UNA VOCE E UN PIANOFORTE, PRESENTATO SABATO SCORSO IL NUOVO ALBUM DELLA CANTAUTRICE CHIUSINA CARLA MAGNONI

venerdì 21st, novembre 2025 / 16:52
UNA VOCE E UN PIANOFORTE, PRESENTATO SABATO SCORSO IL NUOVO ALBUM DELLA CANTAUTRICE CHIUSINA CARLA MAGNONI
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CHIUSI – Questo giornale è da sempre attento alle proposte artistiche del territorio. In campo teatrale e musicale soprattutto ad attori e registi, musicisti, rock band e chiunque proponga “roba propria” e non solo testi classici o cover di brani più o meno famosi. Abbiamo nell’arco degli anni anche cercato di scovarli questi talenti anche quando, spesso per scelta loro, rimanevano sottotraccia. Bene, sabato scorso, nel “ridotto” del Teatro Mascagni, la cantautrice Carla Magnoni ha presentato il suo ultimo album “Quello che resta”. Voce e pianoforte con accompagnamento di chitarra live e percussioni preregistrate. Genere cantautorale. Colto. Soft. Testi ricercati e studiati nei particolari. Non banali. Poche o nessuna concessione all’urlo. Alla ritmica ossessiva, ai riff graffianti e stridenti. Roba da ascolto in cuffia, preferibilmente. Lontanissima dalle hit del momento delle emergenti Elodie o Annalisa… Più vicina a certi brani di Giorgia, se proprio vogliamo fare un paragone.

Ma per meglio inquadrare il profilo dell’artista e le canzoni dell’album, ma anche di uno precedente (del 2020), pubblichiamo di seguito questa recensione di Lucia Annunziata, che peraltro ha “condotto” la presentazione di sabato scorso a Chiusi. Buona lettura:

Il filo conduttore dell’ultimo album della cantautrice chiusina Carla Magnoni è il racconto musicale di un percorso esistenziale che procede dalla resistenza al cambiamento fino alla sua accettazione, dalla richiesta di maggiore impegno nel comune tentativo di portare le relazioni fuori dal binario morto in cui troppo spesso tendono ad arenarsi (Dicono che è normale, l’amaro bilancio di una relazione di coppia che si trasforma nella richiesta di un profondo bisogno di autenticità), alla progressiva e faticosa ammissione di quello che è ormai lo status quo (Vita-noi 1-0: il pezzo centrale della raccolta che contiene il bilancio di una fase esistenziale che si percepisce ormai conclusa ma che non si è disposti a rinnegare perché, anche se la partita è stata persa, il gioco che abbiamo giocato è stato quello della nostra vita), fino alla pacata consapevolezza di aver raggiunto una dimensione nuova, forse più imperfetta ma serena, una condizione più libera e aperta alla trasformazione (A testa in giù: la proposta di cambiare prospettiva nel modo di vedere le cose del mondo e la propria vita può far paura ma è determinante per comprendere che i cambiamenti possono essere una grande occasione di rinnovamento e una lezione per accettare i propri limiti e accontentarsi di ciò che si è e che si ha), e alla profonda pacificazione interiore (Punta Telegrafo: è il brano più intimo, di ascolto di sé e di profondo contatto con il creato; un canto melodioso, intessuto di armonia e pacificazione interiore, un affidamento totale allo spirito della natura che penetra nell’intimo e ha il potere di aprire ad una rivelazione in grado di restituire alla piena consapevolezza della propria essenza).

La perdita della figura materna (Quello che resta, struggente brano di piano, voce e archi per il tenerissimo, intimo ricordo di un lascito profondo ed inalienabile, del tutto personale ma pure tanto universale) ha rappresentato in questo cammino uno spartiacque decisivo nel passaggio dal doloroso smarrimento della perdita alla scoperta inattesa di uno spazio di autodeterminazione mai esplorato: l’acquisizione di un’autonomia nel ripensare a sé e riprogettare la propria identità senza i condizionamenti che a volte lo sguardo di chi ci ama può esercitare, anche inconsapevolmente, su di noi.

Il percorso delineato nell’album non si esaurisce però nello scandaglio della dimensione individuale: esso trova spessore e nutrimento nel mondo esterno, nelle vicende tragiche della grande storia (Cieli di settembre, un brano che trova ispirazione nella terribile vicenda dell’11 settembre, un ultimo, immaginario messaggio che grida con un filo di voce la riscoperta della vera essenza della vita nei sentimenti sinceri e nelle piccole cose del quotidiano, che tutti sottovalutiamo fino a quando non arriva il momento di perderle), nella vita spezzata della giovane donna uccisa da chi più la doveva amare (Saman: un omaggio accorato e colmo di poesia alla vita atrocemente spezzata di Saman Abbas in cui le parole muovono da un sentimento di profonda umanità, prima ancora che da una forma di indignazione civile), nelle piccole storie di quotidiana emarginazione che tanto hanno da insegnarci (Il Diario di Elsa: il ritratto, ispirato al libro di poesie di Vania Bartoccioni, “Elsa i colori del vento”, di una donna che ha amato troppo e non ha saputo trovare una via d’uscita da una dimensione divenuta totalizzante al punto da farle scegliere una vita che il mondo dei “normali” ha bollato come sprecata e che ha respinto ai margini), negli antichi, perniciosi vizi che ci fanno perdere di vista i valori essenziali e ci condannano all’aridità della solitudine (La Numero uno: un ritmo leggero per uno spunto in apparenza spiritoso ma che ben presto lascia spazio a considerazioni sulla nostra natura effimera e sulla consapevolezza che ciò che può fare davvero la differenza nel vuoto della nostra vita sono solo i sentimenti e le relazioni il più possibile autentiche), nella riflessione sulle nostre responsabilità collettive nei confronti di un mondo in cui abbiamo perso la rotta (Girano le pagine: le pagine della vita già trascorsa sono rosse di sangue, passione e fatica, quelle nuove sono bianche, attendono di essere scritte: a noi la responsabilità di imprimere ad esse un colore, di dare loro un senso. Il pezzo è una triste riflessione sulla folle deriva che ci ha portati alla rassegnazione, all’assuefazione, a considerare tutto come se fosse normale. Un monito a non voltarsi dall’altra parte, a non accettare tutto).

Il titolo dell’album allude a questa dimensione complessa, a “quello che resta” in noi, dopo che il tempo è trascorso e tante vicende individuali e collettive ci hanno sfiorato, toccato o travolto fino a cambiarci. La voce calda e densa di Carla Magnoni sa trovare le modulazioni adeguate a ciascun brano, dai toni venati di beffarda ironia della Numero uno alla intensità interpretativa di Vita-noi 1-0 e della struggente Quello che resta, all’apertura melodiosa di Punta telegrafo, alla varietà interpretativa di Se è difficile, un pezzo dal duplice impianto melodico che corrisponde a due diversi stati d’animo in conflitto tra loro: il ritmo martellante delle rivendicazioni, da una parte, il tono piano della pacata accettazione dei cambiamenti, dall’altra. In questo scarto ritmico c’è tutto il travaglio delineato dall’album che ha condotto alla dolorosa conquista della serenità: è stato difficile tenere in vita ciò che era morto ma è giunto il tempo di lasciare andare quello che non c’è più.

Il bisogno di instaurare una comunicazione autentica con chi è in ascolto appare evidente nella scelta di arrangiamenti non particolarmente elaborati che non sovrastano mai la voce della cantautrice, lasciandone intatta la forza evocativa e l’autenticità del messaggio. Davvero una bella conferma, questa seconda prova di Carla Magnoni, dopo l’album d’esordio “Cento passi avanti” del 2020, che contiene brani di grande forza comunicativa e suggestione emotiva: dalla folgorante titletrack,  Cento passi avanti, un inno alla fiducia nella capacità di percorrere insieme la strada che verrà, dopo le prove superate, alla splendida Autunno tra i capelli: riflessione venata di toni elegiaci sul tempo dei bilanci e della tregua, ai tanti bei brani sull’universo femminile (Donne, Un regalo in più e soprattutto il toccante Tu digli che è finita sull’eterno dramma della violenza di genere), fino all’intenso Siamo noi: un brano di forte sentire civile, sorretto da un profondo afflato di umanità e da un invito a non restare a guardare i drammi altrui.

Due album da ascoltare, riascoltare, acquistare e regalare, davvero un bel sentire!

Lucia Annunziata

 

* QUELLO CHE RESTA, 2025

Testi e musiche di Carla Magnoni
Arrangiamenti: Valter Sacripanti e Carla Magnoni
Produzione artistica: Valter Sacripanti

Pianoforti e synth: Carla Magnoni
Chitarre e basso: David Pieralisi
Programmazioni batterie: Valter Sacripanti

Mixing: Carla Magnoni
Mastering: Fabrizio De Carolis presso Reference Mastering Studio

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