CHIUSI, BARRA A SINISTRA E UN ATTORE AL TIMONE. E’ UFFICIALE: GIANNI POLIZIANI NUOVO DIRETTORE ARTISTICO DEL MASCAGNI E DEL FESTIVAL ORIZZONTI.

martedì 06th, novembre 2018 / 11:44
CHIUSI, BARRA A SINISTRA E UN ATTORE AL TIMONE. E’ UFFICIALE: GIANNI POLIZIANI NUOVO DIRETTORE ARTISTICO DEL MASCAGNI E DEL FESTIVAL ORIZZONTI.
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CHIUSI – Adesso è ufficiale. La conferma è stata data ieri 5 novembre, con la conferenza stampa del Presidente della Fondazione Orizzonti: Gianni Poliziani è il nuovo direttore artistico del Teatro Mascagni e del Festival Orizzonti. Incarico che terrà per 3 anni, dal 2019 al 2021.

E’ arrivato un po’ in ritardo il sindaco-presidente Bettollini e non ha nascosto una certa emozione. Ha raccontato, fuori dai denti, come si suol dire, il travaglio che ha vissuto quando, di fronte ad una situazione fattasi insostenibile chiese ad Andrea Cigni di “ridurre” il suo Festival 2017 per rientrare nei parametri e poi, dato il comprensibile no di Cigni (“ad un artista non puoi chiedere di tagliare un’idea, un progetto”), decise prima di chiudere quell’esperienza in anticipo, poi di chiudere anche il festival estivo per un anno… Ha raccontato l’incontro con Roberto Carloncelli e la scommessa di non fermarsi e andare avanti con un progetto diverso.  E infine il dolore, l’amarezza, la voglia di lasciar davvero perdere, dopo la scomparsa di Carloncelli alla vigilia del festival di quest’anno. Ma siccome “The show must go on”, ecco la decisione a sorpresa. Il coniglio tirato fuori dal cilindro. O se volete l’uovo di Colombo: la decisione di ripartire da Chiusi e dal “Number one” o “Special one” di Chiusi nel settore: Gianni Poliziani, appunto. Che ci ha pensato 48 ore e poi ha accettato.

Una scelta che può apparire scontata (chi se non Poliziani?), ma non lo è. Per vari motivi, che in parte abbiamo già accennato in un articolo precedente: il primo è che Gianni Poliziani è un grande attore, il migliore sulla piazza, non più “dilettante”, ma professionista; è un conoscitore profondo del teatro, dei teatri e dei teatranti di questo territorio e non solo, ha rapporti consolidati con compagnie, amici inseriti nell’ambiente, è uno che è fortemente legato a Chiusi, ma… non ha alle spalle esperienze significative di direzione artistica, da manager. Perché adesso non dovrà solo salire sul palco e recitare. Il copione sarà diverso.

Il secondo motivo è che Poliziani alle ultime elezioni (e anche a quelle precedenti) si era schierato dichiaratamente a favore di una lista alternativa a quella di Bettollini. Per la precisione i Podemos e nel 2011 la Primavera.  Ecco, questo non è un particolare banale o irrilevante. Significa che Bettollini ha affidato le chiavi del teatro, del festival e – diciamolo pure – della cultura chiusina ad una figura non allineata e coperta, addirittura ad uno dei “fiori all’occhiello” dell’opposizione. Per la precisione dell’opposizione di sinistra. O meglio una figura di quella sinistra diffusa e dispersa che a Chiusi c’è sempre stata, ma negli ultimi anni è rimasta chiusa in un angolo, additata come ferrovecchio, roba da rottamare.

Ha avuto insomma coraggio il sindaco-presidente Bettollini e ha fatto un altro passo nella direzione giusta. Tra l’altro la circostanza della divergenza politica non è stata nascosta nella conferenza stampa. Al contrario è diventata motivo di soddisfazione per entrambi. Avevamo promesso, su queste colonne, che se la scelta fosse stata confermata dopo i primi rumors, avremmo detto bravo a Bettollini. Oggi glielo diciamo: Bravo! scelta giusta e coraggiosa.

Che poi tra i due – Bettolini e Poliziani – sia scattata, e non da adesso, una sorta di attrazione fatale e ci sia stata anche una fase di corteggiamento, lo hanno raccontato loro, nella conferenza di ieri.  Segno che non siamo solo noi di Primapagina a vedere i passi in avanti (e a sinistra) compiuti da Bettolini dal 2016 ad oggi. E questo è argomento su cui l’opposizione di sinistra dovrebbe quantomeno riflettere.

Gianni Poliziani dovrà seguire la stagione invernale del Mascagni e il Festival estivo. Quest’anno sia l’una che l’altro saranno – ha detto Poliziani – “brevi, ma intensi: 4-5 serate ma di grande qualità per la stagione, tra gennaio e aprile, e 5-6 giorni di Festival, ma densi di iniziative ed eventi, dalla mattina, al pomeriggio, alla sera, fino a notte fonda”.

Insomma il primo obiettivo dichiarato dal neo direttore artistico sarà quello di recuperare un rapporto proficuo, profondo con la città. Tutta la città. E recuperare, nel caso di Orizzonti, anche “lo spirito e l’atmosfera del festival, che non può essere una semplice rassegna di spettacoli, ma deve vivere e pulsare in più luoghi, in più momenti, deve essere una sorta di febbre che sale…”

In questo senso Poliziani ha spiegato che pensa ad un rapporto profondo tra esperienze artistiche del territorio, soprattutto giovanili e i professionisti che verranno al festival. Così come pensa ad incrementare in inverno le “residenze artistiche” di compagnie che vengano a Chiusi a preparare i loro spettacoli, offrendo al pubblico la possibilità di seguire le prove, di parlare con gli attori e i registi (è successo poche settimane fa con Umberto Orsini).

“Non inventerò niente”, si è schernito Poliziani, affermando che cercherà di attingere alle cose buone fatte da chi lo ha preceduto, da Manfredi Rutelli ad Andrea Cigni, a Roberto Carloncelli e a quanto di buono ha visto e vissuto nel territorio. Ha spiegato che cercherà di coinvolgere più “location”, oltre la Piazza Duomo e il teatro (la tensostruttura San Francesco, l’Olivazzo, Piazza Cesare Battisti, l’Orto Vescovile…) e magari anche il Lago e Chiusi Scalo con qualche specifica iniziativa…

In tutto ciò, la filosofia di Gianni Poliziani riecheggia lo spirito di due esperienze di eccellenza del territorio: il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, per quella tensione a sperimentare e intrecciare le forze locali con i professionisti che si mettono a servizio e Monticchiello, per il coinvolgimento di un’intera comunità…

Chiusi non è né Montepulciano, né Monticchiello, ha altre caratteristiche e, rispetto a Monticchiello anche altre dimensioni. E’ una città che ha interessi molteplici e può apparire poco incline all’arte e alla cultura, ma non è digiuna di queste cose. Il Festival Orizzonti ha più di 15 anni, prima c’erano le estati musicali, una stagione invernale il Mascagni l’ha sempre avuta e se c’è una persona che può davvero ottenere un coinvolgimento maggiore della cittadinanza intorno al teatro, al festival, alle iniziative culturali, questa persona è Gianni Poliziani. Non  a caso quando gli è stato chiesto se avesse una parola chiave per sintetizzare il suo progetto, ha risposto “partecipazione”. “Perché la partecipazione è libertà. E viceversa.” Ha citato Giorgio Gaber, Poliziani, un autore che egli ama e con il quale si è anche cimentato magistralmente nello spettacolo “4 amici al bar” del 2015.

Conoscendolo e pensando ad uno slogan avrebbe anche potuto dire “Gioia e Rivoluzione“, citando gli Area e la stagione del ’77, ma Gianni Poliziani è sì uno di sinistra, con le idee chiare e obiettivi precisi, ma è uno che sa che le rivoluzioni in Italia si fanno poco volentieri (l’unica che è riuscita l’ha fatta Mussolini) e quelle che riescono meglio sono, alla fine, le rivoluzioni gentili, fatte con ironia, con leggerezza, con un pensiero lungo alle spalle, non con  le cannonate che lasciano macerie…

Non avrà molti soldi a disposizione Poliziani per far quadrare il cerchio: 100 mila euro tra stagione invernale e festival estivo. Sono vacche magre. Ma…  “la sfida vera è fare cose belle con poco, farle con il portafoglio pieno è facile, tutti ne sarebbero capaci”, ha chiuso sorridendo Poliziani. 

In questi tre anni di gestione artistica, Poliziani avrà al proprio fianco il Cda della Fondazione appena rinnovato e composto da Juri Bettollini, Giannetto Marchettini, Lucia Marcucci e Marco Fè, subentrato ad Edoardo Albani. Con loro i due addetti della Fondazione Arianna Fè e Daniele Cesaretti a fare da braccio armato.

Gianni è però anche animale da palcoscenico e, sia nella Stagione invernale che al festival, sul palco a recitare, un paio di volte ci salirà. Lì dovrà dimenticare per quelle due ore, i bilanci, le compatibilità, i meccanismi dell’organizzazione…

Finiranno il mandato insieme Poliziani e Bettollini, nel 2021. La sfida li vede adesso fianco a fianco. Entrambi si giocano parecchio del proprio futuro. Che sia anche un segnale politico lanciato ad altri? A fine estate, dopo la prima stagione e il primo festival nuova gestione ne sapremo di più. Secondo noi è già un buon segnale. Qualcuno potrà pensare che sia un passo indietro rispetto ai tempi in cui si sceglieva un tipo come Andrea Cigni e una visione artistica di quel genere, catapultandola dall’alto in una realtà sonnachiosa come Chiusi, che oggi siamo di fronte all’ordine di tirare i remi in barca e di chiudersi nel proprio orticello. Non è così. Gianni Poliziani, nella situazione attuale, per tutti i motivi che abbiamo detto e per le idee che ha, è la migliore soluzione possibile, non un ripiego. E può essere un salto in avanti, per la crescita della città, per farla uscire dall’apatia e dalla diffidenza, non un passo indietro. Gianni ha interpretato anche il Capitano Achab, sa come si tiene un timone.

m.l.

 

 

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