BIDEN O PUTIN? DA POST COMUNISTA DICO MEGLIO BIDEN

giovedì 18th, marzo 2021 / 12:01
BIDEN O PUTIN? DA POST COMUNISTA DICO MEGLIO BIDEN
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CHIUSI – “Che Vladimir Putin, ex iscritto al Pcus, ex dirigente dei servizi segreti sovietici, sia tra i leader più acclamati della destra mondiale, fautore attivo dell’ascesa di Trump, idolo dei sovranisti d’Europa, “amico Putin” del Berlusca, ora del Salvini, è cosa che fa molto riflettere: specie noi nati nei ruggenti Cinquanta, nel pieno della Guerra Fredda, quando il braccio di ferro tra America e Russia incarnava lo scontro titanico tra capitalismo e socialismo. Con il suono dell’Internazionale nelle orecchie, mai avremmo potuto pensare che la Russia si sarebbe contrapposta all’America, di lì a breve, nel nome del nazionalismo; e per conto della destra mondiale riorganizzata su basi autocratiche, antieuropee, tradizionaliste, religiose (nel senso confessionale del termine), plutocratiche. Invece è proprio così che è successo. E i pessimi rapporti tra Biden e Putin dicono che niente come un democratico alla Casa Bianca può dispiacere a Mosca, e che l’ostilità è ricambiata”. Michele Serra su Repubblica.

L’ho già scritto ieri,a proposito di un suo pezzo sullo Ius Soli, Letta e Salvini: il suo “buonismo da bravo ragazzo di sinistra con la pancia e il portafoglio pieni” non mio piace, anzi a volte mi disturba. Anche il giornale su cui scrive che un tempo mi piaceva e che ho comprato per 40 anni, non mi piace più. Per niente. Eppure mi capita spesso di trovarmi d’accordo con quello che scrive Michele Serra. Ieri sullo Ius Soli, oggi su Putin e la democrazia. Due volte i due giorni consecutivi. Concordo con la conclusione di Serra: “Il dubbio, non trascurabile, è che il ribaltamento ideologico sia, tutto sommato, abbastanza relativo. Che la carica virale antidemocratica del comunismo sovietico fosse così alta da sopravvivere facilmente alla morte del comunismo stesso, lasciando profonde tracce nelle società dell’Est. Radicalmente mutato l’assetto di potere, dall’oligarchia del partito unico alle oligarchie economiche, che si sono messe in tasca in un baleno l’immenso patrimonio dell’ex Unione Sovietica, affamando gli espropriati come e peggio che nell’epoca zarista, quello che non è cambiato è il nemico: che è la democrazia. Questo, ovviamente, ce la rende ancora più preziosa”.

Esatto, io e Michele Serra siamo della stessa generazione. Entrambi abbiamo votato Pci negli anni di Berlinguer. Lui è ovviamente più bravo, io meno; lui scrive per un grande giornale, io per questa testata locale, della provincia profonda; lui è sicuramente benestante, io meno… Ma il pedigree, la cultura di fondo, come si diceva un tempo, quella è. Io sono leggermente più incazzato e meno buonista, ma è solo una questione di condizione. Il “sentire è comune”.
E anche io preferisco la democrazia imperfetta e piena di falle ai “partiti unici” e alle oligarchie, preferisco il Democratico Biden, che non sarà Che Guevara e neanche Corbyn o Bernie Sanders, all’ex comunista Putin e non solo perché preferisco le chitarre di Springsteen e dei rockers californiani alle balalaike e i poeti della beat generation agli scrittori russi.  Devo dire che neanche quando cantavo nelle manifestazioni di piazza l’Internazionale non ero per nulla attratto dall’Unione Sovietica e dai regimi dell’Est. Non mi piaceva niente di quel tipo di società. Non sono mai stati filosovietico neanche quando ero un militante e un dirigentino locale del Pci, dove di filosovietici ce ne erano parecchi e si ostinavano a non vedere…
Mi piaceva poco anche a società americana di Nixon, della guerra del Viet Nam e della segregazione razziale, ma avevo la speranza che quest’ultima fosse in qualche modo riformabile, migliorabile (e in parte è successo). Quella sovietica no. Si capì con Gorbaciov che la speranza era destinata a soccombere (come  poi è successo). Con la certezza che il post-comunismo non fosse certamente migliore, perché gli oligarchi erano e sono alla fine gli stessi che prima comandavano nel partito unico, come Putin…  Che, come dice Michele Serra, oggi è l’amico e il modello dei sovranisti e della destra più estrema. Non mi piace il buonismo della sinistra politically correct, ma ancora meno chi fa avvelenare i dissidenti e fa fuori i giornalisti con una facilità e una nonchalance che fanno impressione, rispolverando parole e metodi da Kgb, senza pudore.
Quindi in conclusione, anche dalle periferie, dagli avamposti della provincia più profonda e sonnacchiosa, è bene tenere la barra ferma sulle questioni di principio, cercando sempre di aver ben chiaro chi chi sta dalla parte giusta, pur con molti limiti e magagne, e chi da quella sbagliata, anche se apparentemente dalla parte del popolo. Il populismo, qualunque sia il suo colore, non mi pare una buona medicina. Anzi – per rimanere sull’attualità – mi sembra un vaccino capace di estirpare certe malattie della politica e della gestione del potere. Tutt’altro.
m.l.
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