STRONCATO TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI TRA TOSCANA E PIEMONTE. ANALOGIE CON IL CASO NICHEL A CHIUSI

martedì 18th, febbraio 2014 / 16:14
STRONCATO TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI TRA TOSCANA E PIEMONTE. ANALOGIE CON IL CASO NICHEL A CHIUSI
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All’alba di ieri, 17 febbraio 2014, è scattata l’operazione “500”, che ha stroncato un traffico illecito di rifiuti. Il titolo dell’operazione deriva proprio dal nome del rifiuto trafficato definito “polverino 500 mesh”. Questo particolare residuo di lavorazione invece che essere correttamente smaltito veniva venduto come un sottoprodotto accompagnato da una scheda tecnica contenente informazioni non rispondenti alla vera natura e composizione del rifiuto.

Nell’attività sono stati impiegati circa ottanta operatori fra ARPAT e Corpo Forestale, i quali hanno posto sotto sequestro cinque siti di stoccaggio a Massa Carrara, Firenze (Mugello), Prato e Biella. All’attività ha collaborato personale dell’Agenzia delle Entrate. Sequestrate inoltre 5.000 tonnellate di rifiuti. Sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria undici soggetti titolari di aziende e professionisti nel campo della consulenza ambientale. Nel corso dell’operazione sono state eseguite venti perquisizioni in varie località.

L’indagine del Corpo Forestale di Firenze e dell’ARPAT è partita dal ritrovamento di circa 1.300 tonnellate di rifiuto contenute in grossi big bags stoccati all’interno di una cava dismessa nell’area del Mugello. Dopo una prima segnalazione alla Procura della Repubblica di Firenze le indagini sono proseguite, sotto il coordinamento della stessa Procura, anche in altre province esaminando voluminose quantità di documentazione acquisita presso il sito di produzione del rifiuto.

Dopo mesi di complesse indagini è stato posto sotto sequestro un impianto di trattamento rifiuti in provincia di Massa Carrara. L’impianto recuperava sabbie provenienti da attività di taglio metalli, vetro e pietre nonché sabbiatura di metalli verniciati. Il rifiuto era costituito da sabbie finissime, con concentrazioni molto elevate di alcuni metalli pesanti (piombo, rame, nichel, cromo etc), risultato dello scarto del trattamento degli altri rifiuti.

Nell’ attività illecita erano coinvolti oltre ad aziende operanti nel settore dei rifiuti, anche imprese edili e di trasporto nonché professionisti che si sono prestati a favorire, con informazioni false, quello che è emerso nel corso delle indagini come un vero e proprio traffico organizzato di rifiuti.

Questo complesso meccanismo consentiva all’azienda produttrice sia di risparmiare, evitando i costi elevati di smaltimento, che di guadagnare vendendo il rifiuto a varie ditte sia in Toscana sia in Piemonte.
E’ stato stimato un guadagno illecito per circa un milione e duecentomila euro che sarà meglio quantificato con l’analisi della documentazione sequestrata.

L’importanza del risultato è costituita dal fatto che si è impedito di propagare nell’ambiente rifiuti contenenti metalli pesanti che avrebbero potuto costituire un forte rischio per la salute umana. Infatti tale rifiuto si presenta come una sabbia finissima variamente colorata quasi piacevole alla vista ed al tatto.

Fin qui la notizia data ieri dalle agenzie di stampa regionali e nazionali. Qualcuno trova in tutto ciò qualche analogia o qualche “aggancio” con quanto si teme possa essere avvenuto a Chiusi e nella zona di Fondovalle, contaminata da nichel? Qualcuno trova in questa notizia analogie con il possibile e presunto interramento di rifiuti nella cava di Pania (dove si è avviata la costruzione dello stadio) sempre a Chiusi, di cui si è parlato anche nell’ultima seduta del Consiglio Comunale?

Noi che per primi sollevammo l’ipotesi del presunto interramento nella cava nel 2006 e che per primi abbiamo dato notizia dell’inquinamento da nichel della falda di Fondovalle ci limitiamo a dire, che – pur senza fare equazioni troppo semplicistiche – la notizia di ieri dimostra che certe cose avvengono, anche in Toscana. Che sono una prassi consolidata in questo Paese e che – come disse nel 2006 il comandante dei Nuclei Operativi Ecologici dei Carabinieri, interpellato in proposito – Chiusi “non è detto che faccia eccezione, tanto più che si trova in una posizione geografica e logistica favorevole”.

Non solo: diciamo anche che se i metalli pesanti sono pericolosi e possono “costituire un forte rischio per la salute umana” nel Mugello, a Massa, a Prato e a Biella, non si capisce perché il nichel che è metallo pesante, dunque pericoloso, a Chiusi stenti perfino a fare notizia e non desti alcuna preoccupazione.

Dopo gli articoli di primapagina, la discussione in Consiglio Comunale del 28 novembre e soprattutto dopo l’esposto alla magistratura presentato da alcuni cittadini a fine gennaio, il Comune ha attivato la Commissione Consiliare preposta, la quale a sua volta ha attivato e sentito la Polizia Municipale e la Forestale. Sono stati decisi nuovi e più estesi controlli sui pozzi privati presenti nella zona industriale e sul terreno, ma il tutto senza alcuna fretta e in un clima di sostanziale indifferenza al problema.  Perché Chiusi non è nella terra dei fuochi e nemmeno nel Mugello.

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