CHIUSI? CHIUSO. IN CENTRO STORICO NESSUN BAR APERTO LA VIGILIA DI FERRAGOSTO, TURISTI SMARRITI…

giovedì 14th, agosto 2025 / 16:44
CHIUSI? CHIUSO. IN CENTRO STORICO NESSUN BAR APERTO LA VIGILIA DI FERRAGOSTO, TURISTI SMARRITI…
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CHIUSI – “Hosuton, qui  abbiamo un problema”, disse il 13 aprile del ’70 John Leonard Swigert Jr., pilota della navicella spaziale Apollo 13. Sonnini, qui abbiamo un problema: oggi, 14 agosto 2025, vigilia di ferragosto nel centro storico non c’è un bar aperto. Nessuno rischoia di non tornare dall’orbita lunare, ma il problema è comunque serio.

Chiusi non doveva (dovrebbe, vorrebbe) essere un paese turistico? I turisti, per la verità molti di più degli anni passati, possono pensare che quel cartello che hanno visto all’ingresso della città con scritto “Chiusi” significhi letteralmente “chiusi” per ferie o per turno di riposo. Infatti il bar principale è chiuso per ferie dall’11 al 17 agosto, la settimana top dell’anno. L’altro, il chiosco davanti al teatro, è chiuso per turno. La vigilia di ferragosto. Non in una settimana qualunque. 

Ora, le ferie soono una conquista e un diritto per tutti, anche per i baristi. Il turno di riposo settimanale anche. Il problema è “ma proprio nella settimana di ferragosto”? Non si poteva trovare un modo per recuperare le ferie e  il riposo settimanale in altra data e fare in modo di garantire comunque il serivizio?

Forse sì. Il Comune poteva fare qualcosa? Forse sì. Non è che il comune possa obbligare gli operatori a stare aperti, ma ha l’autorità per invitare gli operatori a trovare soluzioni compatibili con le esigenze del pubblico.

Che senso ha parlare di turismo, fare iniziative e progetti per la pormozione della città, se poi chi arriva (e di gente ne arriva) non trova dove prendere un caffè, un cappuccino, una birra fresca o fare una pisciatina?

Stamattina decine di turisti, molti con bambini al seguito, si guardavano intorno increduli…  Un paio di ristoratori, mossi a compassione, hanno offerto la possibilità di andare al bagno, e pure quella di gustarsi un caffè. o un dolcetto per colazione. Non è il loro mestiere, ma hanno cercato di alleviare il disagio.

Perché, diciamolo, fare colazione con i pici all’aglione e una fiorentina, intesa come bistecca, non è per tutti. Molti preferiscono cose più leggere…

Certo, lo abbiamo scritto fino alla noia per anni, se la città si chiama Chiusi e non Aperti una ragione ci sarà. Ma così è troppo.

Far trovare tutti i bar chiusi, la vigilia di ferragosto, equivale ad un autogol clamoroso, di quelli che ti fanno perdere la Champions e ti lasciano fuori dai mondiali. Porsenna si rivolterà nella tomba vedendo in che condizioni è ridotta la sua città e vedendo come i suoi discendenti riescano a farsi male da soli, per fare un giorno di riposo…

Se fosse questione di una sfortunata coincidenza, vabbè… potremmo anche passarci sopra. Ma non è così, perché due bar soli a Chiusi città sono pochi anche se sono aperti tutti e due. E perché a Chiusi Scalo, che  non è un centro storico antico, ma è sempre stata una realtà vivace e vissuta, la situazione è ancora peggiore: dal lunedì al giovedì nessun bar aperto dopo le 22. Impossibile prendere un caffè o bere una birra. Dal venerdì alla domenica bar aperti uno. E quell’uno, sostanzialmente impraticabile per chiunque abbia più di 21 anni e abbia voglia di stare un po’ tranquillo.

Se parliamo di turismo non è certo questo il verso… Siamo sulla strada che va in direzione opposta.

Un tempo, neanche troppo remoto, Comune, associazioni di categoria e operatori cercavano di trovare un accordo e un calendario condiviso per aperture e chiusure e sugli orari di apertura, in modo da contemperare i giusti diritti degli operatori e le esigenze di un servizio accettabile. Possibile che non si possa più fare?

In una situazione del genere, lamentarsi perché la gente non esce più di casa o va altrove, non ha molto senso. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, scriveva Dante nella Divina Commedia. Qui, altro che commedia… Siamo alla farsa, che sfocia in tragedia.

Chiusi, che come dicevamo registra un flusso turistico maggiore rispetto agli anni passati, anche grazie ad azioni promozionali, cade sul… rastrello, facendosi trovare impreparata. E con una immagine da ghost town.

Su primapagina lo scrivevamo già 10 anni fa, ma oggi la tendenza è accentuata: la città somiglia sempre più a quelle mining town americane che dopo aver vissuto periodi d’oro, una volta esaurita la vena mineraria, venivano abbandonate: prima chudevano i general store, poi i barber shop, i maniscalchi, il post office, infine le locande, i saloon e i casini e perfino la stazione ferroviaria, le strade per arrivarci diventavano sempre più polverose e malmesse, fino a scomparire…

C’è da sperare ed agurarsi che i turisti che non hanno trovato un bar aperto per fare colazione o per pisciare, non scrivano niente a tal proposito e che il “passaparola” che sappiamo essere la pubblicità turistica più efficace, non faccia troppi danni per i mesi e gli anni a venire.

Per quest’anno ormai è andata. La debacle di oggi, 14 agosto, rimarrà negli annali, come una vera e propria Waterloo delle velleità chiusine di entrare finalmente in qualche circuito virtuoso. Un po’ come quella dei negozietti dell’operazione Pop Up, sempre chiusi e totalmente ininfluenti…

Per cambiare passo e rilanciare la città serve altro, e serve uno sforzo collettivo e concentrico, di tutti: comune, operatori, associazioni, informazione…  E va alzato non abbassato il livello dell’offerta. Se ognuno antepone al bene della città nel suo complesso il suo personale diritto (sacrosanto, per carità) di fare le ferie e il riposo settimanale e se chi deve dettare le regole del gioco, fissando dei paletti,  non lo fa, si va poco lontano. Anzi ci si ferma e si rotola rovinosamente all’indietro. Sempre più indietro.

m.l.

 

 

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