PROPOSTA AL SINDACO SONNINI (E NON SOLO): UNA GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA, CASA COMUNE DI TUTTI GLI ARTISTI DEL TERRITORIO

lunedì 25th, agosto 2025 / 12:48
PROPOSTA AL SINDACO SONNINI (E NON SOLO): UNA GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA, CASA COMUNE DI TUTTI GLI ARTISTI DEL TERRITORIO
0 Flares 0 Flares ×

CHIUSI – Si è conclusa il 24 agosto scorso la mostra di meridiane e orologi solari “Carpe diem” di Carlo Paggetti, all’orto vescovile di Chiusi. L’esposizione, del tutto insolita, delle “macchine del tempo” ha registrato un grande successo di pubblico e di critica. Moltissimi anche gli stranieri che l’hanno visitata e sono rimasti colpiti non solo dall’ecleticità di Paggetti, pittore, scultore e ceramista che si diletta anche a misurare le ellissi della Terra intorno al sole e a calcolare le ore del giorno, le stagioni, inseguendo meridiani e paralleli, ma anche dal connubio tra questi oggetti per misurare il tempo, appunto, e la bellezza struggente del luogo e dei tramonti che da lì si possono godere là dove spuntano il Cetona e il Monte Amiata.

Il successo della mostra da poco conclusa e anche di quella, sempre di Paggetti, tenutasi tra giugno e luglio al Chiostro San Francesco, così, come della mostra collettiva in corso nella Villa di Dolciano, ci suggeriscono un’idea che vorremmo sottoporre al sindaco di Chiusi Sonnini, all’assessore alla Cultura Mattia Bischeri, ad altri soggetti legati alle attività culturali come la Fondazione Orizzonti, ma anche alle banche, tutte, e in particolare a Banca Tema, per il fatto che è quella con maggiori connotati locali e infine a eventuali privati possessori di edifici dismessi o inutilizzati.

L’idea è questa: realizzare una galleria d’arte permanente, in cui esporre un tot numero di opere di TUTTI gli artisti del territorio, con specifica attenzione (una sala dedicata, per esempio) a quella “covata” di pittori e scultori usciti dalla scuola d’arte e di ceramica creata da Don Manfredo Coltellini negli anni ’50 e ’60, per riunirli, insomma, come in quella scuola, sotto lo stesso tetto. Parliamo del citato Carlo Paggetti, di Vasco Nasorri, Gastone Bai, Piero Sbarluzzi, Mario Battistelli, Giovanni Stefani. Tutti artisti apprezzati, quotati e conclamati. Oltre allo stesso Don Manfredo, cui porebbe essere dedicato uno spazio apposito.

Senza dimenticare chi è rimasto nel mondo della ceramica come Vincenzo Mencaglia detto “Pippo” o  Gianfranco Rocchi e ci scusiamo se ne abbiamo dimenticato qualcuno.

Artisti di Chiusi, di Sarteano, di Cetona, di Pienza, di Montepuciano… Alcuni peraltro non ci sono più. Sarebbe un modo per tenerne viva la memoria.

E oltre alle opere degli ex allievi di Don Manfredo, esporre anche opere donate ai Comuni (vedi la Collezione Pierini a Chiusi) e quelle di altri pittori e scultori della zona usciti da altri percorsi o più giovani come Guido Fei, Gianfranco Gobbini, Roberta Betti, Giorgio Bronco, David Petri, Viviana Tiezzi, Marta Mangiabene, Gino Filippeschi, Andrea Cresti, quest’ultimo indimenticato pittore ma anche rergista del teatro Povero di Monticchiello, morto nel 2021.

E magari anche opere di genere diverso come grafica, design, fotografia, street art (Paolo Scattoni, Marco Mencaglia, Carlo Sacco, Andrea Fuccelli, Falco Luca Poggioni, Ilenia Massai…)

Insomma una sorta di Museo di Arte Contemporanea del territorio. Con la possibilità di ruotare e cambiare le opere dei singoli artisti ciclicamente e di ospitare esposizioni temporanee di artisti di livello nazionale e internazionale, come è avvenuto quest’anno al Festival Orizzonti con l’opera di Mimmo Paladino e come fa la Galleria Spazio Ulisse” di Simone Nasorri, figlio di Vasco.

Perché a Chiusi? Perché la scuola di Don Manfredo Coltellini era a Chiusi. Perché a Chiusi ci sono già tre musei, ma tutti vocati e dedicati al passato e un contenitore dedicato all’arte contemporanea e agli artisti locali sarebbe un richiamo in più e non solo un giusto tributo ad artisti che meritano attenzione e visibilità. Perché Chiusi è baricenterica e ben collegata, quindi facilmente raggiungibile. Ed è anche la cittadina della zona che più di altre incarna e unisce il passato e la modernità. Ma non è detto che o si fa a Chiusi o non si fa… Se c’è qualche altro Comune a cui l’idea piace si faccia avanti.

Perché, in apertura, abbiamo scritto che l’idea è da sottoporre al sindaco, all’assessore e agli enti culturali? Perché per una cosa del genere serve un contenitore idoneo, capiente e fruibile e – a nosto avviso – di carattere e proprietà pubblica.

L’arte è un bene comune. E una galleria del genere non avrebbe molto senso come galleria privata. Perché ciò che proponiamo non sarebbe SOLO una galleria d’arte, ma anche una galleria del “genius loci”, cioè del territorio.

Non sappiamo se al momento esistano locali pubblici idonei disponibili e pronti all’uso. Per questo abbiamo parlato di possibile coinvolgimento delle banche. Gli istituti di credito, a partire da Banca Tema, dei locali inutilizzati e non decrepiti, li hanno. Sulla base di giuste convenzioni, potrebbero anche metterli a disposizione, magari per un periodo di tempo non illimitato, in attesa di…

Una struttura del genere dovrebbe essere ubicata nel centro storico, per ragioni più che ovvie. Ma dato che si parla di arte contemporanea, non sarebbe uno scandalo se trovasse ubicazione a Chiusi Scalo dove di edifici vuoti, ampi e inutilizzati ce ne sono parecchi.

Questa idea parte da una considerazione: gli artisti danno lustro al territorio, ne costituscono la parte creativa, il “lume” che squarcia la nebbia che avvolge le aree periferiche, per questo il territorio deve restituire ai suoi artisti almeno la visibilità, un minimo di riconoscenza, offrendo, appunto, una casa comune.  Non un ospizio triste, ma una casa vivace, sempre aperta e sempre “in movimento” dove le opere stesse si confrontano e si fanno compagnia, ma possono anche dialogare con altre che arrivano da lontano e si fermano solo per un po’… Le contaminazioni nell’arte sono linfa vitale e avvengono anche così. Serve però un luogo e l’occasione… E serviranno, nel caso, anche un direttore artistico, una qualche forma di gestione che assicuri la cura e la sicurezza delle opere, la rotazione delle stesse e le modalità di “conferimento” da parte degli artisti, dei loro eredi, degli eventuali enti proprietari. La galleria insomma dovrebbe esporre le opere, ma non acquistarle, ognuna rimarrebbe di proprietà di chi la possiede. E una Galleria-Museo espone, ma non vende. Ovviamente la disponibilità degli artisti o eredi è tutta da verificare. E l’adesione dovrebbe essere libera.

Per capire meglio che tipo di contenitore stiamo proponendo consigliamo una visita alla Fondazione D’Arc a Roma, un ex capannone industriale che ospitava una fabbrica di manufatti in cemento, in zona Tiburtina,  che dal marzo scorso ospita opere d’arte del secondo dopoguerra che spaziano dall’astrattismo all’arte cinetica e programmata, dall’Arte Povera all’arte concettuale, per arrivare al post-moderno e ai linguaggi del nuovo millennio.

m.l.

 

Nella foto di copertina (di Emanuela Cerri Pecorella) una sala della citata Fondazione d’Arc a Roma. In basso l’artista sarteanese Gastone Bai e un’opera di Guido Fei esposta di recente a Spello.

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×