ARRIVA L’INVERNO, I CLOCHARD RISCHIANO LA VITA. A CHIUSI E CHIANCIANO SITUAZIONI DA EMERGENZA. COME INTERVENIRE?
CHIUSI – Quando arriva l’inverno, quello vero, con temperature basse di giorno e sotto zero di notte, con la nebbia e l’umidità che si gela addosso, si ripropone ovunque un problema. E ovunque significa anche nei paesi come i nostri, fra Valdichiana e Trasimeno. In particolare in quei paesi che sono più facilmente raggiungibili e hanno una stazione in cui si può sbarcare da un treno, come Chiusi. E’ il problema dei clochard che spesso dormono all’addiaccio. Non solo dentro le stazioni, laddove è possibile, ma anche fuori. Per strada, sulle panchine, in qualche anfratto dove prima c’era la vetrina di un negozio ora dismesso, o un bancomat… Qualcuno si aiuta con cartoni, coperte e indumenti vari indossati uno sull’altro, qualcuno non ha neanche le coperte, ma ha il cane e si aiuta con quello, facendosi caldo a vicenda.
La notte scorsa a Chiusi Scalo, per esempio, verso le 23,00 ce c’erano almeno 4 dislocati in angoli appartati (la sede dismessa di una banca, un angolo riparato e sottovento vicino ad un negozio dismesso anche quello o nelle immediate vicinanze della stazione e del posteggio dei pullman. Temperatura esterna zero gradi. Alle 4 o alle 5 di mattina sarà sicuramente scesa sotto lo zero. Di queste 4 persone una è una donna abbastanza avanti con gli anni che di giorno vaga con tutte le sue “masserizie” e scarpe di fortuna. Un soggetto fragile, almeno apparentemente.
Il problema non è che siano presenze fastidiose o “deturpanti” come le ha definite qualche benpensante alludendo ad una questione di “decoro” urbano. Il problema reale è la sopravvivenza di queste persone. Che passando le notte all’addiaccio con il freddo e l’umidità di questi giorni rischiano di ammalarsi gravemente e di morire. Ci sono stati dei casi, purtroppo, negli anni passati anche nella zona. E anche dentro la stazione di Chiusi.
Sappiamo che il Comune ha affrontato la questione con la Caritas e la Misericordia, due associazioni che operano tutti i giorni nell’accoglienza e nell’assistenza a migranti, rifugiati e malcapitati. La Caritas garantisce pasti caldi, per esempio. Sappiamo anche che in qualche caso si tratta di persone problematiche che l’aiuto non lo accettano di buon grado e forse non accetterebbero neanche un ricovero collettivo, insieme ad altri… Persone che si sentono sfrattate, espulse dal consesso sociale e non vogliono tornare nel recinto.
Però il freddo non fa sconti, non sta troppo a sottilizzare e il rischio che qualcuno ci lasci la pelle è alto. Per quanto possibile quindi questo rischio va evitato.
Alcuni comuni hanno allestito dormitori provvisori adattando delle strutture inutilizzate (capannoni, garages, sale dismesse) dotandole di un minimo di comfort (luce, riscaldamento, wc e bagno…), in Giappone hanno messo dei marchingegni a energia solare che rilasciano calore di notte e riscaldano le panchine; in Olanda hanno trasformato in alloggi provvisori attrezzati carrozze ferroviarie non più in servizio o vecchi autobus, qualcuno di questi adattato anche a piccolo punto ristoro per distribuzione alimenti e bevande calde. E cose simili si trovano anche in alcune città italiane.
Si dice (ma non è un mistero e succede da anni) che a Chiusi Scalo, sempre per rimanere a noi, ci siano persone che dormono e alloggiano alla bene e meglio in edifici chiusi da tempo e fatiscenti (un vecchio Molino, alcune strutture e pertinenze delle Fs). Anche quelle sono situazioni di rischio, pure per una questione di sicurezza statica e igiene di quegli ambienti.
Le associazioni di volontariato citate fanno già molto, altre invece fanno poco o troppo poco come se il problema non le riguardasse. Secondo noi il Comune fa benissimo a parlare con la Caritas, con la Misericordia e altri sodalizi e a cercare soluzioni tampone, in collaborazione con esse, ma crediamo che delegare TUTTO al volontariato non sia l’unica strada percorribile. L’accoglienza e la sicurezza dei cittadini, tutti, anche quelli che dormono per strada, sono una questione pubblica e il Pubblico, inteso come istituzioni civili, deve farsene carico.
Ieri a Chianciano, le forze dell’Ordine hanno compiuto un blitz in 12 strutture alberghiere dismesse che si sospettava fossero sede di bivacchi e occupazioni abusive. L’operazione ha portato al controllo e all’identificazione di 80 cittadini extracomunitari e alla denuncia di 6 persone per occupazione abusiva. Il Comune ha emesso una ordinanza per intimare ai proprietari degli immobili in questione di adottare misure per impedire accessi non autorizzati e per vietare bivacchi in tutto il territorio comunale. La sindaca Torelli fa sapere che “la Polizia locale in sinergia con le Forze dell’Ordine vigilerà sul rispetto di queste disposizioni”. Insomma un bel giro di vite.
L”intervento – diciamo così – poliziesco e il giro di vite sui proprietari degli immobili utilizzati come rifugio di fortuna è certamente una strada. E in certi casi è doveroso. Ma è l’unica cosa da fare?
Tra controllo poliziesco e carità cristiana la terza via è quella indicata dalla Costituzione all’articolo 32 soprattutto all’art.3: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti (art.32);
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art.3). Forse troppo spesso ce ne dimentichiamo.
m.l.
Nella foto (Articolo21.org): un clochard che dorme in una stazione.











Condivido quanto scritto dal Lorenzoni.
Concordo con quello scritto nell’articolo e mi riallaccio proprio alla parte inerente i dormitori di fortuna che vengono utilizzati. Proprio l’edificio del vecchio mulino, prolungamento di quello della Guardia di Finanza, lungo Via Cassia Aurelia è stato abusivamente occupato da alcune persone che poi non curanti del reato commesso hanno anche aperto il finestrone sul terrazzino per meglio farsi notare. L’edificio, credo all’asta, è in stato di completo abbandono quindi in condizioni di precarietà strutturale e igienica. Le forze dell’ordine sono state informate ma senza evidenti riscontri