E’ IN LIBRERIA “IL VORTICE” DI MARCO LORENZONI: GLI ANNI DI PIOMBO IN VALDICHIANA E DINTORNI

giovedì 06th, marzo 2014 / 14:45
E’ IN LIBRERIA “IL VORTICE” DI MARCO LORENZONI: GLI ANNI DI PIOMBO IN VALDICHIANA E DINTORNI
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LA BOMBA ALLA CASA DEL POPOLO DI MOIANO, LA CELLULA BRIGATISTA, I NEOFASCISTI ARETINI, LE PRIME OCCUPAZIONI STUDENTESCHE…

CHIUSI – Lo spettacolo teatrale Bianco Rosso e Nero, sugli anni di piombo in Valdichiana e dintorni, messo in scena a Città della Pieve, Chiusi e Moiano si trasferisce dal palcoscenico sulla carta. Di solito sono gli spettacoli e i film ad essere “liberamente tratti da…”. In questo caso il percorso è inverso. E’ lo spettacolo che diventa libro.  La finzione scenica che diventa narrazione pura. Monologo sul filo dei ricordi, della passione civile. Tributo a chi in quegli anni roventi, cupi, ma anche esaltanti e irripetibili, ci ha lasciato la meglio gioventù e anche la pelle. Da una parte e dall’altra.

E’ da pochi giorni in libreria “Il Vortice – Quando eravamo bianchi, rossi e neri”, quarta fatica letteraria di Marco Lorenzoni. Ancora per i tipi dell’editore Marco Del Bucchia di Massarosa (Lu). provaCopBaccelli

La storia è la stessa dello spettacolo. Ovvero gli anni di piombo vissuti nella profonda provincia tra Toscana e Umbria, in una zona lontana dalla linea del fuoco, ma non troppo. Una zona che solo per caso e fatalità non ha vissuto stragi come quelle di Milano, di Brescia, dell’Italicus, di Bologna… e che si trovò, suo malgrado, sbattuta in prima pagina per attentati e pestaggi, per la presenza di cellule brigatiste e neofasciste…

Il narratore in prima persona del libro è il ragazzo, un po’ estremista e movimentista, che nello spettacolo teatrale litiga con il padre, comunista berlingueriano ed ex partigiano, con i compagni di scuola ‘fascistelli’ e  partecipa alle riunioni fumose del collettivo studentesco, si interroga sull’opportunità o meno della lotta armata, ascolta e apprezza il professore che cerca di far ragionare i suoi studenti…

Il ragazzo svegliato una mattina di maggio dell’80 da agenti della Digos in assetto antiguerriglia che passano al setaccio un quartiere di Chiusi alla ricerca di un presunto brigatista su mandato del giudice Imposimato, e che poi scopre che il presunto brigatista (neanche tanto presunto) è uno dei suoi amici…  E che è un brigatista pure il professore di cui segue le lezioni all’Università. E non un brigatista qualunque…

Non è esattamente identico allo spettacolo il racconto scritto. Anche il finale è diverso. Diciamo più… problematico. Meno netto. Ma non ve lo sveliamo, per non non rovinarvi il piacere della lettura.

a.p.

 

 

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