LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “NON E’ STATO NESSUNO”, IL GIALLO D’ESORDIO DI LORENZONI. RILEGGERLO A 10 ANNI DALL’USCITA PUO’ TORNARE UTILE

martedì 23rd, luglio 2019 / 11:44
LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “NON E’ STATO NESSUNO”, IL GIALLO D’ESORDIO DI LORENZONI. RILEGGERLO A 10 ANNI DALL’USCITA PUO’ TORNARE UTILE
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CHIUSI – Con questo  caldo cosa c’è di meglio che sedersi all’ombra e leggere un buon libro?  Ecco, io un libro da proporre ce lo avrei.  E’ un romanzo uscito esattamente dieci anni fa a cura di Marco del Bucchia editore.

E’ curioso raccontare come mi sia finito tra le mani questo volumetto poiché, pur conoscendo l’autore ignoravo completamente la sua  esistenza.

Pochi giorni fa mi trovavo nei pressi della stazione Santa Maria Novella a Firenze, mancava quasi un’ora alla partenza del mio treno e mi sono intrufolata per puro caso all’interno di una libreria, a me nota da tempo, per abbattere la noia dell’attesa.

Sapevo che in un’ala del negozio è presente uno spazio destinato all’editoria indipendente nel quale mi è capitato più di una volta di trovarvi letture  interessanti anche se di scrittori poco conosciuti, poeti locali o dialettali talvolta anche poco acclamati dalla critica di élite ma che invece nascondono in sé  un notevole spessore  stilistico e  sentimentale. Tali testi occupano uno spazio esiguo all’interno di uno scaffale classificato dai librai con l’appellativo “VARIE”.

Ebbene,  in quel tardo pomeriggio tra le “VARIE” spunta fuori un romanzo del quale mi suona familiare il cognome dell’autore: “Lorenzoni”

Lo guardo e penso subito al direttore di “Primapagina”, il quotidiano on line con il quale collaboro e per il quale scrivo recensioni di libri o spettacoli teatrali a seconda di cosa mi passa per la testa. O meglio con ampia libertà di azione. Generalmente il direttore mi dà abbastanza campo libero sui temi da trattare. E’ piuttosto “liberal” in questo.

Il titolo del romanzo giallo  è “Non è stato nessuno”, giro sulla quarta di copertina e constato che il fondatore del giornale e lo scrittore del libro sono la stessa persona; “Strano” penso, “Non mi aveva mai detto di aver scritto un giallo”, ma comunque la cosa ci stava tutta essendo egli una persona schiva e riservata.

Confesso che non sono un’amante dei thriller  e sono stata spesso dell’idea  che i giornalisti, sia per stile che per vocazione, scrivano bene soprattutto testi destinati ad una stampa veloce e che abbiano poca affinità con le storie lunghe che ambiscono a durare nel tempo.

Ho tenuto il libro in mano per un po’, pensando se l’acquisto ne valesse la pena… Ho tergiversato, poi alla fine mi sono decisa, l’ho preso pensando :“Tanto se mai lo regalo a mio padre.”

Ci tengo a precisare che il motivo per cui mi sono decisa per la transazione non è stato il fatto che Lorenzoni sia il mio direttore, né tanto meno per passare 110 minuti di interregionale a leggicchiare qualcosa, avevo altro nella borsa, piuttosto è stata l’ambientazione della storia a convincermi.

Ebbene, il direttore 10 anni fa, pubblicò il giallo e, durante la sua stesura avvenuta tempo prima, pensò di ambientarlo a Chiusi. I fatti storici ivi riportati e realmente accaduti si alternano sapientemente a quelli di pura fantasia dando origine ad una narrazione scorrevole e avvincente.

Il mio scetticismo sul genere del romanzo si è comunque protratto nel tempo, al fischio di partenza del capotreno ho iniziato a leggere il capitolo uno “La luna sul lago”, onestamente credevo di fermarmi poco dopo.

Ebbene la storia invece è decollata da subito,  tratta di un omicidio avvenuto in estate nei pressi del Chiaro di Chiusi in una notte di luna. Un anziano signore di Napoli, Antonio Raimondi, amante dell’arte e della storia, perde la vita in circostanze assolutamente anomale. Un colpo di pistola in un posteggio, davanti alle tombe etrusche. Piena campagna…

Il cadavere viene rinvenuto sulla sua macchina una BMW scura parcheggiata sul piazzaletto davanti alla famosa Tomba della Scimmia, nei pressi del lago; la prima ipotesi è che si tratti di i suicidio poiché l’arma viene ritrovata sulle mani della vittima, ma si capisce benissimo che non è stato lui a sparare il colpo.

Il lettore viene  da subito travolto e trasportato con impeto al centro della vicenda.

Non ci sono descrizioni introduttive, all’inizio si danno pochissime informazioni sul personaggio, lo stile giornalistico, tipico di Lorenzoni, in questo è spietato; si presenta senza preamboli, senza preliminari, cattura e basta, segue le logiche del mercato: “Mi hai messo gli occhi addosso e adesso non ti mollo, mi leggi fino alla fine !”sembra dire al lettore.

Il romanzo è così, scorre veloce, pagina dopo pagina la storia prende corpo si vivacizza,  ti afferra e ti butta dentro a luoghi e situazioni servendosi dei personaggi  che sono dotati di un’intelligenza sottile, svegli e pronti a tutto pur di capire e di trovare il bandolo della matassa.

L’autore li propone piano, con riluttanza, li fa scoprire poco a poco. I loro caratteri vengono fuori con discrezione; ciò che imprigiona il lettore è l’accadere dei fatti, il susseguirsi della vicenda, la cronaca che diventa storia,e viceversa,  il mistico che diventa mistero.

A stare dietro a tutto questo groviglio di situazioni è il protagonista; un giornalista, Lorenzo Marchi, schietto e impegnato, un uomo dall’animo nobile e mosso da un profondo desiderio di verità intesa come valore assoluto che va perseguito fino in fondo, fino alla fine, fino all’eccesso anche a costo di rimetterci la pelle.

Egli non si tira indietro per cercare scoprire il colpevole, o cosa c’è dietro quello strano omicidio,  neanche  quando sono le istituzioni stesse a farlo. Ironico e passionalmente motivato cerca di indagare prima sulla vita passata di Antonio Raimondi poi sulle vite di coloro  che gli sono gravitati intorno, a partire dal lontano 1944 quando l’anziano signore era soltanto un ragazzo  e viveva la guerra in prima persona come soldato.

Si trovava  a Chiusi a quel tempo, sbandato, come tanti dopo l’8 settembre. Voleva tornare a casa, a Napoli, ma a Chiusi in quei giorni c’era la linea del fronte… Il ragazzo stava insieme agli sfollati chiusini nei pressi delle tombe etrusche, zona lago. E proprio durante la sanguinosa battaglia del giugno ’44 assiste  ad uno strano episodio, vede le SS caricare delle casse nelle tombe e  portarle nella Cattedrale di San Secondiano, poi vede un ufficiale e un granatiere far fuori i loro commilitoni che avevano trasportato quelle casse…

Dopo questa vicenda la vita di Antonio Raimondi cambia radicalmente. Da “preda” come era in quei giorni del ’44 a Chiusi a “cacciatore”.  Fino in America latina, in Argentina, poi in Uruguay, in Cile…  alla ricerca di qualcuno o di qualcosa, una vita  quasi solitaria, allietata da qualche donna ogni tanto, dedicata alla scoperta della verità e al ritrovamento  di una logica che il secondo conflitto mondiale aveva  ridotto ai minimi termini, aveva desublimato e ridotto a grado zero annientando l’umanità di tutti.

Sopravvivere alle tragedie umane è possibile soltanto se ci si avvale di un obiettivo, ognuno ne sceglie uno per sé; che sia provvedere alla sopravvivenza dei propri figli oppure arrivare alla conoscenza della verità di qualcosa poco importa, ciò che è vitale invece è avere piena consapevolezza che questo obiettivo, se perseguito onestamente, può salvarci dall’eterno dolore.

E’ questo ciò che ha fatto durante la sua lunga vita Antonio Raimondi, ricercare il perché di quel massacro crudele ed inaspettato fuori della cattedrale; tale ricerca senza tempo che lo ha portato ai confini del mondo  lo ha salvato distogliendolo dal ricordo della somma di tutte quelle atrocità che ogni guerra porta con sé.

Nel suo immaginario gli orrori dilaganti del conflitto mondiale sono  stati sostituiti dalla ricerca ossessiva della verità sulle casse occultate e sull’eccidio e ciò gli ha  consentito di non perdersi e di superare le amare ferite emotive tracciate nell’animo umano da un conflitto di tale portata.

Sette esoteriche, massoneria, segreti militari; un quadro della cattedrale di Chiusi al quale è stata rubata soltanto parte della cornice e che pare essere un indizio; due  omicidi concatenati a quello di Antonio complicano la vicenda che Marchi giornalmente si trova a condurre. Tutto questo e molto altro è ciò che viene proposto all’interno del romanzo.

Lorenzo Marchi, giornalista navigato ma pur sempre un giornalista di provincia, si trova a dover fare i conti con una situazione più  adatta ai servizi segreti che a lui.  Deve ricercare, stanare scovare, fare domande e seguire piste che talvolta non lo portano a nulla. Lui e il suo amico, collaboratore e fotografo Carlo Sacchi sono una squadra; a volte ironici e a tratti disperati, sono due uomini soli che non possono chiedere aiuto a nessuno. Anche lo Stato è assente, polizia e carabinieri sono propensi a chiudere il caso con la dicitura:”Omicidio passionale tra Gay” poiché le morti di Raimondi e  del suo amico storico, proprietario di una galleria d’arte in una città dell’ Umbria, sono due morti anonime, due anziani che non meritano il tempo di nessuno, soprattutto ad agosto quando il personale ha il sacrosanto diritto di andare in ferie.

Qualcuno però, inaspettatamente, arriva a dare una mano, qualcuno che non ci si aspetta, anzi all’inizio pare anche un personaggio un po’ sinistro, scomodo, uno che forse potrebbe piantare solo grane invece  che aiutare a risolvere la questione.

Ci troviamo di fronte ad una persona illuminata  dall’amore per la ricerca, dalla convinzione che il vero sia l’unica arma contro il vuoto e la pochezza del nulla. Marchi e Sacchi con lui si avvicinano alla verità, la sfiorano, la toccano, ma non la raggiungono. Ci vorranno anni perché si possa scoprire come siano andate realmente le cose e la chiave di tutto Lorenzoni la mette in mano ad una donna. Anche lei entra in scena in modo inaspettato, così di botto, come l’omicidio dell’inizio. Da romanziere l’autore  si fa di nuovo giornalista, lo stile ritorna ad essere breve, scarno incisivo; lei, Isabel, come una Beatrice che aspetta Dante alle porte del paradiso conferisce al pool, ormai concentrato da tempo su altri casi e altri grattacapi, la giusta chiave di lettura per concludere finalmente tutta l’ingarbugliata vicenda.

Un bel racconto questo di Lorenzoni, ricco di artifici tematici, nonché solido e coerente nella struttura. L’autore lo definisce ‘giallo’ nella copertina ed io per non contraddirlo (mai contraddire i direttori) mi associo a tale definizione poiché nel bene o nel male di tre omicidi si parla.

Ma più che di un giallo secondo me si tratta di un romanzo sulla storia, sulla politica e sui vizi e malefizi di questo tempo un po’ bastardo che ha visto, dopo due conflitti bellici di portata mondiale, pochissimi anni di luce vera. C’è l’amarezza e a delusione di chi si è sentito abbandonato e tradito (i partigiani Hermes, Teresa, e il chiusino Allori che non riconsegnò il fucile dopo la Liberazione), c’è la fatica dei “periodistas” di provincia costretti a combattere contro mulini a vento e muri di gomma.

Lorenzoni in questo lavoro indubbiamente narra, imbastisce, trama, racconta episodi di storia vera locale, nazionale e internazionale e li intreccia con un po’ di fiction. Ma oltre a tutto questo il direttore di primapagina, come è solito fare, denuncia senza peli sulla lingua chi si ritira, chi è assente, chi molla in favore del proprio tornaconto; chi dice “ma chi e lo fa fare?” Accusa le istituzioni e la politica  di abbandonare il cittadino quando invece avrebbe bisogno di essere sostenuto e sorretto.

Ma alla fine però comprende le ragioni di tutti, anche dei poliziotti e dei magistrati poco propensi a indagare, ma costretti a lavorare in condizioni di precarietà, senza nemmeno i soldi per mettere la benzina nelle auto di servizio… Nel titolo, e nelle conclusioni del romanzo c’è l’Italia degli ultimi 50 anni. La vicenda del soldato Raimondi e della sua “caccia” durata mezzo secolo, e arrivata fin laggiù fino alla fine del mondo, diventano un paradigma per dire come vanno le cose in questo Paese: “Non è stato nessuno”. Quante volte è capitato in Italia che “non è stato nessuno”? Però chi sia questo Nessuno, si sa ed è bene tenerlo a mente. Secondo me questo romanzo è anche molto attuale. Ha dieci anni, ma quando si sofferma su certi aspetti della politica e della realtà (anche quella locale), sembra scritto tre giorni fa… L’Italia per certi aspetti è immutabile.

Paola Margheriti

 

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