L’INCOMUNICABILITA’ FRA I 40ENNI: “UNO PIU’ UNO UGUALE ZERO”, IL ROMANZO D’ESORDIO DI ANTONIO CREZZINI

sabato 13th, dicembre 2025 / 15:05
L’INCOMUNICABILITA’ FRA I 40ENNI: “UNO PIU’ UNO UGUALE ZERO”, IL ROMANZO D’ESORDIO DI ANTONIO CREZZINI
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CHIUSI – Antonio Crezzini è uno di quei ragazzi che conosci perché magari è amico di tuo figlio. O figlio di un amico o compagno di scuola. Uno che però, poi, ad un certo punto perdi di vista. Capita di frequente. I ragazzi – anche i figli, gli amici dei figli, i figli degli amici –  “svolano”, se ne vanno. Fanno cose di cui non hai più percezione. Ebbene, io Antonio Crezzini, classe 1987, me lo ricordavo ottimo studente di liceo (il Calvino di Città della Pieve) e buon giocatore di pallone, ruolo trequartista o mezzala offensiva, se non vado errato. Offensiva nel senso di “mezzala d’attacco”, perché Antonio era ed è sempre stato un tipo tranquillo che non offenderebbe nessuno, neanche se gli pestano un piede volontariamente. Buona tecnica, fisico discreto, un metro e 80 almeno, visione di gioco geometrica e intelligenza tattica, ma non un “funambolo” di quelli tanto fumo e poco arrosto.

Classico bravo ragazzo e bravo a fare qualunque cosa si mettesse a fare. Uno con la testa sulle spalle e i piedi ben piantati per terra, poco incline ai voli pindarici, alle velleità rivoluzionarie o antagoniste, alla “cultura alternativa”. Non a caso ha studiato da ingegnere e quello fa nella vita. Ingegnere informatico. Insomma uno “quadrato” che maneggia i numeri e  conti li deve fare precisi. Se no, poi l’architettura, anche se virtuale, non sta in piedi.

Me lo ricordavo così, Antonio Crezzini ed è stata una sorpresa ritrovarlo ieri (12 dicembre) in tutt’altra veste. Una veste quasi diametralmente opposta al ritratto che avevo di lui. Ieri a Chiusi Scalo dentro la “Casina di Babbo Natale”, lo spazio natalizio allestito dall’Associazione Chiusinvetrina, con il contributo del Comune in via Leonardo da Vinci (edificio ex centro benessere Touché, dismesso e abbandonato da anni, riadattato per il periodo delle festività) ha presentato il suo romanzo “Uno più uno uguale zero”, edito da Dialoghi. Romanzo d’esordio, quindi opera prima, in campo letterario, che è come spesso accade per le opere prime, è un romanzo “generazionale” ed ha certamente degli aspetti auotobiografici, anche se lui, Antonio Crezzini, ha tenuto a precisare che nella stesura ha mischiato un po’ le carte e nei personaggi del libro, nell’ambientazione, nella trama non c’è niente di preciso che riguardi la sua vita reale, ma ci sono caratteri, tic, atmosfere, situazioni che di sicuro ha incontrato, incrociato, frequentato.

E’ un romanzo generazionale perché parla di una generazione, la sua, che è molto tecnologica, molto social, anche acculturata, ma che alla fine fa una fatica tremenda a relazionarsi, a socializzare, a trovare connessioni reali e non effimere o fasulle sia nel lavoro, che nei rapporti sociali, sia all’interno della famiglia e della coppia. E’ un romanzo sulla incomunicabilità, sulla alienazione di persone fondamentalmente sole. Ne sono stati scritti tanti di romanzi su questo argomento soprattutto negli anni ’60 e ’70 quando il boom economico cambiò il modo di vivere precedente, ma il libro di Crezzini è declinato sui parametri di oggi. Del presente. Sul lavoro virtuale. Sui social. Sui rapporti uomo-donna qui e ora…

Non svelerò niente altro, perché i romanzi vanno letti e gustati senza sapere come va a finire. Qualcosa però si può dire: il titolo, per esempio, sembra una frase fatta apposta per segnalare un controsenso. Una equazione sbagliata. Non è esattamente così. Uno più uno uguale zero è un assunto matematico che si trova nel sistema binario. Così ha specificato l’autore, che per spiegarlo ha usato una metafora calcistica: la situazione paradossale in cui si trova adesso la squadra per cui fa il tifo: la Fiorentina, ultima in classifica in serie A. Uno più uno non sempre fa due, perché anche se la squadra è forte e dispone di giocatori forti, ma in campo ognuno gioca per sé e non per il collettivo, se ognuno non comunica con il compagno che ha a fianco e fa il solista o peggio ancora con certi atteggiamenti personali crea zizzania o incomprensioni nello spogliatoio, la squadra non vince una partita nelle prime 14 e di punti ne fa pochi. Il concetto è chiaro.

Questo suo primo libro, Antonio Crezzini lo ha scritto – ha detto rispondendo alle domande degli intervistatori Chiara Cardaioli ed Enzo Sorbera – durante il periodo della pandemia Covid. Stando chiuso in casa e lavorando solo in smart working aveva più tempo. Ma la pandemia e il lock down hanno cambiato molti paradigmi del vivere quotidiano a tutti. E in particolare alla generazione che più di tutte era abituata a tutt’altra vita: a stare fuori, a viaggiare, a frequentare luoghi affollati. Alla generazione insomma dei giovani fra i 20 e i 40 anni. Ai quali ha cambiato anche la percezione del pericolo, della malattia, fino ad allora probabilmente inesistente.

Il romanzo Uno più uno vale zero, merita perché apre, dall’interno, una finestra sulla generazione dei quasi 40enni. Che è sempre più una generazione dai contorni indefiniti, perché è fatta di giovani, ma che già lavorano e non sono più studenti da un bel pezzo, è fatta di persone che in molti casi hanno messo su famiglia o quasi e anche su questo “quasi” ci sarebbe di che riflettere, perché significa instabilità, precarietà, volatilità anche negli affetti e nelle relazioni. La scrittura di Antonio Crezzini, nel tratteggiare i personaggi, le loro abitudini, le loro fobie, le loro incongruenze, le loro perfidie e perfino le loro cravatte, in questo contesto ci entra dentro con la penna e con tutti e due i piedi.

E se anche – come ha tenuto a precisare –  non si tratta di un thriller, né di un noir, né tantomeno di un saggio sociologico, “Uno più uno uguale zero”  si fa leggere e ti tiene aggrappato alle pagine dall’inizio alla fine. E ti fa capire che la vita non sempre è come sembra. O come vorresti che fosse, neanche se hai meno di 40 anni e pensi di avere il mondo tra le dita. O sotto i piedi o tra le gambe, a seconda di come la vedi.  E’ un bel libro, fa capire che la vita non sarà, come recitava il ritornello di una canzoncina di Renzo Arbore, “tutta un quiz”, ma la matematica (che alla fine è come la filosofia) c’entra parecchio e a ben guardare spiega molte cose. Anche che uno più uno a volte fa zero. Se nei rapporti sociali e interpersonali fai il furbo o lo stronzo, fa quasi sempre zero.

m.l.

 

 

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