CHIUSI: CASO NICHEL, NESSUNA RISPOSTA ALL’ESPOSTO DEI CITTADINI. MA L’INQUINAMENTO C’E’ ANCORA E NON SI SA DA COSA DERIVI

mercoledì 14th, maggio 2014 / 13:20
CHIUSI: CASO NICHEL, NESSUNA RISPOSTA ALL’ESPOSTO DEI CITTADINI. MA L’INQUINAMENTO C’E’ ANCORA E NON SI SA DA COSA DERIVI
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CHIUSI – Sono passati ormai più di 100 giorni da quando il 28 gennaio scorso, una quarantina di cittadini presentarono un esposto alla Procura di Siena, al Corpo Forestale, alla Polizia Municipale e al Prefetto, sulla questione della “contaminazione da nichel” della falda acquifera di Fondovalle, nella zona industriale di Chiusi Scalo.

Sono passati più di 100 giorni, ma nessuno ha ancora risposto. Come è noto (almeno ai lettori di primapagina), la questione esplose nell’ottobre scorso, in seguito alla pubblicazione da parte di ARPAT Toscana, l’agenzia regionale preposta ala tutela ambientale dei risultati di alcuni controlli effettuati al Depuratore di Bioecologia Srl situato appunto nella zona industriale di Chiusi Scalo, area ex centro Carni. Da quei controlli emerse infatti che la falda acquifera sottostante, per ben 19 volte dal 2008 al 2013 era risultata inquinata da Nichel, in percentuali rilevanti, anche oltre 10 volte la soglia di contaminazione, fissata in 20 microgrammi/litro.

Si è detto e scritto più volte che, sebbene la presenza di nichel (metallo pesante pericoloso e cancerogeno) sia stata rilevata a seguito di controlli fatti sul depuratore di Bioecologia, la causa e l’origine della contaminazione non è nota. Cioè, non è detto che sia attribuibile al depuratore. Potrebbe infatti derivare da altre attività industriali o artigianali, da attività agricole, da fattori esterni come il possibile ed eventuale interramento di rifiuti tossici, ma anche da cause naturali, come la conformazione del terreno. Ipotesi quest’ultima che la stessa Bioecologia ha tentato di avvalorare, ma che, visto il verificarsi di “picchi” e variazioni nella concentrazione di nichel rilevati nel corso degli anni e le differenze tra una rilevazione e l’altra, appare francamente poco plausibile.

Si è anche detto e scritto che la falda, è bene precisarlo ancora , non alimenta acquedotti o condutture di acqua ad uso potabile, ma può alimentare pozzi privati per uso irriguo o scopi non potabili, può incidere sulle colture agricole più meno intensive, può alimentare fonti di campagna dove si abbeverano animali…

Ecco, proprio per capire da dove potesse trarre origine la contaminazione e prendere le misure del caso per eliminarne o ridurne gli effetti negativi, il 28 gennaio partì l’esposto. Possibile che a distanza di più di 3 mesi nessuno dei destinatari abbia sentito la necessità di fornire chiarimenti ai cittadini firmatari? Di dare almeno una risposta interlocutoria?

Questo è. Però qualcuno si è mosso. Il Comune di Chiusi per esempio ha fatto una serie di verifiche, Controlli e verifiche li avrebbe fatti anche il Corpo Forestale. Sia la sezione Umbra che quella Toscana, visto che la zona è al confine tra i Comuni di Chiusi e Città della Pieve. E anche le due Arpa e le due ASL sarebbero state allertate. Pure i Carabinieri qualche visitina in zona l’hanno compiuta.

Ma se se sono stati fatti accertamenti, perché tutto tace? Perché nessuno comunica gli esiti di quegli accertamenti. Il silenzio, tanto più sapendo che qualcosa è stato fatto, induce al sospetto, fa crescere la preoccupazione… Forse perché ancora si brancola nel buio, come si suol dire…

L’Amministrazione Comunale di Chiusi, in risposta ad una interrogazione della Primavera, qualche elemento lo ha fornito, in Consiglio, con il vicesindaco Sonnini, ma non ha emesso alcun comunicato stampa o nota pubblica.

Questo è quanto riporta la delibera relativa al consiglio del 9 aprile scorso:

I controlli sono stati effettuati in sinergia con il Corpo Forestale dello Stato – Stazione di Sarteano. I risultati ufficiali delle analisi e dei rilievi effettuati da parte di ARPAT e del CNR non sono stati ancora trasmessi.
L’attività di indagine, tra l’altro, ha riguardato campionamento dell’acqua da n. 8 pozzi, il prelievo in falda superficiale mediante escavazione, il campionamento di 2 tipologie di terreno ed il controllo di 5 aziende. Sono state effettuate prospezioni con geo-magnetometro nei terreni di proprietà Comunale dell’area della Pania e nell’area di ripristino soprastante il podere “Pania” in proprietà Euroscavi SRL; i risultati ufficiosi delle analisi delle acque prelevate dai pozzi a monte ed a valle di Bioecologia, hanno rilevato valori altalenanti, talvolta in linea con quelli rilevati nei piezometri della stessa azienda, talvolta poco apprezzabili o negativi, senza carattere di continuità ed a profondità diverse. Le acque prelevate in alcuni pozzi a ridosso della vecchia linea ferroviaria non presentano
contaminazioni apprezzabili.
Lo stesso risultato negativo emerge dall’analisi ufficiosa dell’acqua di falda superficiale, prelevata con escavazione a valle della SP 321 in loc. Pania ed anche i 2 campioni di terreno prelevati sempre nella stessa area.
Le prospezioni effettuate con geo-magnetometro nell’area della nuova area sportiva della Pania di proprietà Comunale non hanno evidenziato indizi che facessero presupporre interramenti di masse o scorie metalliche.
Anche le prospezioni effettuate nell’area a monte del podere Pania, all’interno del perimetro della cava di proprietà Euroscavi, dove è stata effettuata un’attività di riempimento per ripristino, ha dato esito negativo. La prospezione ha riguardato oltre 10.000 mq di terreno.

Sono in corso ulteriori indagini per cercare di risalire alla causa della contaminazione. L’Usl è stata interpellata per verificare se esistono pericoli per la salute pubblica che potrebbero derivare dall’uso dell’acqua con valori di nichel come quelli rilevati, per l’irrigazione di orti o l’ abbeveraggio di animali da cortile. All’USL è stato trasmesso anche l’elenco dei pozzi esistenti nell’area per l’effettuazione dell’attività di competenza. Siamo in attesa di comunicazioni a riguardo.
Una relazione dettagliata dell’attività svolta e del risultato delle indagini, verrà trasmesso, a cura della Polizia Municipale e del Corpo Forestale dello Stato alle autorità competenti”.

Quindi siamo ancora al punto di partenza. Il nichel c’è, ma non si sa da dove arrivi… La comunicazione fatta dal vicesindaco Sonnini in Consiglio conferma che “qualcosa è stato fatto” ma non chiarisce né le dimensioni, né l’origine dell’inquinamento. Conferma solo che l’inquinamento c’è.

E di conferme ce n’è anche un’altra. Insieme ad alcuni dei cittadini firmatari dell’esposto, anche noi di Primapagina abbiamo fatto analizzare dei campioni di acqua prelevati da pozzi privati e da canali e rigagnoli superficiali.

Ebbene in un pozzo situato in zona Cardete (quella più a sud, sotto al viadotto della linea ferroviaria Av, comune di Città della Pieve) e profondo circa 20 metri, quindi più profondo della falda risultata contaminata, è stata rilevata la presenza di nichel nella misura di 24 microgrammi/litro, quindi oltre la soglia. Un altro pozzo, situato nella zona Cardete più a nord, a circa 300 metri dal primo, il nichel è risultato quasi assente: 1,2 microgr./litro, in compenso l’acqua è risultata però contaminata pesantemente da ferro (1.307 ugl/l mentre a soglia è 200) e manganese (1.382 ugl/l contro una soglia di 50). Entrambi pozzi sono ad uso di aziende artigiane. Un pozzo situato a poche decine di metri dal depuratore di Bioecologia e usato per innaffiare un orto, ha evidenziato una presenza di nichel molto bassa, solo 2,0 ugl/lt, ma una presenza ancora di manganese oltre la soglia (127,5, contro 50) e di arsenico al limite di guardia (10 ugl/lt contro una soglia 10)…

L’acqua superficiale, prelevata nel fossetto che costeggia e attraversa la strada di Fondovalle e raccoglie pure i reflui depurati dell’impianto di Bioecologia, risulta contenere nichel per 61,4 ugl/lt, ma per le acque superficiali i valori sono diversi da quelli relativi alle acque profonde. Comunque il nichel c’è. Così come è stata rilevata presenza significativa di selenio, antimonio, alluminio, manganese…

Cosa significa questo? Significa che sia dai prelievi dei cittadini e di Primapagina, sia dalle indagini fatte dal Comune, si evince ancora una volta che la contaminazione c’è stata e c’è ancora. Che non è uniforme e varia anche a distanza di poche decine di metri; che sussiste a varie profondità (nella falda che è a circa 4 metri, nei pozzi a 20 metri e anche nell’acqua superficiale dei fossi…). Significa che l’origine dell’inquinamento è ancora incerta e sconosciuta. Significa che prodotti agricoli coltivati nella zona hanno attinto acqua inquinata dalla radici e sono stati innaffiati con acqua contaminata. Non nella misura della terra dei fuochi, ma comunque contaminata da sostanze pericolose.

Vale forse la pena ricordare che il fossetto sopra citato finisce nella Chianetta, l’acqua della Chianetta confluisce nel Chiani, il Chiani nel Paglia e il Paglia nel Tevere… Quindi il problema non è solo di Chiusi. A Città della Pieve, il cui territorio è il più interessato, il 25 maggio si vota per il sindaco e il consiglio comunale. Ci piacerebbe che la questione trovasse spazio nei dibattiti della campagna elettorale. Per quanto riguarda il Comune di Chiusi, se è apprezzabile lo sforzo, i risultati ancora non lo sono. E la comunicazione, cui Scaramelli & C. sono molto attenti, lo è stata fino ad ora ancora meno. Si attende il parere della Forestale, del Prefetto e della Procura. E’ nel diritto dei cittadini sapere come stanno le cose.

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