REGIONE UMBRIA, COME SALVARE LE AREE INTERNE: IL CASO VALNESTORE E IL PIANO DELL’ASSESSORE SIMONA MELONI

REGIONE UMBRIA, COME SALVARE LE AREE INTERNE: IL CASO VALNESTORE E IL PIANO DELL’ASSESSORE SIMONA MELONI
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Così l’Assessore Regionale all’agricoltura e turismo e delega alle Aree interne Simona Meloni annuncia che una delle questioni centrali della campagna elettorale del Centrosinistra è arrivata sul Tavolo del Governo Regionale: la questione è quella del recupero dei tanti territori della regione sempre più emarginati e penalizzati dall’arretratezza economica, occupazionale, dalla mancanza di servizi come le scuole o la sanità di vicinato, dall’assenza di collegamenti e trasporti efficienti e adeguati.
In questi ultimi decenni anche in Umbria l’economia è stata governata da un solo principio: quello del liberismo. Una logica perversa che ha fatto sì che aree a forte vocazione e presenza industriale, come ad esempio quella della Val Nestore, venissero falcidiati a causa della delocalizzazione aziendale, vedi il caso della CISA, un azienda metalmeccaica di precisione, che solo nello stabilimento di Tavernelle occupava ben 300 dipendenti tra operai e tecnici. Ma il fenomeno ha riguardato anche altre aziende, dalla Trafomec, che ha fatto una brutta fine, alla stessa Vetreria Coooperativa Piegarese che ha aperto stabilimenti in altre regioni,
Ora quel fenomeno che tanti nefasti risultati  a catena ha prodotto come il blocco dei salari, la perdita di molti diritti acquisiti, da parte dei lavoratori e conseguentemente anche la scomparsa del ceto medio con commercianti e artigiani tra quelli più colpiti della categoria sociale. I’ambizione è davvero lodevole, in netto contrasto peraltro con il Governo Nazionale, che cinicamente prendendo atto delle molte aree interne desertificate, ha detto chiaro e forte, che “a questi fenomeni di emarginazione dobbiamo abituarci, farcene una ragione”. Insomma dobbiamo rassegnarci, chi non sta al centro di Milano o di qualche altra città, vivrà la propria esistenza in un campionato di serie B.
In sintesi si tratta di progettare una rinascita  urbana, che metta al centro il patrimonio storico, artistico e culturale di cui territori come la Val Nestore sono ricchissimi, ma spesso fuori dai circuiti dei flussi turistici. Basti pensare al santuario di Mongiovino, un vero gioiello, uno dei pochi in Umbria di arte rinascimentale, sorto sopra le mura di un altro luogo di culto ben prima dell’avvento del Cristianesimo, un sito dedicato a Giove di cui sono evidenti i resti di un altare, così come sono state ritrovate a seguito del restauro, dipinti di scuola giottesca. Oppure a Panicale che ospita una tela del Perugino rappresentante il martirio di San Sebastiano.
A seguire  inclusione lavorativa, istruzione e formazione.
Si inizierà con l’Area Interna Sud Ovest orvietano:
“Abitare e crescere: cultura, natura e cura tra generazioni”, questo il tema proposto dall’assessore. Il Piano suddiviso in più capitoli, prevede un investimento complessivo di oltre 9,3 milioni di euro, grazie alle risorse del PR Umbria FESR e FSE+ 2021-2027.
“Questa strategia – sottolinea  Simona Meloni – è frutto di un importante lavoro di co-progettazione tra Regione, territori e amministrazioni locali. È la conferma che le Aree Interne non sono periferie, ma luoghi generativi di futuro. Con questi interventi puntiamo a migliorare concretamente la qualità della vita delle persone, rafforzare le opportunità di lavoro e creare nuove occasioni per i giovani, in particolare nelle aree più fragili. L’Umbria sceglie di investire sulla prossimità, sulla coesione e sull’inclusione. Lo fa in modo concreto, con risorse mirate e una visione chiara: quella di un’Umbria che cresce insieme e non lascia indietro nessuno”.
E chi più di Lei, può capire il senso di desolazione e frustrazione che si prova a vivere in un territorio messo ai bordi della dinamicità delle città. L’Assessore è espressione di un territorio appunto come la Val Nestore, da sempre emarginato volutamente dal potere politico e istituzionale. C’è ancora molta rabbia nell’animo dei cittadini dei comuni di Panicale e Piegaro, per aver subito lo smantellamento della linea ferroviaria Ellera-Tavernelle, che avrebbe dovuto proseguire fino a Chiusi. La loro speranza di riscatto, che da decenni covava dentro le famiglie, tra i lavoratori e gli artigiani, di costruire un futuro fu calpestata senza pietà.
Infatti non va mai dimenticato che Perugia doveva essere collegata a Chiusi tramite la ferrovia,che attraversava appunto la Val Nestore. Che oltre la metà del tracciato era già stato realizzato e ha funzionato fino al 1965, mancavano appena 12 chilometri per congiungersi alla cittadina toscana etrusca (baricentro tra Roma e Firenze). Si preferì smantellare i 24 chilometri già funzionanti. Perché tutto questo? Non si è mai capito.
Oggi, intorno al dibattito sull’alta velocità ferroviaria e sulle stazioni da utilizzare a tale scopo, Provincia di Perugia e Regione Umbria sono tornate a parlare del collegamento stradale Perugia-Chiusi (in tutto meno di 40 km) da realizzarsi tramite adeguamento della Pievaiola e il superamento della SP 309 detta “Moianese” o del Fornello, 8 km di tornanti che costituiscono una strettoia che fa da imbuto. Già oggi, nelle condizioni attuali si va da Perugia a Chiusi, percorrendo la Pievaiola e la Moianese, in 35-40 minuti. Con qualche migliora sostanziale o una strada realizzata in parte ex novo si potrebbe scendere sotto i 25 minuti. Cosa rilevante anche per raggungere i caselli A1 di Chiusi e di Fabro, non solo la stazione ferroviaria.
Si parla, di nuovo (perché l’argomento è stato in ballo per un bel po’ di tempo tra i primi anni ’90 e i primi anni 2000) anche di un miglioramento del collegamento ferroviario tra Perugia e la stazione di Chiusi, che oggi vede i treni costretti ad arrivare a Terontola e tornare indietro: l’eliminazione, in certe corse, di alcune fermate o la realizzazione di una “bretella” tra Borghetto di Tuoro e la linea Firenze-Roma all’altezza di Castiglione del Lago le ipotesi sul tappeto… Entrambe consentirebbero ad alcuni treni provenienti da Perugia di raggiungere Chiusi in tempi più rapidi senza arrivare a Terontola.
La Val Nestore sono consapevoli, ha avuto la possibilità di divenire un’area a forte sviluppo industriale, come in parte poi è avvenuto, perché questo territorio possedeva tutte le potenzialità. Infatti all’inizio degli anni 60, aveva la ferrovia, l’impianto Enel con 600 occupati, e la Vetreria VCP, con oltre 200 soci lavoratori. Smontata la tratta ferroviaria, tutto è regredito.  Oggi quel tessuto industriale non c’è più. Sono rimaste poche aziende e tutte depotenziate. Resiste solo la Vetreria, che ha rilevato anche i capannoni ex Trafomec e alcuni li sta demolendo. Però un collegamento dell’area su-ovest dell’hinterland perugino, della Valnestore e del Trasimeno-Pievese con una stazione funzionante e ripotenziata e con due caselli A1 potrebbe ridare fiato anche ad investimenti industriali. Potrebbe rilanciare il progetto di un Centro Intermodale Merci interregionale umbro-toscano come  struttura a servizio delle imprese, che vi troverebbero un hub per far arrivare e spedire materiali e prodotti…
Ma strade adeguate e collegamenti ferroviari efficienti sono manna dal cielo anche per il turismo in una zona che sta in mezzo a città turisticamente rilevanti come Siena, Arezzo, Perugia, Orvieto ed ha al suo interno centri storici e zone a forte vocazione turistica come il Lago Trasimeno, il Monte Amiata, la Valdorcia, Montepulciano, Città della Pieve, Cortona, Chiusi ed ha anche una concentrazione di località termali che non trova riscontro in altre parti d’Italia (Chianciano, San Casciano Bagni, San Filippo, Bagno Vignoni, Sant’Albino, Rapolano, Parrano… ); per gli amanti del turismo slow, ha il “Sentiero della Bonifica” che collega Arezzo a Chiusi e poi ad Orvieto.
Ogni regione ovviamente guarda in casa propria. E cerca soluzioni per le proprie località. Ma di recente c’è stato il tentativo di sottoscrivere un Patto tra Toscana e Umbria, che è stato dato per firmato, poi però l’Umbria si è tirata indietro… Forse era solo una mossa elettorale per dare una mano ad Eugenio Giani alle prossime regionali di ottobre in Toscana. Ma che ci sia la necessità di un lavoro comune e concertato tra le regioni confinanti sui temi della sanità, della gestione delle risorse idriche, del turismo, delle infrastrutture, della tutela ambientale, è indubbio e se ne riparlerà.
Quella delle aree interne da salvare (e anche da ripopolare, con politiche incentivanti e il antenimento e miglioramento dei servizi) è una delle questioni principali. Ed è una battaglia che non può essere data per persa senza nemmeno combattere.
Renato Casaioli e Marco Lorenzoni
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