrazia costituzionale, ma un imperatore, tipo Carlo V, che forse nel ‘500 ci andava anche più cauto, o Napoleone…
Putin è considerato universalmente un autocrate, un politico senza scrupoli con manie di grandezza e mire imperialiste, uno che fa ammazzare gli oppositori (vedi Nalvalny, vedi Ana Politkovskaia…). Trump invece è amico di tutti, anche di quelli che erano amici di Putin, un po’ come Netanyahu a cui tutto è permesso, non solo massacrare i palestinesi, ma anche attaccare l’Iran, per gli stessi motivi per cui Trump attacca il Venezuela.
Secondo la medesima logica la Spagna di Pedro Sanchez, considerando il governo italiano non affine ideologicamente e politicamente, potrebbe decidere di bombardare Grosseto, Ladispoli o La Maddalena…
E in ogni caso è legittimo andare a bombardare e sequestrare i presidenti di qualsiasi Stato considerato canaglia? Quanti sono gli stati canaglia nel mondo?
Al netto di quel che si può pensare di Maduro e del suo regime in Venezuela o dell’Iran degli Ayatollah, la verità è che Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare non due paesi che li minacciano, ma due Paesi che hanno cacciato via le imprese petrolifere straniere. Le multinazionali. E’ bene ricordare che il Venezuela è il primo produttore di petrolio al mondo e l’ottavo produttore di gas. L’Iran possiede la seconda riserva al mondo di gas naturale (la prima ce l’ha la Russia) e la quarta di petrolio.  Quindi è lecito e naturale pensare che l’attacco al Venezuela da parte degli Usa e la costante pressione di Israele sull’Iran facciano parte di un piano per accaparrarsi quelle risorse, non certo per “esportare democrazia”. E c’è chi fa notare (ma lo abbiamo scritto tante volte) che anche davanti alle coste di Gaza, dove Trump vorerebbe costruire un un paradiso per le vacanze, c’è molto gas.

Le stesse autorità venezuelane hanno subito denunciato che  “il vero obiettivo dell’aggressione Usa è nella volontà di controllo sulle enormi risorse petrolifere del Paese” e Gianni Cuperlo (Pd) scrive che Trump “vuole sottrarre il Venezuela alla doppia influenza russa e cinese (in atto da tempo). Torniamo in gran fretta alla logica del “cortile di casa” e a un mondo dove guerre (preventive, d’interesse, esistenziali…) tornano a dominare il panorama globale in una completa paralisi e impotenza delle istituzioni multilaterali. Penso che quanto si sta consumando in queste ore (e minuti) vada condannato con la massima fermezza”, scrive Cuperlo. Ma nessuno lo ha fatto tra quelli che contano.

E’ vero, come dice Cuperlo che gli Usa considerano tutto il continente americano “roba loro” e loro “sfera di influenza”. Lo teorizzano dal 1823 (dottrina Monroe) e finora hanno sempre agito quando e come hanno voluto, con colpi di stato organizzati e sostenuti dalla Cia, attacchi militari, sostegno a governi fantoccio o reazionari al soldo della multinazionali, sanzioni, embargo ecc. Non si sono fatti mancare niente.

Marcello Veneziani, intellettuale notoriamente di destra non si unisce al coro di chi esulta per la cattura di Maduro:  “No, non è accettabile che uno Stato intervenga violando la sovranità territoriale, nazionale, politica di un altro Stato. Indipendentemente dal giudizio che si può avere sul Venezuela di Chavez e di Maduro. Non è accettabile che si possa impunemente violare il diritto internazionale, che uno Stato si arroghi il diritto supremo di giudicare altri stati e altri popoli, di violare i territori e arrestare i capi di un regime. E resta inaccettabile che un singolo stato sovrano decida quando intervenire e quando invece non farlo davanti a palesi crimini di altri paesi. Se migliaia di palestinesi possono essere uccisi e una decina di manifestanti in Iran no, se Stati canaglia pro-Usa (es. in Medio Oriente) possono impunemente durare nel sopruso e altri come il Venezuela no, allora accettiamo l’idea che la forza prevalga sul diritto. E allora la Russia, la Cina, la Corea, la Nigeria, ecc. potranno decidere esattamente come gli Usa o Israele di attaccare, violare, deporre e disporre secondo la propria volontà. E dire che Trump si era presentato come allergico all’interventismo (finto) umanitario dei dem”…
Il presidente dell’ONU Guterres afferma che “l’attacco Usa al Venezuela crea un precedente pericoloso”. Il Venezuela chiede riunione del Consiglio di Sicurezza. Trump annuncia che Maduro e la moglie saranno condotti e processati a New York. Sulla base di cosa non lo ha spiegato. La situazione è in evoluzione.
Tornando al Venezuela, va anche ricordato che nel paese vive una numerosa comunità italiana: 160 mila italiani residenti e più di 1 milione e mezzo i venezuelani con origini e ascendenze italiane. Uno, Alberto Trentini, detenuto perché sospettato di spionaggio. Sarà liberato, adesso?
La Repubblica del Venezuela si definisce “bolivariana”, dalla figura di Simòn Bolivar, eroe dell’indipendenza nazionale di inizio 800, che molti in Sudamerica e nello stesso Venezuela accostano a Giuseppe Garibaldi, che è celebrato come rivoluzionario e simbolo di emancipazione e libertà. Il Governo Italiano cosa farà? I media riferiscono che Giorgia Meloni è in contatto con il ministro degli esteri Tajani e sta seguendo la situazione, ma a 10 ore dall’attacco Usa non ha ancora espresso una posizione. Ma, siccome c’è un aggredito e un aggressore…
m.l. 
Nella foto (Rivista Italiana Difesa): il bombardamento aereo su Caracas, alle 7 di questa mattina. 
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