IL SUCCESSO DELLA EMMA VILLAS: CHIUSI PUO’ DIVENTARE LA CITTA’ DEL VOLLEY, A PATTO CHE…

mercoledì 23rd, aprile 2014 / 09:49
IL SUCCESSO DELLA EMMA VILLAS: CHIUSI PUO’ DIVENTARE LA CITTA’ DEL VOLLEY, A PATTO CHE…
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Sono molto contento per l’Emma Villas Chiusi. Non so quale trofeo abbia vinto, ma pare che al palazzetto ci fossero mille persone, e l’entusiasmo si affettava con il coltello. Un’aria da grande evento che ha coinvolto un po’ tutti e ha proiettato la cittadina in una dimensione quasi nazionale (ne ha parlato anche la Gazzetta dello Sport). Sull’onda di questo splendido trionfo, è passata in secondo piano la debacle sportiva di appena sette giorni prima, che ha visto la retrocessione del Chiusi Calcio dall’eccellenza alla promozione.

Le riflessioni sono molteplici: mi limito a farne due.
La prima riguarda lo stato ormai comatoso del calcio dilettanti. O meglio, di un certo tipo di calcio dilettanti (diciamo dalla prima categoria fino all’Interregionale): che ormai non scuote più nessuno esclusi gli addetti ai lavori (dirigenti e calciatori. Stop) . Quindi, o si sbrigano a ripensarlo del tutto, o nel giro di due anni non ce ne rimane neanche il seme. Molto istruttiva, in questo senso, l’intervista del presidente del Poggibonsi, anch’esso retrocesso e che non si iscriverà: le serie intermedie sono una follia, ha detto. Ha più senso ripartire dalla terza categoria. Pensa te….

La seconda riflessione, ed è la più interessante, riguarda invece il come tesaurizzare un entusiasmo così bello e coinvolgente e farne una specie di volano per la città di Chiusi.
Le realtà extracalcio si stanno espandendo a macchia d’olio un po’ dappertutto: il monopolio si sta pian piano sgretolando, e ovunque emergono questi club che propongono altre discipline. Una volta, queste città che sfuggivano alla dittatura-calcio erano mosche bianche (Pesaro e Cantù per il basket, Modena per il volley, Treviso e L’Aquila per il rugby), ma hanno saputo creare negli anni una cultura sportiva che ha saputo durare e si è radicata nel tessuto sociale creando un’identificazione forte con gli abitanti (anche Siena con la Mens Sana e Bologna, con Fortitudo e Virtus).

Spero che questo sia il sentiero che percorrerà la Vitt Emma Villas Chiusi. Che non sia, insomma, il classico sogno che dura una mezza nottata o, peggio ancora, il capriccio passeggero di un imprenditore destinato a liquefarsi alle prime difficoltà e ai primi scoramenti (che ci saranno, oh se ci saranno). Perché creare una cultura sportiva in un territorio non è facile… Ci è riuscito il calcio in virtù di una tradizione che veniva da lontano e di un’immediatezza che per decenni lo ha identificato come l’unico sport che si potesse praticare. Affezionare una comunità al volley, invece, è più difficile di quanto non si pensi.
Ci si riesce innanzitutto mantenendo un certo livello di eccellenza sotto il quale non è lecito scendere, pena un progressivo disinteresse. La vetrina deve essere infatti prestigiosa, in grado di calamitare l’attenzione anche del circondario. Se si affrontano avversari di prestigio e si vedono campioni di un certo tipo, si ha un fiato. Se si gioca contro il Roccacannuccia, se ne ha un altro.

E poi bisogna seriamente coinvolgere i settori giovanili, spendendo ed investendo su di essi quanto se non più che per la prima squadra. Consentendo di creare, negli anni, una fidelizzazione importante nel pubblico e soprattutto, porsi come punto di riferimento di almeno due-tre province (Siena e Arezzo. Forse Viterbo, Perugia è più difficile). Far crescere i giovani del posto, dargli una possibilità e diventare un’eccellenza territoriale. Far diventare Chiusi sinonimo di volley, affinchè ogni tipo di talento possa trovarci la sua casa ideale.
Non è facile. E’ difficilissimo, anzi. Ma è l’unica strada percorribile. Quella che porta a sganciarsi dalla mediocrità e dalla bella avventura che dura un giorno e lanciarsi in un discorso molto impegnativo ma dalle prospettive e dagli sviluppi esaltanti.

Coraggio

Riccardo Lorenzetti

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