EMMA VILLAS SIENA: IL BELLO DI ESSERE UNA SQUADRA “DEL MONDO”, MULTIETNICA E MULTICULTURALE

martedì 06th, novembre 2018 / 18:39
EMMA VILLAS SIENA: IL BELLO DI ESSERE UNA SQUADRA “DEL MONDO”, MULTIETNICA E MULTICULTURALE
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SIENA – Tra due giorni la Emma Villas torna in campo. A Siena arriva la Calzedonia Verona. E potrebbe essere la partita della svolta, l’inizio vero del campionato della formazione senese. La bella prova fornita dai Cichello Boys a Perugia contro la prima della classe è stata senza dubbio incoraggiante, anche se finita con una sconfitta. Ma contro Perugia fin qui hanno perso tutte.

Il clima era un po’ moscio, prima, per le sconfitte rimediate contro squadre che non sono Perugia (Vibo, Sora e Latina), adesso è più sereno. C’è già aria di attesa, il Palaestra già si prepara a diventare la “fossa dei leoni”. Ma per ingannare l’attesa vorremmo soffermarci su un aspetto della compagine Emma Villas. Che non è del tutto una novità, ma è comunque a nostro modestissimo parere, un fattore da tenere presente.

In Superlega quasi tutte le squadre sono delle “multinazionali” e annoverano giocatori stranieri. La squadra del Presidente Bisogno li ha sempre avuti fin dai tempi della B1. Quest’anno ne ha 6. Su 12. E il bello è che arrivano da tutte le parti del mondo. E’ una squadra molto colorata, da questo punto di vista la Emma Villas. Lingue diverse, culture diverse, tradizioni alimentari diverse, religioni diverse. E’ possibile che anche questo “fattore” abbia inciso nella partenza non proprio sprint della squadra. E’ vero che il coach Cichello, alcuni dei giocatori arrivati quest’anno li aveva già allenati altrove, ma per gente abituata a giocare in squadre come Zenit Kazan in Russia o in Giappone, in Argentina o in Turchia trovarsi a Siena, cittadina medio-piccola, di taglio medievale, senza troppi rumori, non deve essere un passaggio semplice.

La Emma Villas Siena è un mappamondo. Il palleggiatore Marouf è iraniano e islamico, nazionale del suo paese. Il suo “secondo” si chiama Matias Giraudo ed è argentino come il coach Cichello e il suo vice Pelillo. I nomi ci dicono che in Argentina gli “italiani” sono tanti. Poi c’è anche German Johansen. Nome forse danese, ma argentino pure lui.

Una bella colonia di lingua spagnola quindi…  Cui si aggiunge l’opposto cubano Hernandez Ramos. Poi c’è Yuki Ishikawa, ragazzo del Sol Levante certamente più abituato al sushi che ai pici e alla chianina… Infine il gigante Jurji Gladyr, nazionale ucraino, con passaporto polacco e l’ultimo campionato giocato in Turchia.

Con 6 stranieri che parlano 4 lingue diverse anche per i compagni di squadra italiani non è semplicissimo. E per trovare l’amalgama un po’ di tempo serve. Questa però è la pallavolo del 2000, una pallavolo globalizzata e multietnica. Il campionato italiano di Superlega è un dei più importanti anche se non quello in cui si spende e si paga di più. E questa “apertura al mondo” è senza dubbio un valore aggiunto. Non solo sotto l’aspetto tecnico, ma anche sotto l’aspetto culturale. I giocatori, i tecnici, gli addetti allo staff organizzativo, i dirigenti, i ragazzi delle giovanili e perfino i tifosi imparano a convivere con la diversità, con culture differenti e a volte lontane. Il roster Emma Villas in tutto questo è un bell’esempio.

Meno male che in rosa non c’è un americano, se no magari con Marouf potrebbero sorgere problemi, dopo che Trump ha reintrodotto le sanzioni contro l’Iran. O un russo che potrebbe avere qualche diffidenza verso l’ucraino Gladyr… Ma lo sport spesso aiuta la convivenza e consente di superare barriere che possono sembrare insormontabili.

Certo, vedendo la Emma Villas di oggi, sembrano lontani anni luce i tempi in cui la squadra giocava a Chiusi e al massimo lo “straniero” arrivava da Corciano. Sono passati solo 6 anni.

 

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