CHIUSI: LA LEGA PIAZZA LA BANDIERINA SULLA BATTAGLIA “NO CARBONIZZATORE”, MA SBAGLIA IL POSTO

giovedì 21st, novembre 2019 / 17:05
CHIUSI: LA LEGA PIAZZA LA BANDIERINA SULLA BATTAGLIA “NO CARBONIZZATORE”, MA SBAGLIA IL POSTO
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CHIUSI -Volano corvi verdognoli sul cielo di Chiusi e si avvicinano gli sciacalli.

Sulla rivista on line Centritalianews si legge: “Venerdì 22 novembre, alle ore 10.30, la senatrice Tiziana Nisini, responsabile provinciale di Siena della Lega, ed il consigliere regionale del Carroccio Marco Casucci, incontreranno i giornalisti nel sito dove è previsto l’impianto del “Carbonizzatore” agli ex Macelli a Chiusi”.

Un annuncio shok. Altro che zona industriale! La Lega viene a Chiusi a svelare l’imbroglio vero: Acea il carbonizzatore non lo vuol fare nell’area ex centro Carni, ma a ridosso di Porta Lavinia, l’unica porta antica della città rimasta in piedi, a 5 metri dai vecchi lavatoi di cui  il Comune  ha annunciato l’imminente restauro. Perché gli ex Macelli sono lì, non alle Biffe,  Facile immaginare che i lenzuoli con la scritta “No Carbonizzatore” cominceranno a spuntare come funghi anche a Chiusi Città, al Monte e a Montevenere. Un’industria insalubre attaccata alle mura del centro storico? Ma neanche per sogno. No pasaran! E la Lega proprio lì terrà la sua conferenza, nel luogo del misfatto! Agli Ex Macelli. Così ha scritto.

Li stavamo aspettando i leghisti, ed eccoli con i loro colonnelli che arrivano a Chiusi a mettere il cappello e la propria bandierina sulla battaglia del Comitato Aria e di tanti cittadini. Lo ha già fatto nei mesi scorsi la Lega con volantini e prese di posizione e lo stesso consigliere regionale Casucci si è fatto fotografare in prima fila all’assemblea del Comitato Aria il 31 ottobre. Fa niente se Salvini propone di costruire un inceneritore per provincia, a Chiusi in questo momento il vento dice NO Carbonizzatore e la Lega cavalca l’onda come i surfisti di “Un mercoledì da leoni”.

Solo che il fatto che nell’annuncio della conferenza stampa di domani abbiano sbagliato il nome del posto, la dice abbastanza lunga su quanto siano addentro alla questione. Parlare di ex Macelli, per dire ex Centro Carni è più di un lapsus freudiano, vuol dire che i due esponenti della Lega e il loro ufficio stampa non sanno cosa sia o sia stato il Centro Carni. E forse non sanno nemmeno dove si trova di preciso. E sanno molto poco anche di Chiusi. 

Ma l’impressione è che alla Lega interessino poco l’impianto Acea o i rischi per la salute dei cittadini di Chiusi e dintorni e che il partito di Salvini sia piuttosto interessato al vento chge tira, ai voti che può lucrare da questa vicenda. Di sicuro la Lega vede nella grande mobilitazione anti carbonizzatore, ma anche contro il sindaco Bettollini e la maggioranza Pd-Psi, un grimaldello per fare breccia anche a Chiusi, nel 2021, quando si voterà per il Comune. Ha già conquistato Chianciano, Siena, Città della Pieve, Fabro… Chiusi è considerata un baluardo della sinistra di governo, uno degli ultimi fortini, i questo territorio un tempo rtaccoforte rossa, forse quello più significativo e il più a portata di mano, dato che si voterà tra un anno e mezzo, e far saltare il governo di sinistra a Chiusi sarebbe un segnale dirompente. Come la Breccia di Porta Pia.

La Lega, con Salvini in testa, è un partito in campagna elettorale permanente. Chiusi con questa vicenda sul caso Acea, è in questo momento un campo di battaglia, un terreno fertile per provare a raccogliere applausi e consensi.

Anche altri, in questi mesi e settimane, partendo dalla questione Acea, hanno dipinto Bettollini e i suoi come gli ultimi giapponesi asserragliati nella jungla a difesa del bidone vuoto, o peggio ancora come Ceasescu e la moglie prima della fucilazione a furor di popolo. Cioè come figure di un “regime in disfacimento e prossimo alla caduta”, tutte espressioni che adombrano un obiettivo diverso dal mero stop al carbonizzatore: il rovesciamento o la cacciata di Bettollini e del Pd dalla guida del comune, come è già successo in altri paesi e in Umbria.

Non c’è nulla di strano nel fatto che partiti o movimenti politici tentino di accreditarsi come sostenitori di una battaglia sopratutto per accaparrarsi voti,  è ingenuo pensare ad un sostegno disinteressato. Ed è anche normale una certa trasversalità di una battaglia come quella contro il carbonizzatore Acea.

Meno normale però è la saldatura stretta e l’assenza di distinguo tra forze che dovrebbero essere lontanissime. Il fronte del NO all’impianto Acea, che si sta spostando sempre più verso un NO a prescindere, senza troppe discussioni o valutazioni sugli aspetti controversi,  annovera infatti la Lega e il Partito Comunista, la destra-destra (Fratelli d’Italia, Forza Italia) pievese e i podemos chiusini che si dichiarano di sinistra anche nella denominazione sociale, parte di 5 Stelle e anche qualche sindaco o esponente Pd (vedi Paolo Scattoni o il sindaco e il capogruppo di maggioranza di Cetona)…

Un fronte del Sì, come abbiamo già scritto altre volte non esiste. C’è chi dice “vediamo cosa esce dal confronto in sede di inchiesta pubblica e poi valutiamo”, che non è un no a prescindere, ma non è neanche un sì.

 

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