SANGUE INFETTO DA EPATITE C DA 11 MILA DONAZIONI IN TOSCANA. LA REGIONE CONFERMA E…

mercoledì 21st, agosto 2013 / 13:08
SANGUE INFETTO DA EPATITE C DA 11 MILA DONAZIONI IN TOSCANA. LA REGIONE CONFERMA E…
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FIRENZE – Migliaia di donazioni di sangue infetto. E’ quanto è stato scoperto in Toscana una decina di giorni fa. E subito il plasma (la parte liquida del sangue) contaminato dal virus dell’epatite C è stato distrutto. Ma adesso molti si chiiedono se sia stato fatto altrettanto con la “parte corpuscolata” dello stesso sangue (globuli rossi, piastrine)  che di solito resta negli ospedali per essere utilizzata nelle trasfusioni d’urgenza…  A porsi la domanda è+ in particolare il Comitato vittime sangue infetto (Cvsi) e Insieme per la tutela del malato (Itm) che attraverso il loro sito internet promettono battaglia. «Auspichiamo che accanto alla solita indagine interna venga avviata un’indagine della Procura della Repubblica» dice Andrea Spinetti esponente dei Radicali Italiani e uno dei coordinatori del comitato, che aggiunge su Facebook: «A chi sono andati i globuli rossi? Sono stati avvertiti i riceventi?».

La Notizia del sangue infetto è stata data il 10 agosto dal sito FirenzePost , che parla di 2 lotti di plasma distrutti prima di essere lavorati nell’industria dei plasmoderivati… Alcune ore dopo, una nota della Regione Toscana conferma la notizia, definisce l’evento «rarissimo» ma precisa che non sussiste «nessun pericolo di trasmissione del virus», in quanto «i due lotti, tutti i prodotti e gli intermedi di lavorazione derivati sono stati identificati, bloccati e non sono stati utilizzati». La nota è ripresa dalle agenzie di stampa e da alcuni giornali nazionali.

Tutto si riferisce, precisa la stessa Regione, ad un lotto «raccolto in Toscana in aferesi» e l’altro «da plasma raccolto in Toscana e Friuli Venezia Giulia da sangue intero». In tutto, e la stima è per difetto, almeno 11 mila donatori toscani coinvolti, secondo le ultime notizie di stampa non smentite.

Così FirenzePost spiega:

“Aferesi significa in pratica prelevare «solo» il plasma da un donatore e «restituirgli» la propria componente di globuli rossi, bianchi e piastrine, che restano dunque nel suo organismo. Prelevare «sangue intero» significa al contrario prelevargli tutte le componenti del sangue: una parte (il plasma) andrà all’industria biofarmaceutica per produrre emoderivati, l’altra resta in ospedale per le trasfusioni. Durata massima di conservazione per i globuli rossi: 42 giorni. Per le piastrine, massimo 5 giorni. I globuli bianchi non vengono trasfusi, costituendo una sorta di «scarto di lavorazione». Scaduti questi termini le scorte sono inutilizzabili e vanno distrutte. Ma prima, il tempo di usarli per le trasfusioni c’è tutto. Tanto più che, come sembra, le prime donazioni «a rischio contagio» risalgono alla fine del 2011.

Il punto più importante è proprio questo. Finora si è parlato di plasma, ma su globuli rossi e piastrine il silenzio sembra totale. Se è vero – come viene sostenuto – che il plasma è stato bloccato, altrettanto non si dice dei cosiddetti «rossi». E in questo campo nulla va dato per sottinteso o per scontato.

Che fare adesso? Piuttosto che correre (ora) a ricercare gli 11.000 donatori coinvolti – come sembra voglia fare la Regione – per individuarne qualcuno infetto, magari a sua insaputa, servirebbe – scrive Firenze Post – una più sollecita indagine epidemiologica sulle persone che hanno avuto trasfusioni di globuli rossi o da piastrine per verificare se disgraziatamente sono rimasti infettati da Epatite C. Il numero delle persone «trasfuse» è sicuramente ben più ristretto degli 11mila donatori e di più facile accertamento. In pratica si cerca il «colpevole» quando è altrettanto – e forse più – urgente trovare l’eventuale «vittima».

Se il test di controllo specifico (l’ HCV-RNA) ad una persona trasfusa risultasse positivo vuol dire che il virus si sta replicando e che quindi è in corso un’infezione. Necessario che questo test sia fatto al più presto, proprio per evitare che l’infezione diventi cronica e possa evolversi verso patologie gravi come ad esempio la cirrosi epatica. Quest’ultima, che costituisce la fase terminale della compromissione del fegato, è compresa tra le prime dieci cause di morte nel mondo occidentale.

Sempre da notizie di stampa non smentite, la scoperta del plasma infetto da Epatite C sarebbe avvenuta circa tre mesi fa durante un controllo presso l’industria biofarmaceutica che doveva utilizzarlo per la produzione di emoderivati.

La Regione ha comunicato di aver «insediato uno specifico gruppo di lavoro per la gestione dell’evento», che sta lavorando per risalire alle cause dell’infezione. Ma – salvo prova contraria – si tratta di un’indagine «interna», costituita nell’ambito degli stessi soggetti preposti al controllo del regolare andamento della rete trasfusionale regionale. E questo, secondo il Comitato Vittime Sangue Infetto configura un «conflitto d’interesse perché controllore coincide con controllato».

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