NAPOLI E PERUGIA, IL MARCIO NON CONOSCE CONFINI

martedì 01st, ottobre 2013 / 16:14
NAPOLI E PERUGIA, IL MARCIO NON CONOSCE CONFINI
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“Napoli vive oggi uno dei momenti più difficili della sua storia ed è sull’orlo di un grave collasso”. La dichiarazione del cardinale Sepe, apparsa su diverse testate locali e non, ha riaperto la diatriba sullo stato clinico della paziente Partenope. ilcasoperugiafotoE mentre si dibatte se il male sia terminale o meno, si insinua l’idea che la patologia sia circoscritta a un luogo che non è Italia ma inferno a sé. E che da solo deve bruciare. Un’idea possibile, piuttosto comoda ma non realistica. Perché l’inferno di gironi ne ha fin troppi. Il marcio non conosce confini, non ha un’identità etnica né un nome proprio. È l’inferno e basta. Si annida ovunque, in luoghi insospettabili, anche nel bucolico cuore dell’Italia, nascosto tra panorami mozzafiato e avvolgenti fragranze di cioccolato. È il girone Perugia. Per i dannati, la capitale dell’eroina.
“Mio figlio ha una pizzeria all’angolo, viviamo qui 24 ore su 24. Certi personaggi, una quarantina di persone, non ci fanno più vivere, ci minacciano, vengono a dirmi: lavora e non guardare. Io sono una cittadina italiana, voglio lavorare, uscire, libera di farlo. Non mi basta più l’arco Etrusco, voglio che i nostri figli siano liberi, che noi siamo liberi di girare a Perugia, di dire: Perugia non è la capitale della droga. Qui dalle 20, non dico da mezzanotte, non si è più liberi di girare. Chi ci governa deve fare i fatti, il nostro è un grido di disperazione”, Donatella Panicale (Comitato piazza ‘Grimana e dintorni’, Perugia) – Umbria24, 2 settembre 2013.
Il Comitato piazza “Grimana e dintorni” è nato in seguito all’omicidio di Meredith Kercher per denunciare lo stato di violenza e paura in cui è precipitata la città negli ultimi anni. Le cause si attribuiscono all’incremento del traffico di eroina che, oltre a mietere vittime per overdose, genera altre forme di criminalità. Risse e atti vandalici sono all’ordine del giorno.
A differenza di altre città italiane, dove i cerchi infernali si concentrano nelle periferie, la gomorra perugina opera alla luce del centro storico, non lontano dalla Fontana Maggiore, in piazza IV Novembre, la cui progettazione risale alla seconda metà del 1200. La decorazione riporta 50 bassorilievi, tra cui quello del grifo e del leone. Quasi a sfregio, i simboli della città. Proprio lì, tra il puzzo di piscio che offende impunito gli archi della cattedrale, si spaccia eroina e si muore per overdose. La polizia calcola che in quella piazza operino più di 500 spacciatori al giorno. Al loro attivo, la vendita di oltre mezzo chilo di eroina. Al giorno. Ogni giorno. Sotto gli occhi impotenti di quegli stessi abitanti tacciati da qualcuno di complicità. Al danno, la beffa.
Nel 2011 Perugia si è ritrovata con il tristissimo primato europeo di consumo di eroina, con 5 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti e un allarmante tasso di mortalità per overdose. Una strage annunciata e più volte denunciata. Ma anche il grido del girone Perugia si perde nella vastità di un inferno che annienta il Belpaese, sfiora orecchie sorde, non fa rumore.
“Io sono polacco ma da tre anni abito in corso Garibaldi: sotto casa mia sono morti due per overdose, sono stato fermato centinaia di volte, spesso c’è una puzza di escrementi incredibile, miei amici francesi sono stati spaventati così tanto dagli spacciatori che non vogliono più venire. La mia domanda è: perché siamo arrivati a questa situazione?”. Umbria 24 – 2 settembre 2013
Noi dannati Italiani un’idea ce la siamo fatta. Neanche noi ci abbiamo scritto Jo Condor in fronte.

Elda Cannarsa

(da paralleloquarantuno.it)

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