INSULTI SESSISTI A GIOVANE ARBITRA: MAXI SQUALIFICA AD UN GIOCATORE DEL MONTALLESE
CHIUSI – Maxi squalifica ad un giocatore del Montallese, Terza categoria. Motivo: insulti e frasi sessiste rivolte all’arbitra della partita, per di più appena 17enne.
E’ successo domenica scorsa durante il match Montallese-Tuscar. Ad un certo punto, dopo un momento di tensione in campo, la direttrice di gara estrae il cartellino rosso per un calciatore del Montallese. E qui succede che un altro giocatore del Montallese protesta e viene a sua volta espulso. Questi però “si avvicinava al direttore di gara, dapprima offendendolo e quindi, una volta espulso, proferiva all’indirizzo del medesimo un insulto volgare per motivi di sesso”. Così si legge nel referto arbitrale che ha fato scattare la squalifica del giocatore in questione fino alla fine di marzo 2026.
Il Montallese calcio ha, tra l’altro, un presidente donna. Si chiama Alessia Nigi la quale ha annunciato che la società non farà ricorso contro la squalifica: “Non faremo ricorso contro la squalifica. E’ accaduto un fatto grave, ancora di più in un periodo come l’attuale, nel quale le tematiche di genere sono ogni giorno al centro dell’attenzione. Quanto è avvenuto è a mio avviso inaccettabile. Non ci sono alibi o scusanti che possano giustificare un simile atteggiamento. Ci dissociamo come associazione da quello che è successo. Io sono presidente della squadra da due anni e mezzo, e mai prima era avvenuto qualcosa di simile. Posso garantire che non ricapiterà. Prenderemo provvedimenti per questo episodio che niente ha a che vedere con i valori che abbiamo al Montallese. So che il calciatore si è scusato per le parole che ha pronunciato – conclude la presidente Nigi. – Ma questo non basta. Posso capire il nervosismo che può esserci in campo, ma non accetto episodi di questo tipo. Sono molto dispiaciuta e amareggiata”.
Comprensibile l’amarezza della presidentessa del Montallese, ma è significativa la fermezza con cui la stessa dirigente ha stigmatizzato l’episodio e ha annunciato il mancato ricorso e provvedimenti verso il calciatore protagonista dell’increscioso siparietto. Anche molti definiscono il calcio uno sport “maschio”, gli insulti sessisti e machisti non possono avere cittadinanza né in campo né all’interno degli spogliatoi o sulle tribune. Neanche in Terza Categoria.
Nella foto, di repertorio (Corriere di Siena) un’arbitra donna mentre dirige una partita.











Non si risolve con uno spazio, ma c’è la necessità di un minimo di coordinamento come ci ha insegnato il nostro indimenticato amico Claudio Provvedi.
Non mi sembra una maxi squalifica. Da dirigente accompagnatore mi è capitato di prendere 2 mesi di squalifica per una banale protesta su un fatto di gioco.
Tre mesi e passa di squalifica in un campionato che ne dura 9 non sono pochi (dal punto di vista sportivo). Che poi siano tanti o pochi per il fatto in questione è un altro discorso. Certo è che in un mondo e in uno sport come il calcio, fortemente maschilista, il fatto di ritrovarsi a fare i conti a a “obbedire” ad un’arbitra donna non è stato ancora metabolizzato e ci vorrà ancora del tempo prima che lo sia. Soprattutto nei campionati minori e nei campi di periferia…
La mia considerazione era in relazione alla gravità di quanto commesso e la sanzione. Ripeto non si puoʻ dare la stessa sanxione a chi protesta per un rigore e a chi fa offese sessiste. La durata di un campionato è uguale per tutti.
Ragazzi… (ragazzi per modo di dire…siamo adulti…non giriamo intorno alle cose) diciamo francamente davanti a cosa siamo presenti.E’ solo un fatto di educazione,ma dicendo questo ho già detto tutto.Io non sò quali siano state le frasi rivolte al direttore del giuoco ma me le potrei immaginare e conoscendo i tempi che corrono non ci vuole una grande fantasia ad immaginarli,di qualsiasi segno esse siano state. E allora è solo un fatto di educazione.Il fatto che gente che si lascia andare ad insulti perchè non condivide i comportamento di chi mette in atto le regole vuol dire solo una cosa: che non ha dentro di sè la forza del rispetto delle idee degli altri e che si lascia andare ad offese che talvolta possono essere anche pesanti,cosa questa giustamente che cozza col concetto di Sport che noi stessi tutti eticamente portiamo avanti.Riporto molti lettori sul fatto che il nostro contesto dovrebbe essere un contesto civile e per queste forme di protesta su fatti-che comunque sono limitati – di chi si lasci prendere il cervello dall’irrazionalità vuol dire che è preda della diseducazione.Non c’è altro modo di definire tali compotamenti e le ragioni che li facciano attecchire adosso agli individui.Ma anche di tutto questo la responsabilità vera concerne in primis le famiglie ma anche il contesto sociale, perchè se nel contesto sociale certe cose e certi comportamenti possono divenire anche una ”prassi normale” o divenire accettati ” tout court” senza colpo ferire, vuol dire che ”socialmente” siampo esseri predati dalla sottocultura che vediamo dipanarsi intorno a noi e quando questa diventa ” normalità ”, automaticamente ci sembrano normali tale comportamenti. Tutto questo mi fa pensare ad una cosa scioccate della quale fui spettatore un po’ di anni fa nell’occasione di una corsa ciclistica giovanile che transitava anche dentro l’abitato di Chiusi Scalo (forse era un giro competitivo ciclistico dei comuni vicini che passava anche da Chiusi Scalo) e rimasi letteralmente scioccato dai genitori sia babbi sia mamme che al passaggio del proprio figlio in bicicletta urlavano rivolti a lui a SQUARCIAGOLA di tenere un comportamento nei confronti di avversari che gli erano vicino di far sì che li buttassero a terra, che li ostacolassero in ogni modo anche non consentito per far prevalere il proprio figlio che credevano in quel modo forse di protegere e di farlo sopravanzare rispetto a tutti gli altri.Lo dico senza aver timore di nulla, ma tali genitori dimostravano nei confronti del figlio e della sua educazione una ignoranza tremenda,cosa che da un adulto verso i propri figli non dovrebbe esistere ma ce n’erano più di uno di tali genitori che urlavano di mettere in atto tali comportamenti violenti.Le madri in specialmodo erano le più sfegatate e scatenate ed in quel momento io capii che forse io ero vissuto fin’ora in un altro mondo e non mi rendevo conto di dove fossero arrivati i rapporti educativi e cosi ugalmente quale fosse l’aria che si respirava in famiglia.Quelle urla lanciate a squarciagola da diverse madri e padri:”buttalo in terra, dagli i calci, stroncalo” hanno occupato la mia mente per diversi giorni e mi hanno fatto vedere come gente presupposta normale in certi momenti possa gettar fuori una rabbia selvaggia ed irrazionale che procura anche nello sport comportamenti veramente da classificare da TSO ( alias Trattamento Sanitario Obbligatorio ).Questa gente purtroppo nell’epoca odierna ce la troviamo accanto in ogni momento e può essere chiunque di ogni categoria sociale impiegati, commercianti, lavoratori autononomi ed anche di fasce sociali con un buon grado di istruzione tecnica delle loro professioni ,ma non senz’altro degni di normali comportamenti umani.E’ quella che si chiama ”la sottocultura”di una parte della brutalitàe dell’egoismo abitante nello specchio d’acqua dove siamo costretti a navigare oggi.E allora molto dipende anche dalla ”natura del cibo” che assumiamo veicolato soprattutto dal comparto mediatico e che sempre più spesso giudichiamo come ”normale” sfornato per fare dei poveri gli strumenti piegati all’accettazione di ogni cosa….oggi purtroppo non solo delle offese in piccolo campo di calcio della provincia, ma anche di cose più profonde e terribili come la preparazione delle ragioni della guerra; perchè tale passo non crediamo che possa essere lungo o lontano,perchè anche su questo trattasi di quale materia e da come venga questa immessa nei nostri cervelli.