NICHEL, FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE. ANCHE IL COMUNE

martedì 25th, febbraio 2014 / 17:22
NICHEL, FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE. ANCHE IL COMUNE
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La questione della contaminazione da nichel della falda acquifera di Fondovalle, portata all’attenzione pubblica da primapagina dal mese di ottobre 2013, continua a far discutere. Dopo la presentazione di un esposto alla magistratura, alla Forestale e alla polizia Municipale, da parte di un gruppo di cittadini, qualcosa ha cominciato a muoversi.

Oggi il Comune di Chiusi ha diffuso un comunicato che riporta dichiarazioni di Arpat, sindaco, vicesindaco, comandante della Polizia Municipale. Ecco il testo:

“Come già rilevato nel periodo di osservazione che parte dal 2008 non è stato rilevato un andamento delle concentrazioni di nichel tale da ascrivere all’impianto in oggetto (Bioecologia) la presenza di valori anomali…Gli accertamenti che codesta Amministrazione prevede di effettuare in ordine alle problematiche di igiene e sanità pubblica correlate all’uso agricolo delle acque de pozzi privati, potrebbero produrre ulteriori elementi di conoscenza…può essere opportuno al momento in cui saranno disponibili tutti i dati ricercati, aprire un tavolo tecnico, tra l’azienda e i vari Enti competenti per la valutazione di tutti gli elementi di conoscenza.”
Questo è uno dei passaggi più significativi della comunicazione ufficiale del dipartimento Arpat di Siena arrivata questa mattina (martedì 25 febbraio) al Comune di Chiusi in relazione alla questione della presenza di nichel in una zona dell’area industriale al confine con Città della Pieve. Dal documento è dunque chiaro che gli organi preposti al controllo (Arpat ed Usl) incalzati in primis dal Comune, stanno lavorando per capire le cause e gli effetti che hanno determinato i valori anomali. Dagli stessi controlli è stato confermato che la falda acquifera dedicata all’attingimento idrico potabile non è interessata dalla vicenda perchè a Chiusi l’acqua potabile arriva in modo esclusivo dal lago che garantisce un’acqua adesso ancora migliore grazie al recente avvio del depuratore delle Torri. “Quando il tema è la salute dei cittadini –dichiarano il sindaco Stefano Scaramelli– abbiamo tolleranza zero e per questo siamo intervenuti chiedendo ad Arpat ed Usl un maggiore coinvolgimento e controlli mirati. Abbiamo inoltre demolito una struttura potenzialmente pericolosa perché con copertura in eternith e stiamo agendo anche su aziende private che fanno controlli molto più capillari e precisi rispetto al passato. Insomma il Comune sta agendo con fermezza e rigore e non accettiamo che questo argomento possa essere strumentalizzato con inutile demagogia.” “Il Comune di Chiusi – dichiara il vicesindaco Gianluca Sonnini – sta lavorando con attenzione e velocità per capire come stanno veramente le cose. La direzione che abbiamo preso è quella giusta perché abbiamo attivato tutti gli organismi preposti e presto avremo un quadro più chiaro possibile per stabilire futuri interventi. L’importante è evitare inutili strumentalizzazioni.” “Come comandante della Polizia Municipale –dichiara Fabrizio Giannini – confermo che attualmente i rilievi sono in corso e c’è un’ottima collaborazione tra i miei uomini e quelli della Polizia Forestale. Confermo inoltre che l’eventuale presenza di nichel sarebbe comunque al di fuori della falda idropotabile ma nonostante questo sono in corso anche una serie di controlli per quanto riguarda l’attingimento irriguo di alcuni pozzi così da avere il quadro completo della situazione.” Il Comune di Chiusi continua dunque la propria azione di controllo del territorio a tutela della salute dei cittadini ed è proprio su questo che sta lavorando la commissione consiliare ambiente, territorio e patrimonio presieduta dalla consigliera di maggioranza Sara Marchini. L’obiettivo è dunque rendere il Comune di Chiusi una città sana e sicura, per questo le demolizioni di eternith sono iniziate da immobili pubblici e per lo stesso motivo anche i controlli sul nichel sono portati avanti in modo rigoroso”.

Si tratta della prima nota stampa ufficiale del Comune sull’argomento, dopo più d 4 mesi dalla pubblicazione della notizia e dopo 3 mesi dalla seduta del Consiglio Comunale in cui si discusse la questione, su interrogazione della Primavera (28 novembre).

Il comunicato non aggiunge nulla a quanto già noto. Nessuno ha mai detto o scritto che l’inquinamento da nichel sia da addebitare al Depuratore di Bioecologia Srl,anche se la contaminazione della falda è stata scoperta facendo controlli a quell’impianto.  Anche noi abbiamo sempre scritto, fin da primo articolo che la falda inquinata non alimenta acquedotti e quindi la vicenda non inficia la potabilità dell’acqua erogata ai cittadini.

Sul fatto che gli enti preposti ai controlli siano stati “incalzati in primis dal Comune” , meglio stendere un velo pietoso, visto che l’allerta è scattato solo nelle ultime settimane e solo dopo l’esposto alla magistratura e con grande ritardo rispetto alle sollecitazioni dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione e in particolare di primapagina.

Che il Comune stia “lavorando con attenzione e velocità” è un’altra forzatura. Diciamo che finalmente, dopo mesi di silenzio e titubanze, il Comune si è mosso. Meglio tardi che mai, ma la velocità e l’attenzione sono altra cosa.

Sono mesi che chiediamo controlli ai pozzi privati, ai laghetti, alle colture presenti nella zona industriale di Chiusi e delle Cardete in comune di Città della Pieve, e nella piana di Fondovalle tra Chiusi e Ponticelli. Solo nelle ultime settimana questi controlli sono stati avviati.

Altra considerazione: come spiega anche Arpat, la questione è nota dal 2008. Arpat ha sempre detto di aver fornito i dati dei controlli al Comune e alla Provincia. Eppure in 5 anni nessuno si è mosso. E se Primapagina non avesse pubblicato una nota della stessa Arpat, forse nessuno ne avrebbe mai parlato. Alcuni amministratori (assessori e consiglieri comunali) hanno candidamente ammesso di essere venuti a conoscenza del problema dagli articoli di Primapagina. Eppure Arpat forniva dal 2008 i dati al Comune. Come mai non ne sapevano niente? E’ normale che non ne sapessero niente? Non è normale. Anzi è preoccupante.

Chiaro che qualcuno non ha fatto a pieno il proprio dovere. Perché, se anche la contaminazione non inficia la potabilità dell’acqua del pubblico acquedotto, l’inquinamento è comunque un reato e un danno ambientale. In presenza di una notizia di reato, gli enti che ne sono venuti a conoscenza avrebbero dovuto immediatamente investire la Magistratura e attivare i controlli per capire le cause dell’inquinamento e al tempo stesso attivarsi per rimuoverle. Oltre che per accertare eventuali responsabilità.

Non aver fatto nulla, nemmeno avvisare la popolazione, per 5 anni e per altri 4 mesi dopo che la cosa è divenuta di dominio pubblico grazie ad un giornale on line e al consiglio comunale,  espone il Comune al rischio di passare da parte lesa a parte negligente. E così anche Arpat e Provincia.

Qualcuno ha inquinato la falda con un metallo pesante pericoloso e cancerogeno. L’inquinamento non è una supposizione ma una realtà accertata da Arpat e dallo stesso gestore del depuratore Bioecologia con i propri controlli. Ad oggi non si quanto sia estesa la falda contaminata, non si sa da cosa derivi l’inquinamento, non si sa se la falda è inquinata anche a 500, 1.000, 5.000 metri dal depuratore… Non si sa se siano contaminati i pozzi privati e le colture agricole, i canali e i laghetti… E ora ci vengono a dire che “stanno lavorando alacremente e con velocità”? Lasciamo perdere.  E lasciamo perdere anche le “inutili strumentalizzazioni”, perché nessun le ha fatte.

Quanto all’eliminazione del rischio amianto, connesso alle strutture in eternit (cominciata con l’abbattimento della vecchia biglietteria del campo sportivo con tanto di foto del sindaco sulla ruspa a dare il primo colpo di benna), ci sembra una cosa positiva, sempre che l’operazione venga fatta con tutti i crismi della normativa in materia. L’eternit va trattato secondo precise modalità e da ditte specializzate e autorizzate. Non possono farla i sindaci da soli, mettendosi il casco…

m.l.

 

 

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