CHIANCIANO: ACCOGLIENZA, LEGALITA’, RIGENERAZIONE URBANA… L’ORDINANZA TORELLI FA DISCUTERE

martedì 16th, dicembre 2025 / 12:56
CHIANCIANO: ACCOGLIENZA, LEGALITA’, RIGENERAZIONE URBANA… L’ORDINANZA TORELLI FA DISCUTERE
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CHIANCIANO TERME – Se fosse successo prima di luglio, sarebbe stata registrata come una  frattura all’interno della maggioranza. Come un caso abbastanza clamoroso di dissenso politico nella coalizione di governo locale. Parliamo della dissociazione pubblica del consigliere comunale Claudio Pieri da un recentissimo comunicato della sindaca Torelli.

Il “casus belli” è il blitz delle forze dell’ordine di alcuni giorni fa in 12 strutture alberghiere dismesse per evitare i “bivacchi” di persone senza fissa dimora e stranieri e la conseguente ordinanza del sindaco Torelli per obbligare i proprietari degli alberghi dismessi a mettere in atto tutte le misure necessarie per evitare accessi e occupazioni abusive. Ne abbiamo parlato anche su queste colonne.

L’Ordinanza Torelli non è piaciuta al consigliere Claudio Pieri che si è dissociato pubblicamente prendendo apertamente le distanze dal provvedimento e da tutta l’impostazione della faccenda. Ma Pieri, eletto nel 2024 nelle fila della maggioranza, le distanze dalla giunta le aveva già prese nel luglio scorso quando fece un passo di lato, costituendo il gruppo “Chianciano in Azione”. Quinndi non è proprio un fulmine a ciel sereno.

Sul fatto specifico oggetto della dissociazione Pieri scrive:

“Mi dissocio dal contenuto del comunicato del Comune di Chianciano. In particolare per quanto riguarda le ordinanze urgenti rivolte ai proprietari degli immobili. Come se questi dovessero sostituirsi all’autorità pubblica nel fronteggiare problemi di pubblica sicurezza”. Secondo lui, il provvedimento di fatto  finisce per gravare ulteriormente su soggetti privati già colpiti dalla crisi che ha falcidiato le strutture ricettive chiancianesi. Ma non si ferma qui, il consigliere dissidente, che non condivide neppure i ringraziamenti istituzionali alle autorità intervenute, sottolineando che “hanno fatto soltanto, seppur lodevolmente, il loro lavoro” e critica decisamente l’assenza, nel comunicato del sindaco, di qualsiasi riferimento al futuro delle persone sgomberate: “Non si dice che fine faranno queste PERSONE”.

Una posizione che, secondo Pieri,  mette in discussione anche l’immagine della città: “È questa la Chianciano “città inclusiva ed aperta alle contaminazioni” più volte proclamata?”.  In chiusura del suo j’accuse, il consigliere ironizza ipotizzando l’utilizzo dei centri di accoglienza in Albania, voluti dall’attuale governo, “che sembrerebbero ancora vuoti”.

C0me dicevamo, già a luglio, Claudio Pieri, aveva annunciato la nascita del gruppo consiliare autonomo “Chianciano in Azione” e la sua rinuncia alle deleghe e alla presidenza della Commissione Affari Generali, riservandosi libertà di giudizio, stimolo e monitoraggio. Un passo di lato. Ora questa nuova presa di posizione che sembra allargare il fossato.

In Consiglio il gruppo di maggioranza è composto da 8 consiglieri più il sindaco. Con la defezione di Pieri passa a 7 più il sindaco. La minoranza composta dalle liste Punto e Capo ne ha 4 (tre della prima e 1 della seconda). Se Pieri facesse il salto del fosso il quadro sarebbe 7 +1 a 5.  Quindi al momento nessun rischio che possa saltare il banco. Pieri voterà di volta in volta secondo coscienza, ma non determinerà ribaltoni. Salvo altre defezioni.

Da registrare sul tema oggetto del dissenso di Pieri, un post pubblicato dalla consigliera di maggioranza Clori Bombagli che riportiamo integralmente, per un motivo semplice: perché di fatto ricalca le considerazioni e l’approccio utilizzati da questo giornale proprio a proposito della questione clochard e del blitz delle forze dell’ordine a Chianciano, in un articolo di due giorni fa. Ecco il testo diffuso dalla consigliera Bombagli:
Quattro parole che a Chianciano Terme non possono essere trattate separatamente, né messe in competizione tra loro. Sono tutte presenti nel dibattito cittadino, tutte invocate, tutte – in modo diverso – praticate. Eppure nessuna può dirsi davvero compiuta.
La legalità è oggi il punto di partenza più visibile. I controlli straordinari, le ordinanze sugli immobili dismessi, l’intervento coordinato delle Forze dell’Ordine rispondono a un’esigenza reale: fermare il degrado, garantire sicurezza, riaffermare la presenza dello Stato. Senza legalità non c’è convivenza possibile, né per chi vive a Chianciano né per chi vi arriva. Ma la legalità, da sola, non costruisce futuro: mette argini, non apre strade.
Qui entra in gioco la rigenerazione. Chianciano Terme è segnata da un patrimonio edilizio enorme, figlio di una stagione economica finita, che oggi pesa come un’eredità irrisolta. Alberghi dismessi, vuoti urbani, spazi senza funzione non sono solo un problema estetico, ma anche di sicurezza. Ed è per questo e da questa situazione che stiamo cercando di riscattarci, attivando e attuando un piano di rigenerazione urbana con obiettivi chiari: rigenerare non significa solo ristrutturare edifici, ma ripensare funzioni, vocazioni, modelli di sviluppo.
Accanto a questi due piani, spesso considerati “tecnici”, ci sono accoglienza e integrazione, le parole più delicate e divisive. Le persone che oggi occupano spazi impropri o vivono ai margini non sono un dettaglio del problema: ne sono parte integrante. Ignorare il loro destino significa rinviare la questione, non risolverla. Accoglienza non vuol dire assenza di regole, così come integrazione non è uno slogan: sono politiche complesse, che chiedono coordinamento istituzionale, strumenti adeguati e una narrazione onesta verso la comunità.
Chianciano, nel bene e nel male, sta provando a declinare tutte e quattro queste parole. Nessuna esclusa. Il problema è che nessuna di esse può reggere senza le altre. La legalità senza integrazione produce solo emergenze ricorrenti; l’accoglienza senza regole genera rigetto; la rigenerazione senza visione sociale resta un esercizio urbanistico; l’integrazione senza lavoro e spazi è un’illusione.
E poi c’è un elemento che vale più di tutti gli altri: il consenso.
Perché progetto, volontà politica e risorse economiche sono indispensabili, ma senza consenso non diventano realtà. Il consenso non è unanimità, né propaganda: è condivisione di un percorso, accettazione dei costi del cambiamento, fiducia nel fatto che lo sforzo abbia un senso.
Su legalità, rigenerazione, accoglienza e integrazione Chianciano Terme si gioca una partita decisiva. Non a colpi di ordinanze o di dichiarazioni, ma sulla capacità di tenere insieme sicurezza e umanità, regole e futuro, memoria e trasformazione.
Senza scorciatoie. E senza escludere nessuna di queste parole.
E’ normale peraltro che ci siano visioni diverse su un tema come quello dell’accoglienza e della gestione dei migranti, come è normale che ci siano divergenze e diverse opinioni, su come gestire (e che farne) delle strutture dismesse soprattutto laddove, come a Chianciano, sono parecchie decine.  Le ricette liberiste finora non hanno funzionato granché.
Verrebbe da dire che è normale anche il dissenso. Soprattutto a sinistra. Perché a sinistra il dissenso c’è sempre stato, anche quando era più sinistra di adesso. Il dissenso, fa parte della cultura di fondo e del patrimonio genetico della sinistra. In passato si considerava una ricchezza, oggi se ne è persa l’abitudine e quando emerge suscita più che altro fastidio. E’ mal sopportato. E questo è un errore da matita blu.

M.L.

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