MONTEPULCIANO, SABATO 6 DICEMBRE “I FAVOLOSI ANNI ’60” SECONDO STEFANO GIANNOTTI & FRIENDS
MONTEPULCIANO – Ci ha preso gusto Stefano Giannotti a riproporre, di volta in volta, il repertorio dei cantanti che hanno fatto la storia della musica italiana. Lo ha fatto con Battisti, Vecchioni, Dalla, Bennato e altri… Sabato prossimo, 6 dicembre, ore 21,00, sempre nella sala ex Macelli di Montepulciano, proporrà un viaggio nei “favolosi anni ’60”. Cioè nelle canzoni, le trasgressioni la cultura di quel periodo.
Il periodo dei cosiddetti “capelloni” e dei “complessi”, le rock band allora venivano chiamate così. Gli anni ’60, ovvero il boom economico, la 600, “Il sorpasso”, l’emigrazione da sud a nord. E una colonna sonora irripetibile.
In Inghilterra spopolavano i Beatles e i Rolling Stones. Ma anche i Cream e The Who… Negli Usa Bob Dylan e i Beach Boys, poi verso la fine del decennio Eagles, Creedence Clearwater Revival, Janis Joplin e Jimi Hendrix… In Italia andavano forte Mina, Caterina Caselli, Celentano, Morandi, Gino Paoli… E appunto i “complessi” che si presentavano spesso con abbigliamento eccentrico, con camicie attillate e pantaloni a zampa di elefante, e naturalmente capelli lunghi… Più che rock quello era il genere “beat”. Anche le chitarre avevano a volte forme strane. The Rokes, per esempio, suonavano chitarre a forma di freccia. Erano britannici, ma cantavano in italiano: “Ma che colpa abbiamo noi”, “E’ la pioggia che va”, “Bisogna saper perdere” (ci facemmo uno spettacolo teatrale anche noi di primapagina, era il 2010). Poi I Giganti, l’Equipe 84, I Nomadi, e i vari “complessi” che avevano stranamente nomi di animali: i Camaleonti, I Corvi, i Dik Dik, questi ultimi portarono al successo la versione italiana di due cover “planetarie”: “A wither shade of pale” dei Procol Harum che diventò “Senza luce” e “California Dreaming” (Sognando California) dei Mamas and Papas. All’epoca moltissimi brani di successo italiani anche di Mina, della Vanoni, di Morandi, erano delle cover di canzoni inglesi o americane. 
Bene, nel suo viaggio nei “favolosi anni ’60” Stefano Giannotti si avvarrà della collaborazione del bassista Franco Fabbrini, del chitarrista Maurizio Cozzani e di Walter Vannuccini alla batteria (uno che suonava già negli anni ’60) e anche delle voci narranti Giovanna Vivarelli, Franco Rossi e Marco Giannotti (suo fratello), oltre che del “commento libero” di Diego Mancuso. La regia della serata, targata Arteatro Gruppo, è di Franco Romani.
Insomma un tuffo nella musica e nei ricordi di 60 anni fa, ma anche nelle atmosfere di quel tempo. Sarà facile scorgere nei testi delle canzoni molte speranze, e insieme l’angoscia per il rischio di una nuova guerra che anche allora, in piena epoca di guerra fredda, si respirava su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Oggi, siamo ancora lì. Di fronte a guerre che non finiscono, a minacce di “attacchi preventivi” e operazioni di guerra ibrida anche se l’Unione Sovietica e lo spettro del comunismo non esistono più da un bel pezzo. La serata con Giannotti & Friends sarà un’occasione per un ritorno al passato con qualche goccia di nostalgia, se non altro per il tempo e i tanti che se ne sono andati, e forse anche per qualche spunto di riflessione più strettamente musicale pure per le “new generations”.
m.l.











Bellissimo articolo mi ci rivedo tantissimo infatti nel 1969 cominciavo a strimpellare con i miei amici nel garage sotto casa momenti che non posso dimenticare
Stefano ,con lui fummo sospesi dalla professoressa Giovannini ,nell’ ora di musica alle scuole medie !!
Valtere, con lui non saprei da dove cominciare ! Amici da una vita !!
Peccato non poter venire a sentirvi !!
Riguardo a Walter Io invece lo saprei da dove cominciare…..da Via degli Avelli al n.4, Da Francesco , Da Sergio e la sua mangusta e da Derno….e per continuare dai ”cugini dei Rolling Stones” entrati per caso allo Yellow Bar,da Vico e Rolly… all’Apis Niger di Via Ghibellina e chi più ne ha più ne metta….In America dal Central Park a Zabrisky Point direbbero : dai ”Roaring Seventies ”….Tempi irripetibili di fronte alle fasce generazionali odierne se si tiene presente quel proverbio che spesso definisce le new generations : ” Mondo pulito ed ubbidiente, pancia piena ed in testa niente”…..Se trovo il tempo per andare ci vado volentieri.
Ci sono andato e non sono rimasto deluso anche perchè Stefano Giannotti rappresenta una sicurezza di successo ma anche Walter Vannuccini e tutta la band sono stati bravissimi.Un tuffo all’indietro nel tempo e spesso anche certe rapresentazioni sono utili a sintetizzare a quale punto del trascorrere del tempo si trovino quelli della mia generazione.La musica- si scopre l’acqua calda- è un riferimento efficace e valoriale per rendersi conto del vissuto.Bravi, non solo loro, ma anche coloro che con commenti azzeccatissimi hanno fatto entrare gli spettatori su quanto correva nei tempi ai quali i brani musicali si riferivano.Attendiamo con interesse anche la rappresentazione relativa agli anni ’70 che secondo me sono stati ancora più irripetibili e speciali.