PROPOSTA AL SINDACO SONNINI (E NON SOLO): UNA GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA, CASA COMUNE DI TUTTI GLI ARTISTI DEL TERRITORIO
CHIUSI – Si è conclusa il 24 agosto scorso la mostra di meridiane e orologi solari “Carpe diem” di Carlo Paggetti, all’orto vescovile di Chiusi. L’esposizione, del tutto insolita, delle “macchine del tempo” ha registrato un grande successo di pubblico e di critica. Moltissimi anche gli stranieri che l’hanno visitata e sono rimasti colpiti non solo dall’ecleticità di Paggetti, pittore, scultore e ceramista che si diletta anche a misurare le ellissi della Terra intorno al sole e a calcolare le ore del giorno, le stagioni, inseguendo meridiani e paralleli, ma anche dal connubio tra questi oggetti per misurare il tempo, appunto, e la bellezza struggente del luogo e dei tramonti che da lì si possono godere là dove spuntano il Cetona e il Monte Amiata.
Il successo della mostra da poco conclusa e anche di quella, sempre di Paggetti, tenutasi tra giugno e luglio al Chiostro San Francesco, così, come della mostra collettiva in corso nella Villa di Dolciano, ci suggeriscono un’idea che vorremmo sottoporre al sindaco di Chiusi Sonnini, all’assessore alla Cultura Mattia Bischeri, ad altri soggetti legati alle attività culturali come la Fondazione Orizzonti, ma anche alle banche, tutte, e in particolare a Banca Tema, per il fatto che è quella con maggiori connotati locali e infine a eventuali privati possessori di edifici dismessi o inutilizzati.
L’idea è questa: realizzare una galleria d’arte permanente, in cui esporre un tot numero di opere di TUTTI gli artisti del territorio, con specifica attenzione (una sala dedicata, per esempio) a quella “covata” di pittori e scultori usciti dalla scuola d’arte e di ceramica creata da Don Manfredo Coltellini negli anni ’50 e ’60, per riunirli, insomma, come in quella scuola, sotto lo stesso tetto. Parliamo del citato Carlo Paggetti, di Vasco Nasorri, Gastone Bai, Piero Sbarluzzi, Mario Battistelli, Giovanni Stefani. Tutti artisti apprezzati, quotati e conclamati. Oltre allo stesso Don Manfredo, cui porebbe essere dedicato uno spazio apposito. 
Senza dimenticare chi è rimasto nel mondo della ceramica come Vincenzo Mencaglia detto “Pippo” o Gianfranco Rocchi e ci scusiamo se ne abbiamo dimenticato qualcuno.
Artisti di Chiusi, di Sarteano, di Cetona, di Pienza, di Montepuciano… Alcuni peraltro non ci sono più. Sarebbe un modo per tenerne viva la memoria.
E oltre alle opere degli ex allievi di Don Manfredo, esporre anche opere donate ai Comuni (vedi la Collezione Pierini a Chiusi) e quelle di altri pittori e scultori della zona usciti da altri percorsi o più giovani come Guido Fei, Gianfranco Gobbini, Roberta Betti, Giorgio Bronco, David Petri, Viviana Tiezzi, Marta Mangiabene, Gino Filippeschi, Andrea Cresti, quest’ultimo indimenticato pittore ma anche rergista del teatro Povero di Monticchiello, morto nel 2021.
E magari anche opere di genere diverso come grafica, design, fotografia, street art (Paolo Scattoni, Marco Mencaglia, Carlo Sacco, Andrea Fuccelli, Falco Luca Poggioni, Ilenia Massai…)
Insomma una sorta di Museo di Arte Contemporanea del territorio. Con la possibilità di ruotare e cambiare le opere dei singoli artisti ciclicamente e di ospitare esposizioni temporanee di artisti di livello nazionale e internazionale, come è avvenuto quest’anno al Festival Orizzonti con l’opera di Mimmo Paladino e come fa la Galleria Spazio Ulisse” di Simone Nasorri, figlio di Vasco.
Perché a Chiusi? Perché la scuola di Don Manfredo Coltellini era a Chiusi. Perché a Chiusi ci sono già tre musei, ma tutti vocati e dedicati al passato e un contenitore dedicato all’arte contemporanea e agli artisti locali sarebbe un richiamo in più e non solo un giusto tributo ad artisti che meritano attenzione e visibilità. Perché Chiusi è baricenterica e ben collegata, quindi facilmente raggiungibile. Ed è anche la cittadina della zona che più di altre incarna e unisce il passato e la modernità. Ma non è detto che o si fa a Chiusi o non si fa… Se c’è qualche altro Comune a cui l’idea piace si faccia avanti.
Perché, in apertura, abbiamo scritto che l’idea è da sottoporre al sindaco, all’assessore e agli enti culturali? Perché per una cosa del genere serve un contenitore idoneo, capiente e fruibile e – a nosto avviso – di carattere e proprietà pubblica.
L’arte è un bene comune. E una galleria del genere non avrebbe molto senso come galleria privata. Perché ciò che proponiamo non sarebbe SOLO una galleria d’arte, ma anche una galleria del “genius loci”, cioè del territorio.
Non sappiamo se al momento esistano locali pubblici idonei disponibili e pronti all’uso. Per questo abbiamo parlato di possibile coinvolgimento delle banche. Gli istituti di credito, a partire da Banca Tema, dei locali inutilizzati e non decrepiti, li hanno. Sulla base di giuste convenzioni, potrebbero anche metterli a disposizione, magari per un periodo di tempo non illimitato, in attesa di…
Una struttura del genere dovrebbe essere ubicata nel centro storico, per ragioni più che ovvie. Ma dato che si parla di arte contemporanea, non sarebbe uno scandalo se trovasse ubicazione a Chiusi Scalo dove di edifici vuoti, ampi e inutilizzati ce ne sono parecchi.
Questa idea parte da una considerazione: gli artisti danno lustro al territorio, ne costituscono la parte creativa, il “lume” che squarcia la nebbia che avvolge le aree periferiche, per questo il territorio deve restituire ai suoi artisti almeno la visibilità, un minimo di riconoscenza, offrendo, appunto, una casa comune. Non un ospizio triste, ma una casa vivace, sempre aperta e sempre “in movimento” dove le opere stesse si confrontano e si fanno compagnia, ma possono anche dialogare con altre che arrivano da lontano e si fermano solo per un po’… Le contaminazioni nell’arte sono linfa vitale e avvengono anche così. Serve però un luogo e l’occasione… E serviranno, nel caso, anche un direttore artistico, una qualche forma di gestione che assicuri la cura e la sicurezza delle opere, la rotazione delle stesse e le modalità di “conferimento” da parte degli artisti, dei loro eredi, degli eventuali enti proprietari. La galleria insomma dovrebbe esporre le opere, ma non acquistarle, ognuna rimarrebbe di proprietà di chi la possiede. E una Galleria-Museo espone, ma non vende. Ovviamente la disponibilità degli artisti o eredi è tutta da verificare. E l’adesione dovrebbe essere libera.
Per capire meglio che tipo di contenitore stiamo proponendo consigliamo una visita alla Fondazione D’Arc a Roma, un ex capannone industriale che ospitava una fabbrica di manufatti in cemento, in zona Tiburtina, che dal marzo scorso ospita opere d’arte del secondo dopoguerra che spaziano dall’astrattismo all’arte cinetica e programmata, dall’Arte Povera all’arte concettuale, per arrivare al post-moderno e ai linguaggi del nuovo millennio.
m.l.
Nella foto di copertina (di Emanuela Cerri Pecorella) una sala della citata Fondazione d’Arc a Roma. In basso l’artista sarteanese Gastone Bai e un’opera di Guido Fei esposta di recente a Spello.









Chiusi è da sempre ricca di talenti che ne caratterizzano l’ essenza, lo spirito, la sua eco nel mondo e nelle epoche. Avere un luogo “dimora” che li ospiti sarebbe davvero un bel modo per apprezzarli
quotidianamente e condividerli nel tempo.
Idea ottimissima. La sposo
Non vorrei essere scambiato per detrattore perchè per ciò che penso su tale argomento può facilmente essere interpretato e vissuto in tale maniera, ma sulle motivazioni che tu giustamente richiami, osservo che esistono da tempi quasi immemorabili e tornano oggi -come si legge dal tuo post- con aggiunta di motivazioni diverse che allargano certamente anche la visione del problema ma che probabilmente tengono in poco conto della natura e tipologia dell’ambiente dove si formano certe idee e soprattutto la politica che le sovraintende, le guida, le sviluppa ma che anche spesso le tampona e che non riesce a farne esprimere le potenzialità.Non sò quanto di questo pensiero transiti nella testa di molti anche in aggiunta a quanto su questo possa esprime la loro critica,ma il sottoscritto pensa che su tale argomento della tua proposta occorrerebbe metterlo in relazione alla politica generale del nostro piccolo paese di provincia.Dico questo soprattutto con riferimento alle energie economiche che questo paese avrebbe avuto da impiegare nel versante di queste idee e di perorare uno sviluppo culturale sia della sua cittadinanza sia di comprensione dei potenziali flussi turistici. E’ la storia del ”sarebbe” in luogo invece a ”ciò che è ”nel contingente,se pensiamo ai flussi di denaro che sono stati consumati nel tempo da diverse legislature a questa parte inclusa quest’ultima,spesi senza che fosse ricavato nulla di concreto che fosse servito allo sviluppo del paese.Vogliamo mettere sul piatto della bilancia il conto di tali impieghi poi risultati idee non redditizie e che assorbono soldi in gironi dei quali non si vede il fondo ? Palapania, SDM, Centro Carni ,solo questi che adesso mi tornano alla mente e che senz’altro a diversi faranno avere un giudizio per il quale mi sono permesso di dire che forse sarò considerato un detrattore,ma è la politica di questi decenni e di come è stata condotta che ha assorbito fiumi di denaro che avrebbero potuto essere impiegati anche nelle iniziatve che dici, costruendo nel tempo una stabile piattaforma da far gestire non ai privati ma ad un pubblico esperto e dedicato, senza intromissione e mediazione di strutture create appositamente di natura associativa che consumano risorse procurando buchi e servono ad avere consensi da amici degli amici. Rispondimi a tale domanda allora : secondo te le risorse impiegate hanno portato beneficio alla gente con magari i programmi di rappresentazioni che ci sono state in tutti questi anni oppure sono stati strumenti usati per una politica culturale limitata nei settori che hanno toccato ? Si può fare un conto finale e soprattutto economico contrapposto ai benefici che abbia portato di tutto questo e pensare ad una alternativa che liberi la popolazione di Chiusi da un giogo che è politico-culturale e serva invece ad una multiforme rappresentazione di ciò che tu hai auspicato nel tuo post ? Dal momento che anche tu mi nomini nell’elenco dei nomi che hai fatto e quindi tirandomi in ballo,sai benissimo che in questi ultimi anni mi sia orientato per il mio centro di interesse che è la fotografia, verso un altro Comune che è quello di Città della Pieve che comunque ha risposto in maniera soddisfacente -seppur limitata e non poteva essere che così- alle mie istanze perchè in quella cittadina ho trovato un terreno fertile nelle persone che è stato annaffiato da volontà non legate alla politica ma ad una visione libera e veramente culturale di ciò che ho presentato.A tale testimonianza tutti possono per esempio che adesso mi viene fuori ricordando l’ultima iniziativa fatta in Aprile-Maggio ma se si và su google e si clicca: ” (ettore)a Palazzo Corgna la mostra di Carlo Sacco” forse si comprende meglio cosa possa scaturire da quel filmato che dura una ventina di minuti e delle potenzialità che esistono nella materia da me trattata rinchiusa nel mio archivio che non può avere comunque una valenza ”paesana” ma che spazia se sapientemente usato in maniera molto più larga comprendendo non solo fotografia ed immagini ma bibliografia e storia.Sembra quasi che voglia farne un mio giocattolino dicendo questo e proporlo alla struttura pubblica, ma tu sai bene perchè ne abbiamo parlato molte volte-ormai da anni-che il mio cruccio attuale è quello di dove finirà tale potenzialità che se non è sfruttata è una trafila inerte di cose, oggetti e di altro e tanto di questo altro che nel ” dopo di noi ” si disperderà inevitabilmente se non affidata ad una struttura pubblica che la possa curare ed usare.Fin’ora così non è stato e ad ogni piè sospinto come vedi ne parlo,per cercare di coinvolgere intelligentemente le persone ma occorre che tali persone siano all’altezza del compito e tutto non può essere lasciato, rinchiuso in scatoloni ed abbandonato e messo da parte in attesa di cosa poi ? Anche nella struttura della Biblioteca a Città della Pieve ci sono quantità innumerevoli di lasciti bibliotecari che non possono essere sistemati e sono in attesa ormai da anni di sistemazione,catalogazione ed impiego. Purtroppo mi rendo conto che i piccoli paesi non hanno le strutture sufficienti per amministrare queste quantità di cose e nell’occasione di cui si parla pur sapendo che parlo in prima persona e questo magari può sembrare antipatico ed anche pieno di-non sò come dire-panegirici personali e vanagloriosi, ma di fronte a tale situazione e condizione ti anticipo che stò cercando il modo che tale ”patrimonio culturale ” possa venir ceduto ad Università come la Federico II” di Napoli oppure a quella di Siena per Stranieri il di cui rettore era Tommaso Montanari con cui presi contato un anno fa ma oltre all’interesse mostrato ed ai vari convenevoli a seguiro dell’incontro poi in mancanza di fondi che potevano essere destinati ad utilizzare il materiale non se ne è fatto di nulla. Questo è quanto mentre il tempo passa per tutti e recita anche giustamente che non si debba essere attaccati alle proprie cose ma quelle dell’Archivio – e tu lo sai bene- rappresentano anche la storia del territorio oltre che ad essere fotografie sono anche socumenti di detta storia ed io mi sento da sempre parte di questo territorio e non vorrei collocarle lontano da esso e quindi anche da un certo punto di vista estraniarle perchè anche la mia famiglia è stata in qualche modo partecipe della storia di questo territorio e non riteng giusto che il territorio stesso ne possa fare a meno.Quando instituii la Onlus ”The Face of Asia” che poi ho chiuso dopo 10 anni poichè ero il solo a lavorarci ed il tempo non mi avanzava, dotai il logo di tale Onlus di una frase :” quello che tieni per te è perduto per sempre, quello che dai agli altri è tuo per sempre” e se ci pensi è un discorso vero e reale ma nella mia immaginazione ho sempre pensato di poter fare una struttura federata fra il Comune di Città della Pieve e quello di Chiusi per un uso culturale allargato delle cose e delle varie materie contenute. Come vedi ancora sono oggi in attesa di tale ascolto da parte della struttura pubblica ma per esperienza più volte ripetuta ho capito e mi sono reso conto che se ho voluto nella vita realizzare qualche programma al quale tenevo ,questo lo dovevo fare da me perchè negli altri non è facile trovare interesse e sensibilità ed anche denaro che possa servire ad un uso culturale, anche perchè le persone ad inviti del genere si comportano tutte principalmente ed inizialmente tutte propense ed entusiaste ma poi con l’andare del tempo rivelano che di interesse ce ne avevano ben poco e siccome questo l’ho sperimentato sulla mia pelle,quando leggo ciò che scrivi e guardando alla politica culturale che dovrebbe essere all’altezza dei suoi compiti in ogni direzione,prima rimango molto scettico e deluso poi mi rendo conto anche con qualche sofferenza psicologica e dispiacere, che si vive in un territorio dove non c’è ciò che tutte le volte si afferma nelle colonne dei giornali, nei media che ” potremmo vivere di cultura perchè è con essa che si possa anche mangiare”.Questi diventano degli slogan che servono ad illudere la gente e magari a farla fruire di tanto in tanto di iniziative sempre più diradate perchè la gente è sostanzialmente quella ”del panino con la porchetta” e questo ormai lo sanno tutti specialmente nel nostro Comune ma anche gli altri non scherzano.E siccome mal comune è mezzo gaudio, allora si va avanti così, pensando alle squadre di calcio, ad cooptare i ragazzini ed a far loro vivere dei momenti di notorietà al pubblico come ho visto anche ai ruzzi, ma pensi davvero che tutto questo sia educazione che possa servire per un futuro oppure serva loro per essere instradati verso un tipo di società che perori crescendo certe cose da cui si traggano soldi per dare calci al pallone ed essere contornati da discorsi che tutto questo aiuti a divenire uomini sociali ? Ho molti dubbi su questo perchè vedo che semprepiù si ammortizza la loro capacità critica e si frenino slanci giovanili perchè attratti solo da certe cose, il chè un domani saranno più schiavi loro di quelli di oggi essendo semprepiù resi inerti e non reattivi per le cose che veramente contano e che possano far aprire gli occhi al mondo che è decisamente più grande dei ruzzi o del sottogrottone contro la fornace. E alora se questo è vero o vero in larga parte è la politica e gli uomini che la guidano ad esserne responsabili sia culturalmente,chè eticamente, chè politicamente. Ed il mio di consenso stai pur tranquillo che non come non lo avevano in passato non ce lo avranno anche per il futuro….e a chi dice che così non si costruisca nulla e tutto questo serva solo ad estraniarsi dalla lotta che pur esiste anche se ha cambiato forma ma non sostanza, rispondo che la piega che ha preso la politica di ogni partito nessuno escluso non mi rappresenta più seppure in gioventu e fino a qualche anno fa ho partecipato soprattuttoa Firenze alla vita politica e sociale,ma che adesso essendo anzianomi stò accorgendo che la politica gestisce una quantità di persone che per vivere la usano e la interpretano sevendosene in maniera perlopiù personalistica esprimento certezze che sono quelle del contrastare i propri avversari facendo si che culturalmente non si abbiano più differenze fra destra ,centro, sinistra e che tutto sia un campo senza alcun valore etico, educativo od umano che instradi le persone a dover desistere da quella che è la lotta per un loro futuro anelato migliore.E questo serve allo scopo di sempre che è quello del dominio di chi ha potere,mentre si comprende che chi si dovrebbe ribellare consapevolmente a tutto questo non lo fa,perchè mancano gli strumenti culturalmente seri e veri. Il sistema questo lo sà e lo coltiva perchè è da questo che dipende il suo futuro e allora la visione di quei ragazzi che in fila vengono presentati al pubblico e credono in quello che viene detto loro con l’altoparlante dai loro imbonitori è funzionale a tutto questo…. Perdonatemi lo sfogo, ma il sottoscritto questa condizione e situazione in cui siamo tutti immersi la vive sostanzialmente così, poi ci potranno essere anche in campo valori autentici-questo di certo non lo nego- tutti siamo stati giovani ed abbiamo creduto a certe cose ed abbiamo avuto interessi molteplici, ma il fatto che il sistema inculchi ai giovani che per esempio giuocare a pallone possa essere la soluzione e da parte delle famiglie sia economicamente ma anche e più ” moralmente” si investa in tali direzioni, fa pensare ed anche nel vedere nel modo di come le stesse persone quali genitori reagiscano e con quale forza incitino i figli a farsi spazio in mezzo agli altri. Spesso vedendo tutto questo c’è da rimanere basiti. E allora alla fine del discorso in quali spazi si possa in un paese ed in un mondo tale pensare di poter vivere con la cultura se le teste sono queste ? E allora proviamo a farle cambiare perchè da sole queste non cambiano ma si riproducono ed ormai tutti i mezzi che usano sono volti a questo e soprattutto ad usare il campo mediatico per raggiungere più teste possibili per il solito e perenne lavoro al quale sono interessate e non al benessere della gente. Lo dicono loro della ricerca di tale benessere della gente, ma chi cerca di aprire gli occhi non può che vedere la situazione intorno a se che degrada in maniera progressiva. In un intervendo di pochi giorni fà su questo giornale citai la massima di qualcuno che diceva:”abbandonate le illusioni e preparatevi alla lotta”.E chi considera tutto questo come” passato” io penso che sbagli.
questa proposta di una galleria-museo permamente di arte contemporanea dedicata agli artisti del territorio ha in sostanza un solo scopo: dare una casa comune e valorizzare un patrimonio culturale altrimenti disperso, frammentato e difficilmente fruibile. E anche a rischio di oblio. E’ fattibile, non è fattibile? Sarebbe utile o no? Dovrebbe essere pubblica o di iniziativa privata? Che tipo di contenitore servirebbe e dove? Ecco, queste sono le domande da porsi e su cui discutere (per cominciare)…. Il resto Carlo sono elucubrazioni che allontanano la discussione dal nocciolo del problema. Per una volta io proverei a restare sull’argomento specifico, ragionando di quello. No? Tradotto significa: tu sei un fotografo che possiede del materiale che in una galleria del genere potenzialmente potrebbe trovarvi posto. Quindi: uno come te può essere interessato a esporre qualche “opera”?
Fermo restando l’interesse da parte mia ad esporre e che non è mai mancato,tant’evvero che ho esposto in diverse occasioni a Chiusi, il ”nocciolo del problema” non è tanto quello che dici tu che può essere comune alle esposizioni di qualsiasi persona in qualsiasi paese ma è tutto il contorno che conta e che possa assicurare una continuità nel tempo. Una esposizione od un lavoro la si può fare e mettere in opera da qualsiasi persona ma ciò che assicura sia la continuità, sia la dedizione del prendersi carico del materiale è un fatto sostanziale che non può mancare e per assicurare questo il settore pubblico e cioè la politica dovrebbe avere un atteggiamento più responsabile e non perdersi nello spezzettamento dell’occasionalità incostante e fuggitiva, ma per far questo occorrono le basi e nel mio di caso di conoscenza dell’uso del materiale e del collegamento con la fotografia ma anche con la storia e con la mostra dell’oggettistica e dei documenti. Fin’ora se mi permetti, per quanto ne sappia io a Chiusi c’è stata sempre una volontà di avere delle presentazioni frammentarie e questo lo si deve all’interesse molto relativo nella materia, perchè sia negli aspetti ricreativi, del tempo libero e soprattutto delle iniziative, le cose si sono fatte ma è mancata la visione di insieme.Per averla c’è bisogno- almeno nella materia della quale parlo che mi riguardi- la visione d’insieme si ha se la materia la si conosca e la si sappia collegare a tutto l resto diversamente viene fuori la frammentarietà e l’impatto culturale che ne deriva ne è sminuito,quasi annullato poichè difficilmente nella testa e nella conoscenza delle persone restano le cose che si sono viste se non vi sia accanto un percortso di conoscenza culturale dei temi trattati. Per dirsela sempre fino in fondo le volte che mi hanno chiesto sia da parte dell’associazionismo sia da parte di singole persone di fare mostre col materiale d’archivio io ho accettato ben volenteri e le ho fatte ma tranne i giorni delle inaugurazioni ( San Francesco, Saletta del Teatro, locali della parrocchia in Piazza Duomo ) l’interesse della gente è stato minimo. Questo dipende non solo forse dalla limitatezza delle esposizioni e dal taglio che gli viene dato e di cui mi assumo la responsabilità ma anche di una diffusione da parte degli organi preposti della pubblicizzazione. Faccio un esempio veloce: la mostra che feci due anni or sono all’interno del Museo Etrusco sul tema archeologico dell’Angkor Wat e che riguardava appunto la Cambogia è stata visitata occasionalmente solo da coloro che avevano acquisato il biglietto per visitare il Museo diversamente non sarebbe stata visitata da nessuno.Questo tanto per fare un esempio. La mostra che feci sul tema del ”Pudding Shop” alla Saletta del Teatro che non era solo fotografica ma riguardava anche la storia del cosiddetto ”grande flusso” che dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra alla fine degli anni ’60 e 70 degli Hippyes che si recavano in india via terra e passando da Istanbul, è stata trasmessa anche alla TV turca con evidenziature delle mie foto e che quindi ha avuto anche un taglio internazionale cosa questa che non ha avuto a Chiusi per esempio e la storia di tale argomento ed i costumi degli Hyppies mostrati,ha ricevuto la visita di pochissimo pubblico alla Saletta del Teatro ( per chi vuole vederne i commenti ed i filmati si vada su You Tube e si clicchi ”cicek cocuklar sultanahamet” e si vedrà che l’interesse internazionale su certi filoni non si è perso nel corso degli anni ma è attuale anche nella ricerca storica e fotografica di quel periodo di ben mezzo secolo fà. Questo per dire che non è vero che ”il nocciolo” riguardi solo il fatto di poter avere o di non avere una struttura dove vengono mostrate le cose e si finisce per decidere che sia meglio e profittevole averla che il fatto di non poterla avere, scoprendo beninteso l’acqua calda, ma il tutto deve essere concertato da una politica che riversi la propria attenzione su di un aspetto che possa essere interpretato e messo al servizio di un pubblico che voglia conoscere, sapere ed essere all’altezza di poter criticare benevolmente o meno i fatti e le iniziative che vengono presentati. Per far questo occorrono menti sganciate totalmente dalla politica e che siano veramente interessate alla valorizzazione di un patrimonio che se rimane nei cassetti non è un patrimonio ma anche avere la facoltà che coloro che mettono in atto certe iniziative abbiano la conoscenza d’insieme e che la sappiano sfruttare per applicarla alle opere debitamente presentate anche certamente in locali consoni. Per fare questo oggi occorrono risorse economiche dedicate e quindi persone che possano crederci cosa che a Chiusi manca del tutto. Io quando ho fatto delle iniziative ho dovuto fare tutto sempre da me solo e nessuno mai mi ha dato una mano,careggiare il materiale che alla mia età diventa uno sforzo grande proprio fisicamente parlando con tutto il resto che ne consegue. L’ultima mostra che ho fatto a Città della Pieve in Aprile ha riscosso successo anche perchè è stata fatta sotto il periodo pasquale di maggior affluenza della gente ed ognuno può andare su Google e cliccare :” (ettore) a Palazzo della Corgnia la mostra di Carlo Sacco” e poi nella seconda pannellata cliccare sulla G colorata di Google. Ecco ciò che volevo significare è quindi che accanto alle cose ed ai materiali occorre la conoscenza di ciò che si vada a trattare ed anche la fantasia e l’immaginazione di come organizzare tutte queste cose. Non si può affrontare un tale problema pensando di dedicare solamente uno spazio fisico a tutto questo. A Chiusi tutto questo manca ed anche se gli spazi bene o male esistono molti sono impresentabili e decrepiti come la Saletta del Teatro ed ecco invece quando si dice di raccordarsi ai soldi spesi in altre occasioni in maniera disinvolta il ragionamento giusto e più consono dovrebbe prendere la direzione considerando che le spese per la cultura siano essenziali.Ciò che nel tempo ho realizzato è di certo una minima cosa ma come ripeto qui si tratta di coinvolgere non l’associazionismo come viene espletato normalmente e che nel suo divenire serve al mantenimento dei voti ma ben altro e tale ben altro è un coacervo di forze che adesso secondo me non esiste ma dal momento che le iniziative le fanno le persone dipende anche da queste avere la fantasia e l’immaginazione necessaria unite alla ricerca di tematiche ma anche di persone che ci possano dedicare ad iniziative culturali che per attrarre gente debbano essere e divenire di livello. In questo momento tale livello manca ed in Chiusi vediamo che si manifestano iniziative che fin’ora di certo hanno fatto sì che hanno assorbito decine e decine di migliaia di euro e che probabilmente fra poco tempo scompariranno o saranno dimezzate proprio perchè Chiusi è un luogo dove mancano le persone e luoghi come i locali, come le iniziative che languono o risultano insufficienti agli scopi che si prefiggono, un luogo dove non c’è la possibilità di comperare un giornale, un libro, un luogo dove la sera d’estate la poca gente ed i pochi giovani si ritrovano sotto un albero a prendere una birra ma che in tutto possono essere non più di venti persone al massimo. Una attuale Civita di Bagnoregio, vicino ad Orvieto detto anche ” il paese che muore”. E dico questo con grande rammarico ma la direzione che ha ormai imboccato credo che sia questa.E noi stiamo a fantasticare ancora nel 2025 sul cosa che ” potrebbe essere ma non è ” e se non si capisce questo non si è capito nulla di quale sia il problema della maggioranza della gente che alla fine è quello solo del panino con la porchetta che debba essere assicurato. Altro non c’è ma è una cruda constatazione. Per verificare la veridicità di questa mia ultima affermazione non posso non ricordare e citare cosa disse un funzionario vietnamita ad un ufficiale americano diversi anni dopo la fine della guerra del Vietnam quando la normalità dei rapporti si era ristabilita fra le due nazioni : ”per la maggior parte della gente la sola ideologia che conta è lo stomaco pieno”.
Sì, ma il nocciolo è questo: qui si parla non di una mostra, ma di una galleria-museo permanente e pubblica, in cui trovino casa, tutti insieme gli artisti del territorio con alcune loro opere che nel tempo possono ruotare e variare. Ospitando anche temporaneamente opere di artisti internazionali. Ha senso una cosa del genere? È fattibile? Dove potrebbe trovare ubicazione? Che tipo di gestione potrebbe/dovrebbe avere? La discussione a mio avviso deve partire da qui. E dare risposte a queste prime domande. Il resto viene dopo.
Mi sembra una bella idea.
Si ho capito, prima la casa poi le fondamenta…..E allora è inutuile continuare la diatriba e porre la casa come valore assoluto se chi ci deve andar dentro ad abitare non sappia di cosa farsene od ospiti persone(figurativo eh ? ) che dormano in tenda perchè la casa bene o male,forse anche più male che bene comunque la si possa trovare od anche costruire ma sulle fondamenta che vi sia gente che possa amministrare la casa non è un terreno per ”dopo” come dici tu. Io facevo riferimento ad una struttura permanente di certo ma anche che non sia amministrata e destinata a come abbiamo visto da persone con legami con la politica perchè sennò diviene un giuochetto dello ”specchio specchio delle mie brame dimmi chi sia il più bello del reame”, perchè caro Marco la politica ormai si pasce di queste cose,presentando quelle che ritiene proprie creazioni o giocattolini per illudere una platea che possa darle il voto ed il consenso e che faccia dire ”hai visto cosa realizza lo schieraento di quel partito ?”.Questo problema esiste e non è nuovo e lo vediamo anche tutt’oggi con le iniziative prese su argomenti come il Poup up ma anche su altro. Invece, per tagliare la testa al toro come sia il sottoscritto chè te ed anche credo e spero molti riconoscano l’utilità di ciò che prospetti, perchè dico io non si possa provare a cambiare il nesso e la direzione sclerotizzata della politica non affidandoci ad essa e prospettando insieme alla maggioranza una struttura simile immettendoci persone che la sostengano e che prestino il loro servizio in maniera anche gratuita visto che per esempio le contrade fruiscono del lavoro gratuito di tanti giovani che vengono coinvolti ma che siano a questo giro sganciati e dico sganciati dalla politica e da chi ci stia dietro (capiscimi cosa voglio dire… ) che rispondano ai requisiti richiesti di conoscenza e di mettere a disposizione le loro idee e lavoro fattivo per una iniziativa del genere ?Perchè non dovrebbe essere possibile creare una struttura con l’aiuto e la progettazione di tutte le forze che possono decidere paritariamente dove la politica non la gestisca di rinterzo con truppe cammellate ? Poi sul fatto che le conseguenze di questo possano venire dopo mi trovi d’accordo perchè non tutto si puo fare in un tutt’uno ma quanto a questo credo che occorra tenere lontano una struttura del genere dagli appetiti dell’associazionismo che di per sè sarebbe una bella cosa come ”valore assoluto” ma quando ci vengono messe le mano organizzativamente dai settori che fanno politica o laica oppure religiosa allora siamo in un altro mondo perchè la CULTURA con la C maiuscola non deve legarsi a queste strutture perchè poi si va necessariamente a finire nelle braccia di chi le gestisce e le indirizza ed invece devono rimanere strutture autonome con un corpo giuridico amministrativo di persone slegate dalla politica alle quali un Comune come quello di Chiusi dovrebbe dare fiducia ed incaricarsi solamente che sia creato un tale servizio che deve rimanere pubblico, aperto e proteso verso il soddisfacimento di bisogni culturali pubblici e gestito in maniera paritaria da tutte le forze. Quando si ha a che fare con l’arte e la cultura occorre essere ricettivi e spaziare in un mondo che abbisogna di critica anche talvolta espletata in maniera forte ma profonda e non superficiale perchè oggi credo che in una società come quella che viviamo ci sia bisogno estremo innanzitutto di conoscenza, di confronti fra piani culturali diversi, e di esaminare le questioni da punti di vista slegati da altri scopi e soprattutto di avere il bisogno di saper riconoscere quando vi possono essere interferenze di altri settori. Solo così credo che si possa erigere qualcosa di credibile, quasi un monumento ” all’indipendenza ”. Credo da come conosco Chiusi che questo non possa essere molto facile, ma ne varrebbe la pena il poterlo creare e ” la stanza o lo spazio” se la vogliono trovare la trovano, più difficile è trovare la forma di essere esenti da condizionamenti perchè questa significherebbe una crescita culturale verso una capacità critica della quale oggi il mondo ha strettamente bisogno, mentre invece stiamo assistendo intorno a noi alla richiesta indiretta di massificazione del pensiero che è la cosa che fa più paura di tutto quanto perchè è da lì che passa la non autonomia delle persone di fronte al sistema che tende a dominarle ed a massificarle.Se potuta realizzare, questa struttura sarebbe veramente una vena che porterebbe linfa vitale nelle menti di ognuno e che chiaramente si spazierebbe non solo verso l’arte e la creatività individuale,ma sarebbe una sicurezza in più affinchè Chiusi non diventi un deserto dei tartari perchè non solo tali sentori ma anche i segni di questo progressivo imbarbarimento ci sono e stanno avanzando.Credo che i cittadini più sensibili se ne siano resi conto e sappiano distinguere le novelline raccontate dalle teste che dondolano incerte quando si dice loro che negando la realtà non si faccia un buon servizio alla comunità, perchè il futuro è già oggi.
L’iniziativa dell’esposizione di pittori chiusini in Biblioteca ha raccolto molti consensi come pure le altre esposizioni citate. Questo,a parer mio, non giustifica uno spazio dedicato in permanenza a opere ed artisti che incarnerebbero il genius loci (va’ a sapere cos’è 🙂 ) Personalmente uso i musei solo come occasione per vedere uno o due dipinti che mi interessano e che trovo solo lì. In sostanza, detesto musei ed affini: sono la perfetta negazione proprio del territorio e delle sue manifestazioni. Sarei d’accordo sull’idea di uno spazio espositivo da utilizzare per esposizioni temporanee di artisti cittadini (ce ne sono molti), uno spazio che consentirebbe non solo di potersi esprimere “fuori di casa” ma anche di confrontarsi con gli altri (per le tecniche coloristiche, per la scelta dei soggetti, per i mille aspetti conoscitivi che un’opera d’arte porta con sé). In fondo, per tutti gli artisti vale l’osservazione di Jean Chapelan: “Uno scrittore non legge i colleghi: li sorveglia”.
Infatti la proposta è di una galleria museo permanente, in cui vengano esposte opere a rotazione degli artisti locali. Più opere di altri artisti in via temporanea. Proprio per consentire confronti, contaminazioni, incontri… Quella che si propone dovrebbe essere, come scritto nell’articolo, uno spazio vivo, in movimento, non uno spazio immobile o ingessato, anche i musei ormai sono tutti così