CHIUSI: DUE MEGA IMPIANTI FOTOVOLTAICI SU TERRA AGRICOLA. SI PARLA DI PIU’ DI 50 ETTARI, PARI A 100 CAMPI DI CALCIO
CHIUSI – Questo giornale è dal 2016 che propone la realizzazione di un grande parco fotovoltaico nell’area dell’ex Centro Carni. Proposta rilanciata più volte, a maggior ragione dopo lo stop al carbonizzatore Acea, fermato sul nascere da una serie di pareri negativi degli enti preposti e da una grande mobilitazione. Il sindaco di allora Bettollini la fece propria e lanciò la palla alla stessa Acea, proponendole il cambio di progetto proprio in direzione di un grande parco energetico al posto di un impianto per il trattamento di rifiuti. Un parco fotovoltaico nell’area industriale dismessa del centro carni avrebbe consentito di produrre energia utile alle imprese e alle famiglie, di riconvertire e rimettere in produzione quell’area industriale, senza ulteriore consumo di suolo agricolo. Tanto più che il Gruppo Acea i parchi energetici fotovoltaici li costruisce e li gestisce. Di recente anche al Comitato Aria ha avanzato una proposta simile (parco fotovoltaico corredato e affiancato da un impianto per l’accumulo di energia prodotta anche altrove, tramite batterie BESS). Sono passati dei mesi da quest’ultima proposta e ormai quasi 10 anni dalla nostra e 6 anni dalla delibera del Comune di Chiusi ai tempi di Bettollini. Il sindaco Sonnini ha fatto sapere di aver aperto un canale di trattativa e di confronto con Acea, ma nessuna risposta è pervenuta.
In compenso sul tavolo del Comune sono approdati di recente due progetti, per due grandi impianti Agrivoltaici con annessi e connessi. E il termine “grandi” è riduttivo, sarebbe forse più appropriato dire “giganteschi”. Per entrambi è già partita la procedura autorizzativa. Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte della Regione Toscana per l’uno e procedura semplificata (PAS) tramite Conferenza dei Servizi comunale per l’altro. Per il primo dei due progetti, il più imponente, il Comune deve esprimere un parere da inviare alla Regione entro il 13 Dicembre. Cioè fra due giorni.
La questione è stata illustrata nell’ultima seduta del Consiglio Comunale (27 novembre) dal sindaco Sonnini.
Ma andiamo con ordine: il primo progetto denominato “Marcianella” è stato presentato alla Regione il 4 agosto 2025, il proponente è la società Sonnedix Eureka Srl, una società fondata nel 2009, che nel suo sito internet si autofidefinisce “produttore di energia rinnovabile su scala globale”, con impianti per una “capacità totale di oltre 11GW, inclusa una pipeline di sviluppo di oltre 6GW, in Cile, Francia, Germania, Italia, Giappone, Polonia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito”. Insomma un soggetto internazionale con un management internazionale.
L’impianto per cui richiede la VIA sarebbe un “impianto agrivoltaico integrato da sistema di accumulo tramite batterie BESS e relative opere di connessione alla rete e una sottostazione, con potenza totale di 50 MW”. Più precisamente si tratterebbe della intallazione su terreno attualmente agricolo di 78.144 pannelli fotovoltaici in silicio, orientabili est-ovest (per seguire il sole) con potenza unitaria di 650 Wp e una potenza complessiva stimata in 50.794 Mwp. Produzione annua di energia: 81.829 MWh.
I pannelli verrebbero montati su pali e strutture con altezza minima di 80 cm e altezza massima di 5,08 metri. Essendo impianto agrivoltaico il proponente dichiara la possibilità di eseguire coltivazioni nell’area sottostante. La distanza fra i moduli su cui poggiano i pannelli sarà di 8 metri e mezzo, ciò per consentire il passaggio dei mezzi agricoli. La ditta proponente dichiara che l’area rimanente a totale uso agricolo sarà di 58 ettari, suddivisa in due coltivazioni principali: frumento e erba medica. Il sindaco, a proposito delle dimensioni dell’impianto ha parlato di circa 50 ettari. Il che significa l’equivalente di 100 campi da calcio.
Dove dovrebbe sorgere questo mega impianto? Nel territorio dei comuni di Chiusi e di Montepulciano. Ma l’impianto agrivoltaico sarebbe tutto nel comune di Chiusi, in località Molino Astrone, quindi al confine con i comuni di Cetona e Sarteano, la sottostazione elettrica invece sorgerebbe nel Comune di Montepulciano, fra Montallese e Tre Berte. Per collegare l’impianto alla stazione elettrica sarà necessario realizzare un “Cavidotto” di diversi km, fra la zona di Marcianella-Molino Astrone e quella di Montallese-Tre Berte.
E questo è il primo progetto.
Poi c’è il secondo, che dovrebbe sorgere, sulla base di quanto affermato da Sonnini in Consiglio “nella medesima zona” (quindi sempre Marcianella-Molino Astrone). In questo caso però il proponente è diverso e sono diverse anche le dimensioni e la potenza. Qui si parla di pannelli con potenza nominale di 388,4 KWp per un totale di 9.338 KWp. Cioè 5 volte di meno dell’altro. Il proponente è la ditta Ipc Solar Belt Srl di San Giovanni Teatino in provincia di Chieti. Amministratore unico Erika Magrini.
Anche questo impianto, come l’altro, avrà bisogno di collegarsi ad una stazione elettrica. A questo proposito il sindaco ha parlato di un “cavidotto” che dovrebbe salire da Molino Astrone fino alla località Ficomontanino per poi ridiscendere verso Chiusi Scalo, ovvero zona artigianale e commerciale Boncia Bassa e raggiungere la “cabina” nei pressi del Sottopasso ferroviario. Impresa non semplicissima data la presenza nel territorio citato della Direttissima per l’AV ferroviaria, dell’Autostrada A1 e infine per l’attraversamento di zone urbanizzate e abitate. Sonnini a proposito di questo secondo progetto ha parlato di norme di Piano che prevedono una compensazione a favore del Comune (sia per il miglioramento agricolo, sia per quanto riguarda l’energia prodotta).
Ma tutto questo il sindaco Sonnini lo ha detto con tono costernato. O meglio tra il costernato e l’incazzato. Perché si tratta, ancora una volta, di interventi sul territorio che – ha detto, testualmente Sonnini – “passano sopra la testa del Comune, il quale Comune non ha armi per dire di no”.
Anche un parere negativo, par di capire, potrebbe essere ininfluente. O comunque non sufficiente a stoppare i progetti. Questo in forza di norme nazionali approvate di recente, successivamemente al famigerato caso Acea di Chiusi, sotto il Governo Draghi.
Sonnini, in Consiglio ha letto un documento unitario approvato da quasi tutti i sindaci della Provincia di Siena (quasi, perché quelli di centro destra non lo hanno firmato), ripreso dal senatore Franceschelli, sindaco di Montalcino, in un intervento parlamentare, con il quale si chiede al governo di rivedere le norme in materia di Agrivoltaico, di privilegiare nella scelta dei siti per gli impianti, non i terreni agricoli, ma le aree industriali dismesse e i tetti dei capannoni, le coperture dei posteggi di quelle attive e quindi di individuare le aree idonee a certi insediamenti, senza consumare suolo agricolo e senza andare ad alterare con progetti invasivi territori di pregio assoluto, come in gran parte è la provincia di Siena, chiedendo altresì di fissare come elemento dirimente, nel caso di impianti agrivoltaici, la partecipazione a tali progetti dell’azienda agricola in questione, ciò per evitare operazioni meramente speculative da parte di soggetti terzi, avulsi dal contesto territoriale.
Ecco, il documento dei sindaci senesi citato da Sonnini dà ragione a noi e a chi ha da tempo proposto e sostenuto l’idea di un parco energetico nell’area industriale dismessa dell’ex Centro Carni e dice che progetti diversi, da realizzarsi in aree agricole di pregio in un territorio già di per sé delicato possono rappresentare l’ennesimo cazzotto in un occhio da un lato, e una coltellata mortale dall’altro. Si può parlare di turismo sostenibile, di agricoltura d’eccellenza, di etruschi e santuari ritrovati in mezzo ad un mare di pannelli fotovoltaici e pale eoliche?
Le energie rinnovabili sono un elemento chiave del futuro, ma non tutti i progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (il sole, il vento…) sono da prendere per buoni a scatola chiusa. Una distesa di pannelli solari su un’area agricola pari a 100 campi di calcio, più altri 20 poco lontano, con km di “cavidotti” tra uliveti e vigneti, sopra o sotto ferrovie, autostrade, strade provinciali, comunali e vicinali, più un paio di sottostazioni elettriche, ci sembra tutto fuorché una buona idea.
Non a caso in altre zone sia della Provincia di Siena che di altre regioni italiane, anche le pale eoliche (sempre per la produzione energia da fonti rinnovabili) sono finite nel mirino di sindaci e comitati: parliamo dell’Amiata versante grossetano, tra Arcidosso, Castel del Piano e Cinigiano; delle Crete Senesi, nei pressi di Asciano, ma anche di alcune aree dell’Umbria. Non tutto ciò che è ammantato di “green” è manna dal cielo. In molti casi, purtroppo, dietro c’è la fregatura.
m.l.










