CHIUSI, IL CARDINALE E IL GIORNALISTA: DISARMIAMO ANCHE IL VOCABOLARIO

venerdì 16th, gennaio 2026 / 10:58
CHIUSI, IL CARDINALE E IL GIORNALISTA: DISARMIAMO ANCHE IL VOCABOLARIO
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CHIUSI – Trovarsi in un Teatro Mascagni gremito fino al loggione per un incontro in cui si parlava di guerra e pace è stata una buona sensazione. E già questo, in tempi grami e bellicosi come gli attuali, non è poco. Evidentemente il bisogno di iniziative del genere c’è. E la gente lo avverte. Dunque partecipa. L’iniziativa era della Diocesi di Montepulciano Chiusi e Pienza, della libera Università Lubit ed aveva il patrocinio del Comune di Chiusi. Il pubblico, numeroso, non era fatto però solo di cattolici. Nella zona ci si conosce tutti e di volti più o meno noti della sinistra, dei movimenti pro pal, di quella che si può definire l’intellighenzia laica e progressista ce n’erano parecchi.

A confrontarsi dal tavolo posto non sul palco, ma davanti alla platea, due figure di spicco: il giornalista e vero e proprio guru sui temi della geopolitica Lucio Caracciolo, direttore di Limes e spesso ospite di Lilli Gruber in Tv e il cardinale Augusto Paolo Lojudice, vescovo della diocesi di Montepulciano Chiusi e Pienza e arcivescovo di Siena.

Ad essere sinceri il confronto non ha mantenuto le attese. Non del tutto almeno. E’ rimasto un po’ troppo “sospeso” a mezz’aria, senza entrare mai nello specifico delle crisi in atto, dall’Iran all’Ucraina, da Gaza al Venezuela, alle mire di Trump sulla Groenlandia…

E se Lucio Caracciolo ha comunque offerto analisi lucide e anche impietose sullo stato delle cose e sugli equilibri internazionali, su un nuovo ordine mondiale che sta rapidamente superando e mettendo in soffitta tutte le certezze del passato, anche quelle nate dalla seconda guerra mondiale e poi dalla guerra fredda, sull’inconsistenza dell’Europa e delle leadership europee, compresa quella italiana, il cardinale Lojudice è apparso, almeno a noi, ma crediamo no solo a noi, meno incisivo rispetto ad altre occasioni; non ha mai messo i piedi nel piatto e si è mantenuto per lo più sul piano teologico. In sostanza ha parlato quasi esclusivamente al suo popolo, alla comunità dei fedeli più che alla platea che aveva di fronte. Però ha citato la pace disarmata e disarmante evocata da Papa Leone appena dopo l’elezione, ed ha anche citato più volte Papa Francesco (e questo è stato notato da molti). Ha auspicato un ritorno al dialogo, alla diplomazia, abbandonando la logica delle armi e la logica del più forte. Non è sceso nel dettaglio delle singole situazioni di crisi, ma il messaggio che ha lanciato, anche in modo un po’ criptico o più criptico del solito, è chiaro: la guerra non è mai una soluzione. E la pace si fa trovando un equilibrio con il nemico, non con il riarmo e la paura. E la pace si costruisce disarmando anche la comunicazione, anche il vocabolario. E cercando di capire le notizie, sforzandosi di discernere il vero dal fasullo, la politica dalla propaganda. 

Lucio Caracciolo ha spiegato bene che il mondo fin qui conosciuto non c’è più. Che l”Europa e anche l’Italia dovranno cominciare a fare i conti con questa nuova realtà, cioè con il fatto che non avranno più l’ombrello americano a protezione. Che se finora per 80 anni c’è sempre stato lo zio d’America a dirci cosa dovevamo fare, d’ora in poi dovremo arrangiarci da soli… Ha spiegato bene che il confronto vero (in tutte le crisi in atto) è tra Usa e Cina.. E che in una logica di “sfere di influenza” delle tre superpotenze (Usa, Cina e Russia), l’Europa rischia di rimanere stritolata e condannata all’inconsistenza. Ha spiegato che è vero che il diritto internazionale viene sistematicamente violato (da Putin, da Trump, da Netanyahu…), ma ciò avviene perché un diritto per sussistere ha bisogno che si sia qualcuno che lo fa rispettare e che sanziona chi lo disattende. E oggi questo qualcuno non c’è. Ha aggiunto Caracciolo che nel prossimo decennio vede altri conflitti (“spero non mondiali”) che coinvolgeranno in un modo o nell’altro le grandi potenze, potenze che stanno vivendo tutte profonde crisi interne e debbono rispondere alle pulsioni delle proprie società. Insomma le guerre possono essere viste come un diversivo o una soluzione, per l’industria, per il mercato…

Osservando il teatro gremito il direttore di Limes ha notato che il pubblico era costituito per lo più da persone coi capelli bianchi o grigi. Che i giovani erano pochissimi (azzardiamo una quindicina di under 50, non di più, su 300 presenti). A tal proposito ha ricordato che i giovani non partecipano non perché siano distratti o indifferenti, ma soprattutto perché sono pochi, sono meno degli anziani. E questa – ha detto – è anche una ragione per cui un Paese per vecchi come l’Italia dovrebbe rifuggire da ogni velleità o pulsione bellicista. Chi andrebbe a combattere? gli ultra sessantenni?

Ma al di là delle argomentazioni e delle cose dette da Lucio Caracciolo e dal cardinale Lojudice, l’importanza dell’iniziativa di ieri al Mascagni di Chiusi sta tutta nel fatto che c’è stata. E che una istituzione come la Chiesa, anche quella locale (il cardinale Lojudice è esponente di primo piano della Cei, ma è anche il vescovo della diocesi) non si nasconda e, al contrario, ci metta la faccia in prima persona e organizzi un incontro del genere, proprio nelle ore in cui in Iran è in atto una feroce repressione e alcuni Paesi europei hanno cominciato ad inviare soldati (truppe no, qualche soldato, la Germania 1 solo) in Groenlandia per dire a Trump di non tirare troppo la corda, mentre il parlamento ha votato l’ennesimo pacchetto di aiuti all’Ucraina.

Può stupire che sia una Diocesi a farlo e non un partito politico. Non un Comune o l’Unione di Comuni. Ma negli ultimi tempi, se qualche voce autorevole si è levata contro il massacro di Gaza, contro le violazioni del diritto internazionale, sono state voci di esponenti, associazioni, giornali, legati alla chiesa. La politica, tutta, ha balbettato, a volte in maniera imbarazzante, trincerandosi spesso dietro il solito “ma anche…” (ma anche Hamas… ma anche Maduro, ecc…) che ha fatto più danni della grandine.

E’ vero, ci aspettavamo qualcosa in più dal dibattito tra due interlocutori di rilievo. Ma averne di serate così…

Marco Lorenzoni

(foto Diego Mancuso)

 

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