DELITTO RAMINI: ECCO QUANTO RISCHIANO I RAGAZZI ARRESTATI

sabato 12th, ottobre 2013 / 16:34
DELITTO RAMINI: ECCO QUANTO RISCHIANO I RAGAZZI ARRESTATI
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AD UN MESE DALL’ARRESTO I 4 RAGAZZI IN CARCERE ATTENDONO IL PROCESSO. POSIZIONI DIFFERENTI TRA I DUE “STRANIERI” E I DUE FRATELLI PUGLIESI RESIDENTI A CHIUSI.

CHIUSI – Sono passati meno di due mesi e mezzo dal fattaccio e poco più di un mese dall’arresto dei responsabili. Eppure dell’omicidio di Giulio Ramini, a Chiusi (e non solo a Chiusi) non si parla più. Se ne è sempre parlato poco, per la verità, ma adesso ancora meno. Anzi niente. Il caso è chiuso. Rimosso. Come se non fosse successo. E nessuno parla di quei 4 ragazzi, di cui 2 non ancora ventenni, che sono in attesa di processo. Anche loro “rimossi”, archiviati. Allontanati anche dalla memoria, come presenze scomode. Fantasmi ingombranti, come i morti di Lampedusa morti prima delle 2 tragedie dell’ultima settimana…  Quelli che per mesi, anni, non hanno mai fatto notizia.

Quattro ragazzi difficili. Situazioni familiari complicate e border line, istruzione poca, valori di riferimento piuttosto labili. E probabilmente sbagliati. Quattro ragazzi, anzi ragazzini, predestinati alla marginalità se non alla malavita e alla galera. Ma non 4 delinquenti incalliti. Non assassini potenziali, con il codice del killer scritto nel Dna.

Ragazzi che si arrangiavano per sbarcare il lunario, per comprarsi le scarpe nuove, il telefonino di grido e farsi la cresta sui capelli come El Sharawi… Ma non inclini alla violenza. Non hanno nemmeno il fisico per “campare di prepotenza”, come si usa dire. Eppure tutti e 4 sono accusati di un omicidio. O di concorso in omicidio.

Il ragazzo più grande, quello di origine ivoriana su cui pesa l’accusa più grave, cioè quella di aver immobilizzato, imbavagliato e lasciato morire il malcapitato Giulio Ramini nel tentativo di estorcergli o rubargli i soldi della pensione rischia parecchio: almeno 20 anni. Ha già ammesso il malfatto…
L’altro ragazzino, il minorenne di origine marocchina, che era con lui in casa di Ramini rischia ugualmente una pena severa, ma minore, perché forse ha solo assistito, partecipato, ma non ha “deciso” l’azione, né l’epilogo. Ed essendo il più giovane, probabilmente, anche se avesse voluto, non avrebbe potuto fermare il compare più grande e più duro…
Meno pesante, invece, la situazione dei due fratelli pugliesi residenti a Chiusi da anni. E’ vero che erano loro che conoscevano il vecchio Ramini, che erano loro a ricevere dal pensionato qualche “regalino” ogni tanto. Probabile che siano stati loro a organizzare la visita a Ramini, ma senza la volontà e l’obiettivo di uccidere. Perché uccidere una delle poche persone che ti sgancia qualche soldo? Pare che i due abbiano fatto solo da palo. Ma con l’idea di fare una piccola estorsione, un furto… non un omicidio. E’ probabile che i due – se son rimasti fuori dall’edificio a fare il palo – non abbiamo visto niente di ciò che stava succedendo in casa e che poi ha avuto il tragico epilogo che sappiamo.

Quindi hanno sì “concorso” all’azione delittuosa, e forse avevano premeditato il furto o l’estorsione, insieme agli altri. Ma l’omicidio no. Così pare dalla ricostruzione fatta dai Carabinieri. E anche l’obiezione che potrebbero esser stati proprio loro a decidere di lasciar morire il povero Ramini, per non lasciare testimoni (erano loro quelli conosciuti, quelli a cui aveva probabilmente aperto la porta), sembra cadere se è vero che i due sono sempre rimasti fuori… Potrebbero cavarsela con 5-6 anni.
Se fosse un telefilm americano i due fratelli sarebbero già fuori su cauzione e un avvocato rampante ne assumerebbe la difesa, certo di tirarli fuori dai guai senza troppa fatica: assassini loro malgrado e a loro insaputa, insomma.
Purtroppo (per loro) però non si tratta di un telefilm americano. Questa è solo una bruttissima storia di marginalità sociale e culturale. E forse l’unico avvocato che potranno permettersi sarà solo un avvocato d’ufficio.
Chissà se la galera li aiuterà – già in questa fase di attesa del giudizio – a riflettere sul buco nero in cui si sono cacciati, sul valore della vita (la loro e quella degli altri) e su cosa è bene e cosa è male. Perché forse non lo avevano ben chiaro. Uno dei due ha scritto alla fidanzatina dicendosi “dispiaciuto” per l’accaduto…

Quanto alla gente, alla città di Chiusi che su questa vicenda si è comportata come quella ragazza che ha continuato a fare jogging sulla spiaggia facendo lo slalom tra i cadaveri dei migranti annegati, viene da pensare che tanta e tale indifferenza sia dovuta essenzialmente a due fattori: 1) il morto, in fin dei conti era un novantenne, solo. Quanto avrebbe vissuto ancora? 2) i presunti assassini (fino alla sentenza sono “presunti”) sono due ‘extracomunitari’ e due immigrati italiani, già tenuti a distanza da una comunità che dopo averli aiutati quando erano bambini, li ha lasciati al loro destino, considerandoli “corpo estraneo”, figure da tenere alla larga, già catalogate all’origine come potenziali delinquenti. Che finissero così era già scritto. Era solo questione di tempo. Quindi nessuna sorpresa, nessun sussulto, niente di cui rimproverarsi. Tutto secondo copione. Come nei telefilm.

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