IL CASO MUSSARI-AMATO E L’ARRESTO DELLA ZARINA LORENZETTI: COSI’ E’ FINITA LA DIVERSITA’ DELLA SINISTRAA

martedì 17th, settembre 2013 / 17:05
IL CASO MUSSARI-AMATO E L’ARRESTO DELLA ZARINA LORENZETTI: COSI’ E’ FINITA LA DIVERSITA’ DELLA SINISTRAA
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di Marco Lorenzoni

Chiunque apra  oggi questo sito, si trova di fronte, nella pagina “politica”, due notizie: l’arresto di Maria Rita Lorenzetti, la zarina del Pd umbro, ex governatrice e ora presidente di Italfer e, sotto, la notizia delle “telefonate imbarazzanti” tra Giuliano Amato, fresco di nomina alla Consulta e Giuseppe Mussari, ex numero uno di Montepaschi e Abi. Telefonate di cortesia per scambiarsi dei favori: io ti aiuto a scalare l’Abi, tu mi finanzi il torneo di tennis… Ad Amato piace il tennis, che ci volete fare? E Mps nell’era Mussari era una mucca alle cui prodighe mammelle tutti attingevano.

Due notizie, dicevamo, una accanto all’altra. Due notizie che raccontano due facce della stessa medaglia. In sostanza la stessa storia: la debacle morale e politica di quella che un tempo era la sinistra orgogliosa della sua diversità. Sono due “storie” nazionali, quantomeno di valenza nazionale. Ma entrambe hanno sullo sfondo la Toscana e l’Umbria. Il cuore roso d’Italia, quello dove la “diversità” è stata per decenni il marchio di fabbrica dei governi locali. Sullo sfondo, appunto, la banca più antica del mondo che diventa un bancomat per politici ingordi e una grande opera pubblica, discutibile e discussa, peraltro, come la Tav, nel tratto di Firenze (non in Val di Susa). Siena e Firenze. La Toscana che si scopre all’improvviso non solo culla della cultura italiana e del “buongoverno” (a Siena, nel palazzo comunale c’è un affresco trecentesco di Ambrogio Lorenzetti sul tema), ma ombelico della malversazione politica, dell’intreccio tra politica e affari. L’Umbria c’entra perché l’arrestato eccellente è lei, la Zarina. La donna d’acciaio della politica umbra, deputata per 4 legislature e presidente della Regione per due. Maria Rita Lorenzetti, la figura politica più forte, più influente, più potente della piccola regione dove ormai il misticismo di San Francesco, Jacopone e del più recente Aldo Capitini è solo un ricordo. Piuttosto sbiadito, peraltro.

Due notizie, che per noi sono “locali”, che riguardano questo territorio e i suoi capoluoghi, ma che agli occhi di un lettore qualsiasi, di qualsiasi altra parte d’Italia, segnano (insieme ad altre come la crisi Mps, l’allarme sicurezza a Perugia ecc.) la fine ingloriosa di quella che fu appunto la “diversità” di queste terre  democratiche, civili, laboriose e amministrate da sempre  dalla sinistra. Due notizie che da sole bastano per dire che quella diversità (che a qualcuno stava stretta già 30 anni fa) adesso davvero non c’è più. Non c’è nemmeno bisogno di arrivare alle sentenze dopo il terzo grado di giudizio. Alla fine le telofonate tra Amato e Mussari possono pure risultare penalmente irrilevanti, la Zarina Lorenzetti può risultare innocente… Ma già il fatto che si adombri il sospetto di favori reciproci, di un uso improprio delle posizioni di potere, di pressioni per far lievitare certe carriere o per stroncarne altre, di lavorare in concorso con altri per favorire delle imprese, magari di famiglia, infischiandosene della sicurezza pubblica (addirittura di una scuola, che l’attraversamento sotterraneo della Tav avrebbe messo a rischio)… per quanto ci riguarda basta e avanza per dire che il limite è stato superato. L’orgogliosa rivendicazione della diversità dei comunisti fatta nel ’77 da Berlinguer e nel ’74 da Pasolini è roba da libri di storia, al massimo da teatro civile o cinema d’essai…  Quelli che son venuti dopo, gli eredi del Pci,  non sono diversi per niente.  Mussari e Amato? Il primo ha usato il partito per scalare una banca, Amato era socialista, amico, sodale e vice di Craxi. Maria Rita Lorenzetti invece era già dirigente del Pci ai tempi di Berlinguer e di Pietro Conti.  Ha fatto il sindaco comunista di una cittadina di 40 mila abitanti, il presidente della Regione per i Ds… Dai primi due c’era poco da aspettarsi. La loro politica è sempre stata una questione di potere. Maria Rita Lorenzetti, detta “Mozzarella” la facevamo di un’altra pasta. Invece anche lei si è lanciata in una rincorsa senza fine: il Comune, il parlamento, la Regione, ora l’Italfer, sempre meno politica, sempre più potere reale, potere di smuovere vagonate di soldi con la disinvoltura di chi si sente al di sopra degli altri, intoccabile. La malattia della casta. Se avesse tirato i remi in barca, dopo l’esperienza positiva in Regione avrebbe chiuso in bellezza. Invece no, ha voluto salire ancora più su. Si è presa l’Italfer (consegnatale da Berlusconi) e ora cade nelle melma lasciata da una maxi trivella finita sotto sequestro…  Non sarà che la “mozzarella” era scaduta?

 

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