OGGI IN UCRAINA COME A CHIUSI NEL ’43. LE BOMBE SULLA STAZIONE, I DEPORTATI, GLI INTERNATI… IL COMUNE CELEBRA LA RICORRENZA
CHIUSI – Nelle cronache dalla guerra in Ucraina si legge che “all’offensiva lungo la linea del fronte i russi hanno abbinato da alcuni mesi pesanti attacchi alle linee logistiche nelle retrovie ucraine e in particolare alle linee ferroviarie, Gli attacchi al sistema ferroviario sono triplicati da luglio a novembre, con danni, dall’inizio del 2025 per oltre un miliardo di dollari”. Lo scrive il quotidiano britannico The Guardian aggiungendo che “dall’inizio dell’anno ci sono stati 800 attacchi alle infrastrutture ferroviarie e oltre 3.000 strutture ferroviarie (depositi, stazioni, officine) sono state danneggiate. Gli attacchi prendono di mira i treni, distruggendo convogli e locomotive…”
Questo accade oggi in Ucraina. In queste settimane, in questi mesi. La notizia ci dice che la guerra si modernizza, trova nuove armi e nuovi sistemi di attacco e di difesa, ma in definitiva rimane sempre la stessa.
Ciò che fanno i russi in Ucraina, lo fecero esattamente nello stesso modo gli Alleati anglo-americani nel nostro territorio occupato dai nazifascisti nel 1943. Lo fecero ad esempio a Chiusi dove la stazione ferroviaria e un convoglio che trasportava rifornimenti per le truppe germaniche, fermo in attesa della partenza, furono bombardati pesantemente il 21 novembre del 1943. 82 anni fa. Il convoglio venne totalmente distrutto, la stazione con tutte le sue pertinenze rasa al suolo. Otto morti fra i civili: ferrovieri, passeggeri, passanti… Decine i morti fra i soldati della Wermacht di scorta al treno colpito e di stanza a Chiusi Scalo. Alcuni corpi furono ritrovati giorni dopo, che galleggiavano nell’olio delle cisterne distrutte che aveva invaso i sottopassi.
Il bombardamento della stazione di Chiusi, tagliò l’Italia in due. Non fu l’unico nella zona. Fu bombardata più volte anche la stazione di Ponticelli-Città della Pieve, poco più a sud. E due mesi dopo l’attacco alla stazione di Chiusi, il 28 gennaio del ’44, i bombardieri anglo-americani colpirono un convoglio tedesco mentre passava sul ponte ferroviario di Allerona, poco prima di Orvieto. In quest’ultimo caso, i “danni collaterali” furono pesantissimi. Il convoglio diretto in Germania trasportava 1.500 prigionieri di guerra inglesi, sudafricani e americani, circa 400 di loro persero la vita a causa del “fuoco amico”. La strage di Allerona è considerata uno degli errori più costosi in termini di vite umane durante la guerra in Italia. L’episodio è noto, ma è rimasto sempre piuttosto sottotraccia, per non inficiare la narrazione della “guerra giusta”. Ma, si sa: la guerra non è mai giusta, è sempre una montagna di merda e una immensa macchia di sangue. E non cambia mai.
A Chiusi, il bombardamento del 21 novembre ’43 è ricordato da una lapide posta sulla facciata della stazione ricostruita nel 1947, con i nomi delle 8 vittime civili. Un’altra epigrafe ricorda il passaggio dei treni carichi di deportati diretti ai campi di sterminio.
A questo proposito vale la pena ricordare ancora una volta (lo abbiamo fatto più volte in passato) l’azione eroica e umana di due ferrovieri umbri che mossi da compassione con un paio di grosse tronchesi e una mazza riuscirono ad aprire uno o più vagoni di un treno in sosta poco fuori la stazione e a liberare alcuni dei deportati…
Quest’anno il Comune celebrerà la ricorrenza, con due iniziative sabato 22. Alle ore 10,00, verrà scoperta una targa in onore degli internati militari e civili, in Piazza Vittorio Veneto (Il Prato) dove c’è già il monumento ai caduti e poi alle 10,30 nella sala San Francesco, verranno presentati i due volumi “La triste rubrica. Internati di Siena e provincia (1943-1945)” di Gabriele Cortonesi e Friederike Strunz. Alla presentazione interverranno il sindaco Sonnini, l’autore Gabriele Cortonesi e il presidente Anpi Fausto Pacchieri.
La memoria è importante. Sempre.
m.l.











Del bombardamento della stazione di Chiusi si è scritto molto, da anni ed ormai le notizie sono entrate a far parte della storia locale, anche perchè raccontate più volte da tante persone, testimoni anch’essi di tale distruzione,che si sono salvate per pochi attimi di tempo.Uno di questi se non erro era Giorgio Bargi ,poi anni dopo soprannominato ”Trocadero”(Tale soprannome gli fu assegnato perchè intorno alla prima metà degli anni ’50 fece un viaggio a Parigi con mio cugino Bruno Rocchini che visitò dei suoi parenti emigrati e visitarono appunto il Trocadero e probabilmente tale nome rimase curioso ai racconti fatti al ritorno e così Giorgio fu soprannominato in tal modo.Ci furono anche altri che riuscirono a scampare miracolosamente al bombadamento ed a sottrarsi di corsa andando in direzione opposta verso il ponte del Montelungo percorrendo l’attuale via Mameli.Mio padre Benito Sacco ricorda quel pomeriggio che sopra casa sua a Moiano passò una formazione di aerei già in linea l’uno con l’altro per prepararsi allo sganciamento del loro carico di morte che volavano in direzione di Chiusi con il loro tipico rumore sordo comune a tutti quei bombardieri che portavano a bordo il peso delle bombe.Difatti mio padre mi raccontava che insieme ad altri davanti casa erano certi che andassero a bombardare la Stazione.Dopo circa un minuto si udirono deflagrazioni e si alzarono colonne di fumo in direzione di Chiusi. Mi sembra di ricordare che mi raccontò che fossero stati aerei che provenivano forse dalle Marche o comunque dalle coste dell’Adriatico.La distruzione fu quasi completa.La contraerea posta sulla cabina elettrica che fu nel dopoguerra negli anni della ricostruzione di proprietà della Selt Valdarno poi divenuta Enel, mitragliò quella formazione ma senza alcun risultato utile. Nello stesso pomeriggio mio padre insieme ad un amico – che poi è stato l’ultimo partigiano della Brigata Risorgimento scomparso qualche anno fa di cognome Papalini, la cui famiglia controllava il passaggio a livello della cosiddetta ”Trincera” alla ‘S’ di Moiano, oggi strada deviata accanto alla rotonda del bivio della SS 71 di Paciano,decisero entrambi di andare in bicicletta a vedere cosa fosse successo ma al bivio di Pobandino furono fermati da una colonna motorizzata tedesca che non li fece passare e dovettero tornare indietro e ricordo che mio padre ebbe a dirmi che nella via del ritorno passando accanto alla fila di camions tedeschi con accanto militari a guardia, ebbero l’occasione di posare lo sguardo dalla bicicletta verso l’interno di uno di questi e si accorsero che vi erano delle grandi bobine di carta con stampate le banconote di grande taglio in lire certamente prelevate dalla Banca d’Italia ancora da essere separate e ritagliate e che certamente stavano prendendo la via della Germania.Questo insolito particolare me lo ricordo benissimo perchè m raccontò mio padre che per i due ciclisti fu qualcosa di veramente inaspettato.Questo particolare mi sembra che io non l’abbia riferito in altri racconti parlando del bombardamento della stazione che in altre occasioni ho descritto.Fra quegli otto nomi in quella lapide c’è quello di Adelaide Bonomini che era una parente della famiglia Nigi di Chiusi e tant’evvero che una sua nepote di Città della Pieve e mia compaga di scuola fu battezzata con lo stesso nome a ricordo di quella donna perita in quella nefasta occasione.Nel mio archivio ci sono foto della stazione bombardata che ho acquistato diversi anni addietro al Museo di Storia della Guerra a Londra(Imperial War Museum) che è il luogo dove sono concentrate milioni di immagini di tutte le guerre del mondo da quando esiste la fotografia, ma esiste anche un filmato girato dai fotografi di guerra inglesi dove si vede per qualche secondo una Chiusi Stazione con una immagine spettrale che chiaramente non corrisponde ai momenti del bombardamento poichè questo avvenne nel 1943 ma si riferisce al passaggio dell’esercito alleato del Giugno 1944 dove si vede chiaramente una totale desolazione ed una nebbia mista a fumo che forse potrebbe essere anche quello della battaglia del giorno 26 Giugno che aleggia sull’abitato con il campanile del Duomo di Chiusi Città che si scorge nella collina in lontananza. Sarebbe interessante farne una mostra di tali soggetti e documenti che ricordino la storia di quei momenti perchè credo che localmente tali notizie e tali documenti siano riposti in cassetti ormai abbastanza dimenticati ed epitaffi di una generazione ormai scomparsa mentre per le giovani generazioni l’interesse per quanto è avvenuto sul nostro territorio in quei momenti spesso è cosa da dimenticare soprattutto perchè purtroppo si ha l’idea ormai acquisita che conoscere il passato serva a poco.
Carlo, di Mostre sul passaggio del fronte e sul bombardamento della stazione ne sono state già fatte più d’una. Come primapagina ne allestimmo una nel 1993 nell’atrio della stazione. Un’altra (ma le foto erano più meno le stesse) la proponemmo nel 2003, proprio per la rievocazione del bombardamento, con uno spettacolo in piazza Dante per la regia di Manfredi Rutelli. Un’altra esposizione è stata curata da Andrea e Giulia Fuccelli e allestita in vari punti della città. Quest’ultima fu riproposta anche nel 2017 in occasione della ricostituzione della sezione Anpi e gemellaggio con Anpi Barona di Milano al chiostro San Francesco a Chiusi città. So che l’Anpi di Chiusi insieme al Comune tiene anche incontri e conferenze nelle scuole, e questo, dopo 80 anni, credo sia uno dei modi migliori per mantenere la memoria di fatti ormai lontani che, man mano che i testimoni se ne vanno (l’anagrafe non è un’opinione), rischiano di affievolirsi o di perdersi nell’oblio. Ovviamente poi ci sono le epigrafi, ci sono i libri, le foto, i filmati, gli spettacoli teatrali, le manifestazioni celebrative che tengono vivo il ricordo. E fa bene il Comune a insistere nel proporle. Per quanto ci riguarda, come primapagina questo impegno ce lo siamo assunti fin dal primo numero e cerchiamo di portarlo avanti in modo per quanto possibile originale, come abbiamo fatto di recente con “Lo straniero. Il polacco deve morire!” e in passato (1998 e 2004) con un altro spettacolo più corale (e allestito con gli studenti di una scuola superiore) sui 9 mesi dal settembre 1943 al giugno ’44 nel territorio della Valdichiana e del Trasimeno. E siccome riteniamo, come scritto nell’articolo, che “la memoria è importante, sempre”, abbiamo provato a fare lo stesso riguardo ad altri periodi storici come la guerra di Siena del ‘500 e gli anni di piombo fra il 1974 e il 1984. E in questo momento stiamo lavorando ad un altro progetto…
Verissimo ciò che dici e le iniziative che il tuo giornale prende per rappresentare e parlare degli eventi storici.Noto però che viviamo in tempi poco ricettivi dovuti senz’altro al cambiamento del DNA delle fasce più giovani rispetto alla memoria,ma osservo anche accanto a tale cambiamento le iniziative che vengono proposte ricalcano dei clichè vecchi e stantii, in pratica non rielaborati per proporli all’attualità politica del comparto sociale.Quando si parla di attenzione del comparto pubblico non si parla solo di mostre fotografiche e/o documentaristiche ma si dovrebbe parlare in modo onnicomprensivo proprio per sfatare e combattere questa tendenza della politica, perchè su questi temi la sinistra non si è rinnovata,anzi si è incancrenita non trovando la ragione di fondo di tale incancrenimento non facendo autocritica.Guarda, la rappresentazione per esempio che ha riguardato Klucinsky che ho visto che ha avuto un apprezzamento generale di buon livello, tant’evvero che io ho voluto rivederlo due volte perchè tanto mi era piaciuto, ma poi una volta visto e conosciuto tali vicissitudini storiche, il problema è quello della popolazione che ne è stata investita e mi chiedo cosa abbia lasciato dentro alle coscenze.Lecito chiederselo no ? La risultatante di tutto questo dovrebbe essere una spinta intelligente per l’allargamento di queste tematiche, ampiamente connesse alla politica passata ed a quella dell’oggi e la cosa non si dovrebbe fermare qui ma produrre dei risultati tangibili, perchè è la cultura intesa come conoscenza delle cose e dei fatti che dovrebbe stimolare le persone ed a promuovere la loro partecipazione.Questa tipologia di flusso dovrebbe essere esente innanzitutto da predisposizione odierne politiche di ”uomini contro” ma di essere allargata a tutta la collettività. Le metodologie ed i modi per fare questo non le so’ immaginare come debbano essere al giorno d’oggi ma probabilmente dipendono anche da flussi culturali generali che diventano meno arrestabili da parte dei poteri costituiti, ma da parte delle pubbliche amministrazioni dovrebbe esserci una tendenza ad uscire dal ”prettamente politico gestito” perchè diversamente rimane un processo asfittico che non va a toccare le coscenze di tutti perchè le rappresentazioni non raggiungono le coscenze e le menti di tutti ed è lì l’inghippo che fà segnare quello che s’intende e che sfocia nella frammentazione politica che finisce alla fine per dividere anzichè unire. Siccome viviamo in una società dove è il prodotto e soprattutto la quantità dei soldi impiegata che segna un risultato, osservo che la politica esistente se pur di un piccolo paese, disperde in mille rivoli tale denaro, riversandolo in mille iniziative frammentate che alla fine serve solo al mantenimento ed al coinvolgimento di rappresentazioni che servono solo a dare un imprinting che i social media diffondono ed a mantenere lo status quo e le proprie clientele mentre il mondo intorno va avanti, se non altro avanti per traguardi concettuali.Questo avviene- e correggimi se sbaglio- per finalizzare tali iniziative al mantenimento e consolidamento politico e sociale coinvolgendo le persone costruendo la loro funzione di addetti al lavori, ma chiedendosi poche volte cosa di veramente importante lascino tali iniziative nella popolazione.Il risultato è evidente: una popolazione che nel suo insieme è avulsa dal proporre e che riflette solo l’imboccata che riceve fatta a scopo di mantenimento di una certa visione politica che ormai è vetusta, dfatti vetusta al punto – ora sconfino in altro ma anche questa è una conseguenza che è quella del peso che rappresenta in termini di voti e che dall’organizzazione politica che presiede alla scelte (ferrovia, territorio,rifiuti ecc ecc ) ne fa preferire l’interesse per altre aree, dimenticandosi della nostra perchè il conto viene fatto sui voti che certe aree possono portare al potere.E non è un discorso realistico ed attuale forse questo ? In pratica io con tutto questo discorso volevo significare che i giovani NON POSSONO CRESCERE SE GLI SI DANNO I RUZZI DELLA CONCA O SE UN GRANOCCHIAIO E’ CONTRO LA FORNACE O SE VENGONO AFFISSI STRISCIONI IN PIAZZA STAZIONE CHE LEGGONO TUTTI COLORO CHE ESCONO ED ARRIVANO A CHIUSI E SI CHIEDONO COSA POSSANO SIGNIFICARE, RIFERENTESI AD UN CAMPANILISMO CHE OGGI E’ SUPERATO E CHE ANCORA PERSISTE NELLE MENTI DEI GIOVANI CHE RESPONSABILITA’ O COLPE PER TUTTO QUESTO NON NE HANNO NESSUNA MA INVECE OCCORRE DA PARTE DELL’AUTORITA’ PUBBLICA CHE DOVREBBE INVESTIRE IN PARTECIPAZIONE SOTTO ALTRI TEMI PERCHE’ DIVERSAMENTE I GIOVANI CRESCONO RACCHIUSI IN UN TUBO E VEDONO SOLO LE PARETI DI QUEL TUBO E DIFFICILMENTE VEDRANNO OLTRE E NON BISOGNA PENSARE CHE LA TECNOLOGIA DI QUESTO SISTEMA POSSA FAR LORO CAMBIARE VISIONE E RAPPRESENTI PER LORO UNA FINALITA’ ED UNA RISOLUZIONE DEI LORO PROBLEMI , MA DOVREBBERO ESSERE INVECE LE AUTORITA’ PUBBLICHE PREPOSTE A DOVER FORNIRE DEI PERCORSI ALTERNATIVI AFFINCHE’ SI FORMINO COSCENZE NUOVE E VISIONI NUOVE SIA DEI RAPPORTI SOCIALI SIA CULTURALI. Penso di essermi spiegato con quest’ultimo esempio
che fra l’altro ha sempre fatto parte della mia visione e contrastato con una visione che ho sempre denunciato attirandomi anche silenti e rosicanti dissensi sarcastici sui social ed anche in maniera più benevola da parte del tuo giornale o quando si parlava del Rock o di altro.Quindi vedi che anche tu che lecitamente hai contestato tale visione prendendone solo degli aspetti che possono essere apprezzabili perchè ludici o di coinvolgimento sociale, spesso hai evitato di parlare delle finalità di questo processo che è un processo culturale al quale ho sempre fatto riferimento nei miei interminabili scritti ? E allora come se ne esce ? Purtroppo fin’ora tutto parla intorno che non se ne possa uscire anche perchè-e bisogna prenderne atto- che intorno a tutte queste problematiche si stia formando una problematica più generale e pesante che riguarda i destini dell’Italia e le spiegazioni vanno anche oltre i confini di questa,includendo a piè pari la politica internazionale del nostro attuale governo, ma non è che anche negli altri governi precedenti le cose andassero meglio questo bisogna pur dirlo, anzi…. Tale problema purtroppo non si risolve perchè non ci sono nè la qualità delle persone che possono immaginare orizzonti diversi nè le sostanze economiche investite che possano far alzare il livello parecipativo e culturale della nostra popolazione locale. Rimaniamo quindi nel nostro piccolo a fruire magari di aspetti anche alti di espressioni culturali significative che nessuno nega prese di per se una per una, ma i segni che lasciano individualmente nelle coscenze di chi ne fruisce rimangono quasi inesistenti e comunque non in proporzione all’impiego delle risorse che continuano ad essere poche anche perchè i mille rivoli di dispersione esistono e consolidano l’esistente e costituiscono la difesa politica dell’esistente e così si và avanti, anzi all’indietro.E che sia all’indietro lo vediamo tutti i giorni non solo dalla cultura ma anche dal degrado fisico, materiale e strutturale che procede in maniera veloce. Personalmente ho quasi 80 anni e non ho figli ma il problema è di chi ce li ha e non ha nemeno le sostanze per garantire loro un avvenire in questo territorio, tant’evvero che chi ha le sostanze economiche emigra verso altri lidi ed anche soprattutto all’estero e localmente come numero è sostituito da popolazioni di origine straniera impiegate in altre attività prettamente manuali. In pratica è il futuro isolamento materiale di un territorio da quanto esso stesso ha intorno ed allora mi chiedo di chi sia la responsabilità che tendiamo sempre ad addossare alla politica quando questa tali problemi non si organizza per risolverli ? Coloro che questa politica la votano cosa pensano ? Perchè non la contestano nei sui aspetti che portano al sottosviluppo ? Poi alla fine la responsabilità di tutto questo è di tutto un popolo e di tutta una comunità che elegge una guida prettamente insufficiente e non si crea il problema della sua sostituzione o ricostituzione sotto altre visioni. E qui spunterebbe sempre il problema irrisolto della sclerotizzazione del potere oppure anche meglio della gestione di tale potere con metodi e teorie che fanno parte del sistema economico che protegge se stesso e che non si sforza per avere una visione alternativa perchè l’immaginazione ela cultura per averla manca . Ed ecco perchè se non si elimina tutto questo alla base è inutile attendere che il sistema cambi gestendo le richieste dell’equità che non esiste, con metodi ”democratici” forniti dallo stesso sistema, ed il discorso è proprio lungo ma ineliminabile.E purtroppo tutto questo che il sistema si sforza per chiamarlo con la parola ” ESTREMISMO” quando ne odora il pericolo per la propria esistenza serve a nascondere il proprio di estremismo e lo vediamo questo realizzzarsi nelle analisi delle relazioni internazionali basate sulla forza e sulla guerra dei potenti alleati che si mettono insieme -dicono loro – per difendere le ragioni dei deboli, comportamenti questi tesi a soppiantare la ragione ed il tragico è che quasi sempre i popoli che soffrono diano ragione a tutto questo.Purtroppo non sò se l’esistenza umana nella sua lunghezza di ognuno di noi possa cambiare ed invertire tale rotta, ma so’ di certo che se arriverà una novità in questo senso sarà dopo che si saranno prodotte tragedie immani spinte dalla tendenza che ogni sistema sociale ha per sopravvivere, guidato dalle ragioni quasi sempre bieche del potere e non da quelle di un umanesimo progressivo e comprendente la consapevolezza della razionalità umana. L’uomo per vivere ha bisogno di certezze, perchè la speranza attiene ad altri mondi,spesso o quasi sempre evocati da chi
se ne serve e che ne è consapevole dell’inganno.E’ principalmente per questo che chi ne veicola la diffusione sà bene quale sia il proprio nemico mentre i soggetti preposti rimettono le loro energie non lottando per un mondo più razionale e sicuro qui, ma attendendo quello che gli viene detto che sia in altro loco e sotto altre condizioni. In ogni parte del mondo la condizione umana è la stessa, ma dipende individualmente dalle persone l’essere liberi da tale imposizione….ma forse 2000 anni sono proprio pochi perchè la condizione mentale degli uomini abbracci un altra visione e possa cambiare anche la vita interiore perchè vivere vuol dire anche cambiare. Pienamente indovinato lo slogan di vendita dell’editore tedesco Taschen quando pubblicizzando i suoi prodotti librari dice: ”Taschen, rich books for poor times…”
Quanto agli spettacoli e a ciò che essi lasciano nelle coscienze, ti rispondo così: “Lo Straniero” e “La Bomba” li hanno visti alcune migliaia di persone nelle varie repliche. “La notte prima dell’assedio” diverse centinaia (sono state fatte solo 5 repliche). Io credo che quelle persone un minimo di cognizione in più circa i fatti raccontati l’abbiano acquisita. Sia chi i fatti li conosceva a grandi linee, sia chi non li conosceva per niente e ne sentiva parlare per la prima volta (non pochi). C’è stato chi ha storto il naso, chi si è mostrato titubante e ha fatto resistenza non accordandone la presentazione, chi ha avuto da ridire sulla “chiave di lettura” che abbiamo offerto, ma tutto questo fa parte del gioco. Sarebbe stato anomalo e più preoccupante il contrario. E c’è stata anche una buona partecipazione di under 40… Non maggioritaria, ma significativa. Questo non è poco, nei tempi in cui viviamo.
No, ma nessuno vuole svalutare il lavoro e l’impegno di chi ha concepito tali rappresentazioni, anzi… La mia era solo una domanda che forse conteneva anche la risposta (chiavi di lettura a parte che ci sono sempre per fortuna, anche se credo che per la raffigurazione della realtà delle due opere che citi, la chiave di lettura possa essere una sola che è quella oggettiva della fattualità che non si piega alle interpretazioni di parte fatte la maggior parte delle volte per interesse ) ed è quella del messaggio che arriva all’interno delle coscenze.Me lo chiedo,seppur in raffronto dei tempi in cui viviamo, – e partecipazione quantitativa a parte- l’importate è che il messaggio possa rafforzare oppure modificare lo stato del pensiero che ognuno di noi ha rispetto a quegli avvenimenti, non tralasciando mai però la riflessione di tutto questo quale atteggiamento comporti, diversamente credo che risulti un modo di porsi inutile,qundi intendendo la consequenzialità.Mi piacerebbe con questo che ho detto or ora, essere dentro il cervello di molti che hano visto tali rappresentazioni anche perchè non solo oggi ma da parecchio tempo è invalso nella critica- che poi è politica-che i fatti trattati corrispondano sempre ad un interesse piegato a chi tali fatti li narri e li metta a conoscenza di chi ne ascolti la narrazione, aumentandone o diminuendono i pesi che concorrono al formarsi della ”morale”.. in genere questo avviene all’interno delle persone che esercitano una critica precostituita e tendenzialmente non scevra da conoscenze e convinzioni precedentemente acquisite.Ecco perchè ho detto che la fattualità sia oggettiva ma che per criticarla occorra conoscere e conoscere per cause.Non mi sembra questa essere cosa molto astrusa al punto di non essere considerata, tant’evvero che intelligentemente nella tua narrazione è presente e non si prescinde da una impostazione valoriale che deve esserci a supporto dei fatti narrati.Per chi abbia ”storto la bocca”- come dici- sarei curioso di conoscere il supporto dei suoi pensieri.