CURE ANTI COVID E PLASMA IPERIMMUNE: AZIENDA TOSCANA TENTA IL SUPER BUSINESS? E’ L’AZIENDA DI FAMIGLIA DEL CAPOGRUPPO PD AL SENATO

mercoledì 27th, maggio 2020 / 23:01
CURE ANTI COVID E PLASMA IPERIMMUNE: AZIENDA TOSCANA TENTA IL SUPER BUSINESS? E’ L’AZIENDA DI FAMIGLIA DEL CAPOGRUPPO PD AL SENATO
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Che la pandemia di covid 19 abbia scatenato oltre a rischi e paure anche una grande quantità di “appetiti” economici e una vera e propria guerra scientifico-commerciale legata alla ricerca, produzione e messa in commercio del vaccino e alle possibili cure, è cosa nota e sotto gli occhi di tutti, altrimenti non ci sarebbero ricercatori attivi e impegnati in tal senso in molti paesi del mondo, dagli Usa a Israele, dall’Olanda all’Inghilterra, dal Canada all’Italia ecc.  Perché invece di creare una task force con le menti migliori e metterla al lavoro nel laboratorio migliore, corre ognuno per conto suo? La risposta è semplice, perché chi arriva primo fa tombola. Come è sempre avvenuto.Ma il business, come dicevamo non è legato solo al possibile vaccino, interessa anche i farmaci o le possibilità di cura. Si è parlato molto, nelle ultime settimane del plasma iperimmune, per esempio. Che è una cura “antica” usata fin dai tempi della Spagnola, nel 1918, ma che adesso, con le nuove tecnologie e i passi avanti fatti dalla ricerca medica può essere creato anche in laboratorio e non solo ricavandolo dai malati guariti.Della possibilità di utilizzare il plasma iperimmune si è occupato anche il Parlamento italiano, con una audizione in Senato alla quale sono intervenuti il Prof. De Donno e – un po’ a sorpresa, cioè senza che fosse invitato (così è stato detto da due giornalisti della trasmissione Tv le Iene), il presidente di Kedrion Biopharma Paolo Marcucci, il quale ha presentato un progetto farmaceutico sull’utilizzo, appunto del plasma contro il coronavirus.

Ne parliamo qui su primapagina, perché la vicenda riguarda in qualche modo la Toscana e pure la politica toscana. Ed ha risvolti economici rilevanti, non solo sanitari e farmaceutici.

Sì perché… 1) il business del plasma, che viene donato gratuitamente da molte persone che hanno superato la malattia e hanno sviluppato gli anticorpi (lo ha fatto per esempio anche i consigliere regionale Stefano Scaramelli insieme alla moglie, con tanto di selfie sulla poltrona del prelievo…) vale, secondo molti osservatori e commentatori, “svariati miliardi di euro”.

2) Kedrion Biopharma è una multinazionale farmaceutica che ha sedi in tutto il mondo, ma quella principale è in Toscana, ed è della famiglia Marcucci. Paolo,il presidente, è fratello di Marialina che è stata vicepresidente della Regione Toscana per diversi anni ai tempi di Vannino Chiti, e l’altro fratello Andrea è nel consiglio di amministrazione dell’azienda e anche capogruppo del Partito Democratico al Senato. Ma viene da altre storie.

Anche se  ha solo 55 anni, Andrea Marcucci è politico di lungo corso. E’ parlamentare dal 1992. Fu eletto per la prima volta alla Camera per il Partito Liberale. Ci riprovò senza successo con la Margherita. E’ entrato nel Pd al momento della fondazione nel 2007, è stato sottosegretario nel governo Prodi ed è senatore dal 2008.  Molto vicino a Matteo Renzi, è rimasto nel Pd dopo la scissione di Italia Viva. Ma resta un personaggio di destra (magari la destra liberal) accasatosi nella sinistra. Di strane conversioni folgoranti è pieno il mondo.

Dei tre fratelli Marcucci quella più di sinistra – se così si può dire – era ed è senza dubbio Marialina. Non Andrea

Che di mestiere, come gli altri due, fa l’imprenditore, nella Kedrion. La quale Kedrion ha siglato una partnership con Kamada, che è una eccellenza israeliana delle biotecnologie. “L’idea è quella di renderle disponibili in termini farmaceutici. Dal plasma si arriverebbe a un vero e proprio farmaco, che non servirebbe solo a curare i malati, ma anche per rafforzare le difese immunitarie di coloro che sono in prima linea. Dai medici, agli infermieri”. Così ha spiegato Paolo Marcucci in Senato.

I giornalisti de Le Iene hanno interpellato anche il professor Santin dell’università di Yale per sapere se e quanto il plasma standardizzato farmaceutico costerà di più di quello delle donazioni. “Stiamo parlando sicuramente di migliaia di dollari, contro i meno di 100 dollari che in questo momento costa una sacca di plasma. Sapendo però bene che questo si trasforma poi in un farmaco. Guarda che i farmaci vengono ricaricati dieci, cento, mille volte sul costo reale. E le case farmaceutiche producono un prodotto per guadagnarci”, ha risposto il professore di Yale… Sempre i giornalisti de Le Iene si sono domandati se è normale ed etico fare business sul plasma che la gente dona gratis. Perché è solo gratis che si può donare. E la domanda l’hanno rivolta anche ad alcuni donatori. I quali hanno, in maggioranza risposto che sarebbe uno scandalo…

Non è certo una novità che le case farmaceutiche tentino di fare business sui farmaci, lo dicevamo all’inizio. E le case farmaceutiche non sono enti di beneficienza. Neanche quelle gestite da famiglie “progressiste”. Questo è chiaro. “Business is business”, dicono gli anglosassoni, cioè gli affari sono affari. E’ il mercato bellezza!

In questo caso però la questione chiama in casa la politica, perché la decisione di procedere con la produzione di plasma in laboratorio è una decisione politica. E se un esponente di uno dei partiti di governo ha le mani in pasta (o in provetta) qualche problemino di conflitto  di interessi forse sussiste. E poi c’è anche un’altra domanda: se si deciderà di industrializzare la produzione del plasma iperimmune, questa cosa chi la gestisce, il pubblico o i privati?

Nell’audizione in Senato l’intervento a sorpresa di Marcucci è sembrato finalizzato a dire ‘lo facciamo noi!”

Ora è evidente che tutti noi abbiamo interesse al fatto che si trovino soluzioni per la cura del covid 19 e che ciò avvenga prima possibile, soprattutto finché non sarà trovato un vaccino efficace.  Ma – come è emerso nella trasmissione de le Iene – la questione presenta dei punti un po’ nebulosi. Nulla di illegale, sia chiaro. Il problema è politico. E in questo caso il personale è politico, come si diceva negli anni ’70.

Il Pd che finalmente, dopo anni di ubriacatura neoliberista e di furia privatizzatrice anche in campo sanitario, è tornato a parlare di rilancio e difesa della sanità pubblica, può permettersi di avere un suo esponente di spicco – il capogruppo al Senato – invischiato nel business del plasma con una azienda di famiglia? La domanda ci pare legittima e pertinente e, nel nostro piccolo, la giriamo al governatore della Toscana Enrico Rossi, ai sindaci Pd che si sono battuti come leoni nei giorni dell’emergenza. La rivolgiamo a Stefano Scaramelli che è presidente della Commissione sanità della Regione e il plasma lo ha donato. E la rivolgiamo anche a tutti quegli operatori sanitari che hanno rischiato la vita in prima linea e ai cittadini che sono stati male o hanno avuto vittime in famiglia e  che magari votano Pd e sostengono orgogliosamente il governo in carica.

Marcucci in prima persona dovrà spiegarla bene questa storia, in modo da fugare ogni dubbio.

Se poi qualcuno ci spiegherà anche cosa ci incastra uno come Andrea Marcucci con il  maggior partito della sinistra, gliene saremo grati.

m.l.

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