CASTIGLIONE DEL LAGO ATTENDE LA SALMA DI ANDREA ANTONELLI PER L’ULTIMO APPLAUSO

martedì 23rd, luglio 2013 / 16:06
CASTIGLIONE DEL LAGO ATTENDE LA SALMA DI ANDREA ANTONELLI PER L’ULTIMO APPLAUSO
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IL RAGAZZO AMAVA IL “BAGNATO” MA NON SI DOVEVA CORRERE…

CASTIGLIONE DEL LAGO – Di sport si muore. Spesso è fatalità. Qualche volta no. Si muore sulle piste di Formula Uno, sui circuiti del motondiale, sui ring di piugilato, sulle piste di sci e anche sui campi di calcio, di volley, di basket: Taccola, Curi, Morosini, Bovolenta, Vendemini, Simoncelli e prima di lui – parlando di motori – Senna, Villeneuve, Pasolini, Saarinen e altri magari meno famosi… Negli anni ’50-60 era una regola: De Portago, Collins, Musso, Castellotti, Howthorne, Ascari, Bandini…e poi Alboreto morto mentre faceva i collaudi…

Si può morire anche pedalando sui tornanti del Mont Ventoux come successe al campione britannico Tommy Simpson per il sole, il caldo e una dose troppo forte di anfetamine o in una discesa pericolosa, come Fabio Casartelli…

Fatalità, destino cinico e baro, doping,  eccesso di sicumera… Ci sta tutto nello sport. Anche la morte per depressione, solitudine, come Pantani…

A due giorni dalla tragedia di Mosca che ha visto vittima il giovane centauro castiglionese Andrea Antonelli durante una gara motociclistica Categoria Supersport, è difficile parlare di fatalità.  Il 25enne umbro è morto su una pista sulla quale non si doveva correre. In certe condizioni, ossia con la pioggia battente e su un asfalto con pozze d’acqua, moto del genere, potentissime, diventano missili incontrollabili. Una, infatti si è spenta e ha causato l’incidente. Ma non è una colpa… In una nuvola d’acqua può succedere, ed è successo l’irreparabile… L’impatto, la carambola, una moto che passa sul corpo del pilota a terra…

Non si doveva correre, punto e basta. Non c’erano le condizioni per correre. Ma gli organizzatori non ci pensano nemmeno, gli sponsor vogliono la loro visibilità, che magari non sarebbe la stessa tre o quattro ore dopo… Pare che la pista non avesse nemmeno l’asfalto drenante (perché sconsigliato in zone dove si possono verificare nbasse temperature, come a Mosca). Dicono, gli organizzatori, che sono i piloti, se mai, a dover chiedere di sospendere la gara. A Mosca i piloti non l’hanno fatto.

Andrea Antonelli, fortissimo sul bagnato, era addirittura felice per la situazione, perché convinto di fare un tempo migliore e di avere più chances di vittoria. Lo aveva detto alla madre, nell’ultima telefonata, prima della gara…

La pioggia invece gli è stata fatale. Il padre, Arnaldo che in gioventù ha giocato a calcio nel Chiusi ed ha allenato a Montallese, lo voleva calciatore, ma poi, vista la grande passione di Andrea per le moto – aveva cominciato con le minimoto – lo ha assecondato e ora ha il rammarico di non essere riuscito a portare Andrea là dove voleva arrivare: a correre in Superbike con Melandri e altri campioni… Mancava poco. In Supersport, la categoria cadetta della Superbike, Andrea Antonelli non era l’ultimo arrivato, anche se aveva meno sponsor di altri… Era uno forte, aveva solo 25 anni, forse ce l’avrebbe fatta… Purtroppo è andata come è andata. Un incidente simile a quello che si è portato via il Sic… Con l’aggravante però della pioggia e della mancata sospensione della corsa.

A Mosca hanno eseguito l’autopsia sul corpo del ragazzo e l’esame ha stabilito che Andrea è morto per l’impatto con la moto del connazionale Zanetti che non ha alcuna responsabilità, ma si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato… Come Rossi con Simoncelli. Poteva toccare a chiunque altro… Andrea Antonelli un anno fa rischiò la vita in un a tro incidente, sul circuito di Brno (Repubblica Ceka). Ironia della sorte, anche allora si scontrò con Massimo Roccoli, lo stesso pilota con cuio ha avuto il primo impatto a Mosca…

I piloti, i ciclisti, i calciatori, dovrebbero avere, a volte, come i pugili il coraggio di gettare la spugna. Di dire: fermiamoci, così è troppo rischioso. Ma loro, non lo fanno. O lo fanno solo raramente. Lo fece Lauda nel ’76 quando preferì perdere il mondiale piuttosto che rischiare, con quella pioggia,  un altro terribile incidente dopo quello del Nurburgring… Ma sono rari i casi simili. Dovrebbe essere una regola. Dovrebbero pensarci gli organizzatori e le federazioni internazionali, con regole precise… Come si fa a pensare che possano e debbano essere i piloti a decidere? Loro in quei momenti sono lì per correre… Sono concentrati sulla gara, hanno l’adrenalina a mille nelle vene… Non possono essere loro a discutere sul da farsi…

Castiglione del Lago in lutto aspetta ora la salma del suo campioncino per tributargli l’ultimo saluto e l’ultimo applauso. Il feretro arriverà dala Russia entro due tre giorni.

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