RUZZI E SBOTTEGANDO: CHIUSI SCALO VERSO IL GRAN FINALE

venerdì 06th, settembre 2013 / 18:36
RUZZI E SBOTTEGANDO: CHIUSI SCALO VERSO IL GRAN FINALE
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E se dopo la festa si cominciasse a ragionare su come migliorare l’offerta e far tornare Chiusi Scalo appetibile sempre e non solo per i Ruzzi…

CHIUSI SCALO – Si va verso il gran finale. Le contrade affilano le armi per la sfida decisiva del Bracciale che dovrà decidere la finalista che incontrerà il Granocchiaio, già lì che aspetta dopo la vittoria nel tornei preliminare di domenica scorsa.

Intanto Chiusi scalo da ieri è in clima “Sbottegando”, l’ormai classica iniziativa dei commercianti di Chiusiinvetrina. Banchi in strada e gente che passeggia, osserva, confronta, compra… Magari non molto, perché la crisi non è un’invenzione. Ma se capita l’occasione e il prezzo è giusto… Gente in via Leonardo da Vinci e anche in Piazza Dante e allo stand dello “Speluzzico” in piazza Garibaldi. Musica. Insomma sembra di essere a… Città della Pieve o Montepulciano. E sembra anche di essere tornati indietro nel temo, quando Chiusi Scalo era, più o meno, sempre così. Centro commerciale per eccellenza, luogo di commerci, di servizi e anche di divertimento. C’erano due cinema, molti bar aperti fino a tardi, alla stazione arrivavano molti più treni, i tassisti facevano la spola con Chianciano…

Chiusi Scalo, pur non essendo un centro storico invitante pur avendo un clima quasi assassino, era comunque una realtà viva, vivace. Era l’unico paese dei dintorni ad avere l’aria da città. Ora della città ha solo i vizi. E al massimo somiglia a quelle periferie desolate, assolate e deserte  d’estate, fredde, grigie e umidicce d’inverno. Peccato, perché in fin dei conti anche Chiusi Scalo, almeno nel “triangolo” centrale una sua dignità, anche architettonica ce l’ha. I palazzi anni ‘ 30 di Via Leonardo da Vinci e via Buonarroti sono piuttosto belli (alcuni però sono sono inutilizzati e mostrano qualche segno di cedimento: un cornicione è venuto giù proprio qualche giorno fa). Via Cassia Aurelia è una strada “razionalista” come non se ne vedono in altri paesi della zona. Palazzi particolari, con quelle forme arrotondate, uso di vetro e ferro… Quella strada è una lezione si storia e di architettura. Ma ormai nessuno ci fa più caso.

Quando la cittadina si rianima, come in queste giornate settembrine, fra Ruzzi e Sbottegando, assume altri connotati.

Certo, nessuno può pensare, realisticamente, di avere la gente che c’è in questi giorni tutto l’anno. Ma qualcosa in più  di quella che è la norma per 350 giorni all’anno forse si potrebbe anche ipotizzare.  Ragionandoci sopra, naturalmente.

Le iniziative dovrebbero essere di più. Non possono bastare due fiere, due “Sbottegando”, i due fine settimana dei Ruzzi, l’Ars Rock Fest  e qualche una tantum, come la corsa ciclistica (infausta) del 27 luglio… Qualcosa di collaterale al festival Orizzonti, per esempio potrebbe trovare spazio allo Scalo. Qualche serata musicale o teatrale pure (una location, volendo si trova), e poi mostre, eventi culturali, gastronomici, sportivi…

Occorrerebbe però uno sforzo collettivo e concentrico. Inutile pensare alla musica, se poi c’è chi telefona alla Polizia per far cessare il baccano, inutile pensare all’uso di locali dismessi, se i prezzi dell’affitto rimangono quelli che sono. Anche bar e ristoranti, forse dovrebbero migliorare l’offerta trovando il modo di garantire almeno qualche apertura fino  a tarda ora. E siccome a Chiusi Scalo è più difficile richiamare gente che non a Città della Pieve o a Montepulciano, la qualità dovrebbe essere superiore. Come era un tempo, quando a Chiusi Scalo venivano apposta da Cetona, da Sarteano, da Castiglione del Lago e perfino da Orvieto anche solo per il gelato o il biliardo.

Sappiamo bene che con questi chiari di luna non è facile. Ma non è neanche impossibile. A Chiusi scalo non c’è un pub, non c’è un luogo per produrre cultura e “movimento”. Non c’è una sala mostre e nemmeno una sala pubblica per convegni e incontri… Può continuare così?

Se una volta finita la festa tutti i soggetti interessati (commercianti, banche, Comune, gruppi culturali, associazioni sindacali e di categoria, contrade, stampa ecc.) si sedessero allo stesso tavolo e cominciassero a confrontarsi su quella che è la situazione e su come fare per migliorarla, qualche idea, siamo sicuri verrebbe fuori.

Ora è tempo di festa. E festa sia. Ma ad ottobre…

 

 

 

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