UOMO MORTO SUI BINARI TRA CHIUSI E PONTICELLI. ANCORA UN SUICIDIO. LA VITTIMA AVEVA 41 ANNI

UOMO MORTO SUI BINARI TRA CHIUSI E PONTICELLI. ANCORA UN SUICIDIO. LA VITTIMA AVEVA 41 ANNI
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CHIUSI – Questa mattina il traffico ferroviario sulla Firenze-Roma, sia Direttissima che linea lenta, ha subito prima un blocco pressoché totale, poi forti rallentamenti, con ritardi dei convogli fino a 90 minuti… Ciò è successo perché un macchinista ha intravisto il corpo di un uomo sulla linea, a circa 2 km a sud della stazione di Chiusi, nel territorio di Città della Pieve, dando immediatamente l’allarme per consentire le verifiche del caso e l’intervento dei sanitari e delle forze dell’ordine. Il corpo era senza vita. E non c’era più nulla da fare se non rimuovere il cadavere. Dai primi riscontri l’ipotesi più accreditata è quella di un gesto volontario. Ovvero suicidio. L’uomo sui binari però non sarebbe stato investito da un treno. Trattandosi della linea Direttissima per l’Alta Velocità, se fosse finito sotto un Frecciarossa o un Italo sarebbe stato triturato. Il corpo era integro. Probabile quindi che la vittima sia caduta o più probabilmente si sia gettata dal Cavalcaferrovia che si trova proprio sopra il luogo del ritrovamento, dove sono subito intervenuti la Polfer e i sanitari del 118. Il luogo, come dicevamo è più o meno in località Butarone, tra Ponticelli e la stazione di Chiusi-Chianciano Terme.

Non sono stati forniti dettagli sulla dinamica dell’accaduto, né tantomeno sulle motivazioni del gesto volontario o dell’incidente. Ma si sa che la vittima è un un uomo di 41 anni, A.P. residente a Città della Pieve.

La segnalazione del corpo sui binari è avvenuta intorno alle 9,30 di questa mattina. Il traffico ferroviario è ripreso lentamente a partire dalle 12,00, poi in modo quasi regolare dal primo pomeriggio.

Città della Pieve si trova dunque a piangere un altro morto per probabile suicidio a meno di 20 giorni dal femminicidio-suicidio avvenuto nella frazione di Po’ Bandino il 29 novembre. In quel caso due conviventi di quasi 60 anni, in questo caso un quarantenne. Sempre a Città della Pieve, località Canale, ieri un uomo più anziano ha tentato di togliersi la vita tagliandosi la gola, ma è stato soccorso e salvato.

Un omicidio-suicidio, un probabile suicidio e un tentato suicidio nell’arco di meno di 3 settimane in una cittadina tranquilla, bella, turisticamente appetibile, culturalmente vivace, ma periferica, come Città della Pieve sono uno “score” che neanche nei quartieri più degradati e difficili delle metropoli italiane del nord, del centro e del sud. Ovviamente non c’entra niente Città della Pieve. Non è che nella città del Perugino ci sia un’aria malsana che induce a gesti inconsulti. O ci siano condizioni politico-economico-sociali tali da generare un diffuso male di vivere. Se mai è il contrario. Ma la frequenza e la quantità di fatti del genere, negli ultimi 10-15 anni, è impressionante.

Probabilmente in realtà come Città della Pieve (ma potremmo dire di Chiusi, di Chianciano, di Montepulciano, di Magione…) il disagio individuale, non solo e non necessariamente economico, è più diffuso di quanto si pensi. Le difficoltà relazionali delle persone sono un fenomeno crescente e devastante. La debolezza culturale e caratteriale, l’appiattimento su valori fasulli ed effimeri di alcune generazioni cresciute senza riferimenti forti e fagocitate dai social sono evidenti quanto è evidente la solitudine spesso camuffata, ma generalizzata.

Non è neanche questione di colore politico di chi amministra a livello locale. Il disagio è identico sia dove governa il centro destra che dove governa il centro sinistra e anche dove governano le liste civiche senza bandiera. O battenti bandiera pirata.

Certo, quando succedono fatti devastanti come quello di stamattina sulla linea ferroviaria, la prima regola è quella del rispetto per la vittima, del riserbo e della giusta pietà. Ma a mente fredda, come si fa per i femminicidi, anche il fenomeno dei troppi suicidi va preso di petto e affrontato in qualche modo. Cercare di capire le cause di questo malessere diffuso è un obbligo morale e anche una priorità politica. E’ vero che si tratta di gesti individuali dovuti a problematiche individuali. Ma quando i gesti individuali diventano tanti, troppi, allora è anche un problema collettivo.

m.l.

 

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