STOP RIARMO E SPESE MILITARI: I VESCOVI SCAVALCANO LA SINISTRA

martedì 09th, dicembre 2025 / 12:07
STOP RIARMO E SPESE MILITARI: I VESCOVI SCAVALCANO LA SINISTRA
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Mentre anche la sinistra vota le risoluzioni belliciste e armigere di Lady Europe Von der Leyen; mentre un deputato del Pd (Del Rio) e una folta pattuglia di parlamentari, presentano mozioni per equiparare la critica al governo e all’esercito israeliano per quanto sta facendo a Gaza (anche dopo il cessate il fuoco, che non è cessato per niente) a posizioni “antisemite”, compiendo una evidente forzatura, ancora più stridente di quella con quale il parlamento Europeo equiparò nazismo e comunismo; mentre in Italia si negano teatri e sale a studiosi, giornalisti, scrittori e professori rei di proporre chiavi di lettura non allineate al pensiero unico rispetto alla guerra in Ucraina, a Gaza e non solo; ecco, mentre succede tutto questo, c’è anche chi sorpassa a sinistra la sinistra politica e parlamentare e le stesse opposizioni e il No alla guerra, tutte e guerre, e il NO al riarmo e alla riconversione dell’economia verso produzioni belliche lo grida forte e chiaro.
Non si tratta di uno sparuto gruppo di professori dissidenti e neanche del “movimento” degli studenti che continua a scendere in piazza, insieme ai portuali di Genova, per esempio, come nel ’69 ai tempi dell’Autunno caldo. No, si tratta della Conferenza Episcopale Italiana. Che con una Nota Pastorale diffusa la settimana scorsa propugna la riduzione delle spese militari, non il ritorno alla leva, come ipotizzato dal ministro Crosetto, ma il servizio civile obbligatorio, la smilitarizzazione del cappellani militari.
Il documento, nel titolo riprende una frase del Papa Leone XIV, pronunciata appena dopo l’elezione: “Educare ad una pace disarmata e disarmante”. In una intervista ad un quotidiano Mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura e presidente nazionale di Pax Christi, il movimento che ha contribuito alla stesura del testo, è piuttosto preciso sulle posizioni assunte dalla CEI. Questa la domanda dell’intervistatore: “Nella Nota pastorale approvata dai vescovi si parla di riduzione delle spese militari e contrasto alle politiche di riarmo, ovvero il contrario di quello che stanno facendo governo Meloni ed Europa. La Cei è all’opposizione?”
La risposta di Mons. Ricchiuti: “Nettamente all’opposizione! Spese militari e riarmo non sono la via giusta per affrontare le crisi”.
Sulla questione Ucraina, il documento CEI, parlando dei “pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, sostiene che “le necessità della difesa non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana”. 
Nella nota della Conferenza Episcopale, si dice chiaramente che L’Europa e l’Italia avrebbero dovuto seguire altre strade e che la soluzione militare non avrebbe portato alla pace. C’è una netta presa di distanze dalla politica di riarmo decisa dal governo. I vescovi elogiano la legge 185/90 che regola il commercio delle armi e si chiedono una «presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono produzione e commercio di armi», a cominciare dalle banche. E su questo punto Mons. Ricchiuti fa anche autocritica: “E’ vero che anche la Chiesa e molti enti ecclesiastici si sono avvalsi finora dei servizi di tali banche, ma qualcosa si sta muovendo. E comunque finalmente la Cei dice chiaramente a vescovi e parroci di rinunciarvi”. Sarebbe un segno potentissimo se le 200 diocesi e le 25mila parrocchie italiane togliessero i propri conti correnti dalle “banche armate”.
Quanto alle leva obbligatoria, il presidente di Pax Christi replica al ministro Crosetto: “Chi la propone sostiene che il servizio militare educa i giovani. Ma perché bisogna educarli con il fucile fra le mani? Educarli a cosa, a fare la guerra? I giovani devono dire di no: in Germania sono già scesi in piazza contro un’analoga proposta, e questo è un grande segno di speranza. Mi piacerebbe che tutti tornassero a cantare Il disertore di Boris Vian, una bella canzone antimilitarista”.
Sui cappellani militari, quelli a cui Don Milani scrisse 60 anni che “l’obbedienza non è più una virtù”, la nota pastorale Cei si domanda «se non si debbano prospettare diverse forme di presenza, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare». In sostanza propone di smilitarizzare i preti-soldato.
“Pax Christi lo dice da anni: cappellani sì, militari no. È materia concordataria, ma il Concordato non è il Vangelo, si può modificare. Non c’è bisogno di un ordinario militare, basta affidare a un vescovo la responsabilità dell’assistenza spirituale dei militari. Così come non servono cappellani inquadrati nella struttura militare, è sufficiente un semplice prete che entri nelle caserme, come avviene nelle carceri e negli ospedali. È un privilegio da superare”.
Pensate cosa sarebbe successo e quante prime pagine di giornale e quanti talk show televisivi ne avrebbero parlato e in che termini, se la CEI avesse diramato una nota pastorale nella quale si sosteneva la necessità del riarmo, la prosecuzione della politica bellicista in Ucraina, se avesse scritto che la proposta del ritorno alla Leva militare è una cosa buona e giusta. Tutte le testate e i trombettieri scelti del main stream avrebbero applaudito a scena aperta i vescovi italiani rilanciandone urbi et orbi le posizioni ferme di fronte alla minaccia russa ecc… Invece… Invece niente. La notizia della nota della CEI (che non è una cellula di Potere al Popolo) nella quale i vescovi italiani si pongono nettamente e decisamente all’opposizione del governo in carica, ma anche delle opposizioni che non si discostano dalle politiche belliciste è passata quasi sotto silenzio. Hanno fatto quasi tutti finta di non vedere, dando più risalto (molto di più) ad una frase interpretata male di Francesca Albanese.
Il documento della Cei non è un testo estemporaneo, i vescovi non sono gente che improvvisa. Se quella nota è uscita dopo diverse settimane di gestazione, vuol dire che si tratta di una posizione ponderata e concordata anche coi piani alti del Vaticano. Il titolo, che richiama una espressione del Papa lo conferma. Va detto che il presidente della Cei Card. Zuppi e altri vescovi a cardinali, compreso l’Arcivescovo di Siena e della diocesi di Montepulciano, Chiusi e Pienza Augusto Paolo Lojudice,  o il card. Gualtiero Bassetti arcivescovo vescovo emerito di Perugia e Città della Pieve, già in altre occasioni avevano espresso posizioni simili. Come mons. Ricchiuti del resto. E’ molto probabile che gli argomenti della nota risuonino anche nelle Messe e nelle veglie natalizie. Ci auguriamo che la gente ascolti.
Qualcuno obietterà: ma come, primapagina che si è sempre dichiarata testata laica e anche un po’ anticlericale, esalta una nota pastorale dei vescovi?
Sì, perché in questo momento servono voci e posizioni forti e chiare contro il riarmo, contro l’escalation del militarismo, contro i genocidi, contro i tentativi di boicottare ogni trattativa di pace laddove ci sono conflitti in corso e contro il tentativo di massaggiare i cervelli, per abituare la gente all’ipotesi della guerra some soluzione inevitabile e giusta. La voce della Cei in questo caso è una voce forte e chiara e pure autorevole. E’ quella della sinistra che si sente poco.
m.l.
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