OGGI IN UCRAINA COME A CHIUSI NEL ’43. LE BOMBE SULLA STAZIONE, I DEPORTATI, GLI INTERNATI… IL COMUNE CELEBRA LA RICORRENZA

mercoledì 19th, novembre 2025 / 11:24
OGGI IN UCRAINA COME A CHIUSI NEL ’43. LE BOMBE SULLA STAZIONE, I DEPORTATI, GLI INTERNATI… IL COMUNE CELEBRA LA RICORRENZA
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CHIUSI –  Nelle cronache dalla guerra in Ucraina si legge che “all’offensiva lungo la linea del fronte i russi hanno abbinato da alcuni mesi pesanti attacchi alle linee logistiche nelle retrovie ucraine e in particolare alle linee ferroviarie, Gli attacchi al sistema ferroviario sono triplicati da luglio a novembre, con danni, dall’inizio del 2025 per oltre un miliardo di dollari”. Lo scrive il quotidiano britannico The Guardian aggiungendo che “dall’inizio dell’anno ci sono stati 800 attacchi alle infrastrutture ferroviarie e oltre 3.000 strutture ferroviarie (depositi, stazioni, officine) sono state danneggiate. Gli attacchi prendono di mira i treni, distruggendo convogli e locomotive…”

Questo accade oggi in Ucraina. In queste settimane, in questi mesi. La notizia ci dice che la guerra si modernizza, trova nuove armi e nuovi sistemi di attacco e di difesa, ma in definitiva rimane sempre la stessa.

Ciò che fanno i russi in Ucraina, lo fecero esattamente nello stesso modo gli Alleati anglo-americani nel nostro territorio occupato dai nazifascisti nel 1943. Lo fecero ad esempio a Chiusi dove la stazione ferroviaria e un convoglio che trasportava rifornimenti per le truppe germaniche, fermo in attesa della partenza, furono bombardati pesantemente il 21 novembre del 1943. 82 anni fa. Il convoglio venne totalmente distrutto, la stazione con tutte le sue pertinenze rasa al suolo. Otto morti fra i civili: ferrovieri, passeggeri, passanti… Decine i morti fra i soldati della Wermacht di scorta al treno colpito e di stanza a Chiusi Scalo. Alcuni corpi furono ritrovati giorni dopo, che galleggiavano nell’olio delle cisterne distrutte che aveva invaso i sottopassi.

Il bombardamento della stazione di Chiusi, tagliò l’Italia in due. Non fu l’unico nella zona. Fu bombardata più volte anche la stazione di Ponticelli-Città della Pieve, poco più a sud. E due mesi dopo l’attacco alla stazione di Chiusi, il 28 gennaio del ’44, i bombardieri anglo-americani colpirono un convoglio tedesco mentre passava sul ponte ferroviario di Allerona, poco prima di Orvieto. In quest’ultimo caso, i “danni collaterali” furono pesantissimi. Il convoglio diretto in Germania trasportava 1.500  prigionieri di guerra inglesi, sudafricani e americani, circa 400 di loro persero la vita a causa del “fuoco amico”.  La strage di Allerona è considerata uno degli errori più costosi in termini di vite umane durante la guerra in Italia. L’episodio è noto, ma è rimasto sempre piuttosto sottotraccia, per non inficiare la narrazione della “guerra giusta”. Ma, si sa: la guerra non è mai giusta, è sempre una montagna di merda e una immensa macchia di sangue. E non cambia mai. 

A Chiusi, il bombardamento del 21 novembre ’43  è ricordato da una lapide posta sulla facciata della stazione ricostruita nel 1947, con i nomi delle 8 vittime civili. Un’altra epigrafe ricorda il passaggio dei treni carichi di deportati diretti ai campi di sterminio.

A questo proposito vale la pena ricordare ancora una volta (lo abbiamo fatto più volte in passato) l’azione eroica e umana di due ferrovieri umbri che mossi da compassione con un paio di grosse tronchesi e una mazza riuscirono ad aprire uno o più vagoni di un treno in sosta poco fuori la stazione e a liberare alcuni dei deportati…

Quest’anno il Comune celebrerà la ricorrenza, con due iniziative sabato 22. Alle ore 10,00, verrà scoperta una targa in onore degli internati militari e civili, in Piazza Vittorio Veneto (Il Prato) dove c’è già il monumento ai caduti e poi alle 10,30 nella sala San Francesco, verranno presentati i due volumi “La triste rubrica. Internati di Siena e provincia (1943-1945)” di Gabriele Cortonesi e Friederike Strunz. Alla presentazione interverranno il sindaco Sonnini, l’autore Gabriele Cortonesi e il presidente Anpi Fausto Pacchieri.

La memoria è importante. Sempre.

m.l.

 

 

 

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