IL GIORNO DEL RICORDO: LE FOIBE, GLI ECCIDI ITALIANI NEI BALCANI E QUEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DIMENTICATI

lunedì 10th, febbraio 2014 / 17:40
IL GIORNO DEL RICORDO: LE FOIBE, GLI ECCIDI ITALIANI NEI BALCANI E QUEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DIMENTICATI
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CE N’ERANO 4 NEL NOSTRO TERRITORIO: ELLERA, PIETRAFITTA, TAVERNELLE E CASTIGLION DELLA VALLE

Oggi è l 10 febbraio, da 10 anni il 10 febbraio si celebra “la giornata del ricordo” per celebrare e non dimenticare le vittime dei massacri delle foibe dell’esodo giuliano-dalmata.

Con il termine foibe, come è noto, si intendono gli eccidi  perpetrati dalle truppe di Tito, ai danni della popolazione italiana dellaVenezia Giulia e della Dalmazia,  durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra. Il nome deriva dalle cavità carsiche che nella zona vengono chiamate appunto foibe dove i cadaveri delle vittime venivano gettati. Si tratta di una pagina oscura e terribile della storia europea e italiana, per molto tempo rimasta sconosciuta, quasi rimossa. Chiaro che si trattò di atti di guerra, o comunque di uno “strascico” della guerra.FOIBE4

L’epurazione degli italiani da parte dell’esercito comunista di Tito, dopo la cacciata dei nazifascisti, fu la risposta e la conseguenza, certo violenta e tragica, a tutto ciò che i fascisti italiani avevano fatto durante l’occupazione e la guerra: eccidi, deportazioni, fucilazioni di massa, uso di gas contro i civili. Solo nella provincia di Lubiana in 29 mesi di occupazione italiana vennero fucilati o come ostaggi o durante operazioni di rastrellamento circa 5.000 civili, ai quali furono aggiunti 200 bruciati vivi o massacrati in modo diverso, 900 partigiani catturati e fucilati e oltre 7.000 (su 33.000 deportati) persone, in buona parte anziani, donne e bambini, morti nei campi di concentramento. In totale quindi si arrivò alla cifra di circa 13.100 persone uccise su un totale di circa 340.000.

Quindi, è giusto e doveroso ricordare le vittime delle foibe (e dell’equazione sbagliata italiani uguale fascisti fatta dai titini), ma è altrettanto giusto e doveroso aver chiaro l’antefatto di quegli eccidi, la ragione per cui ci fu quella tremenda reazione. E vale la pena ricordare, che molti dei prigionieri sloveni in particolare i militari, catturati a seguito di operazioni di rastrellamento eseguite dalle truppe italiane in Slovenia, Croazia e Montenegro furono deportati in Italia e internati in campi di concentramento allestiti dal governo fascista e gestiti direttamente dal Ministero degli Interni. Di questi campi ce ne erano alcuni anche nel nostro territorio, rimasti attivi dal 1940 al ’43.   Dei “Campi del Duce” di Colfiorito, Pietrafitta, Tavernelle, Castello Sereni (oggi Castiglion della Valle nel comune di Marsciano,  ma a pochi chilometri da Tavernelle e Pietrafitta) parla una direttiva ministeriale del maggio 1940. Nell’autunno del ’42 fu allestito anche quello di Ellera. CAMPI DEL DUCE 1

I prigionieri slavi internati in quest’ultimo e nei campi di Pietrafitta e Castello Sereni   furono impiegati per la miniera di lignite e per la costruzione della linea ferroviaria Ellera-Tavernelle, attiva fino agli anni ’60.  I campi di Tavernelle e Pietrafitta, nei comuni di Panicale e Piegaro, si trovavano nella zona in cui più tardi è sorta a centrale Enel. Gli abitanti più anziani del luogo ancora ricordano che  “c’era un campo di zingari… “. Non erano zingari, erano soldati e civili sloveni, montenegrini e croati presi prigionieri dall’esercito fascista durante l’occupazione del Balcani: nel settembre ’43, quando dopo l’armistizio i campi furono abbandonati, i prigionieri erano 103 a Castello Sereni; 274 a Pietrafitta e Tavernelle, 51 ad Ellera.  Secondo i dati della Croce Rossa Internazionale solo i civili slavi internati dall’esercito italiano furono più di 100 mila. Così, tanto per ricordare.

Perché anche questi campi, un po’ come le foibe, sono stati rimossi dalla memoria collettiva. E non si capisce perché.

m.l.

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