STREET-ART, QUANDO LE CITTÀ DIVENTANO GALLERIE D’ARTE A CIELO APERTO. E SE CHIUSI SCALO E CHIANCIANO…

mercoledì 31st, ottobre 2018 / 13:08
STREET-ART, QUANDO LE CITTÀ DIVENTANO GALLERIE D’ARTE A CIELO APERTO. E SE CHIUSI SCALO E CHIANCIANO…
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Si arrampica sui muri verso gli anni ’70 e ’80 con le firme di Jean Michel Basquiat e Keith Haring, Richard Hambleton e Blek Le Rat, per citare i più celebri, ma è solo nei primi anni del nuovo millennio che la Street Art, complice la genialità dell’artista britannico Banksy, si impone come genere artistico vero e proprio. Non senza contestazione. David Vecchiato (Diavù), uno degli street artists italiani più noti, preferisce chiamarla arte e basta.

Fatta qualche eccezione, le gallerie d’arte a cielo aperto, però, la strada la conquistano. Molto spesso la popolazione prende a cuore l’opera che l’artista dona a questo o quel quartiere e la fa sua. Non è un caso che l’arte urbana spesso fiorisca laddove il decoro urbano ha fallito miseramente. Luoghi esteticamente sfregiati dall’incuria, la bruttura e la speculazione edilizia riacquistano bellezza e dignità. Le opere, pensate per quel contesto, diventano bene comune nella misura in cui appartengono alla collettività.

Molte città europee ed italiane vantano oggi un ampio e variegato portfolio di arte urbana che spazia dal figurativo all’astratto, vuoi perchè si tratta di un’espressione di arte contemporanea che va ad arricchire il patrimonio artistico, vuoi perchè le amministrazioni comunali hanno preso atto del ruolo chiave delle opere “di strada” nei progetti di riqualificazione urbana. A Lione, ad esempio, trionfa la tecnica del tromp e l’oeil (foto di copertina); a Forlì due anni fa è stata inaugurata l’opera figurativa Melodia del sogno e della realtà, dell’artista argentino Louis Gomez, famoso in tutto il mondo.

Luis Gomez de Teran, Forlì

A Napoli, lo street-artist napoletano Jorit si è distinto per una serie di raffigurazioni monumentali, tra cui il viso di Ilaria Cucchi, inaugurato ad ottobre di quest’anno.

Anche Umbria e Toscana hanno scelto la street art per il decoro urbano. In particolare il 2018 ha segnato l’approvazione o realizzazione di progetti in diversi comuni delle due regioni che vedono la street art protagonista dell’abbellimento di quartieri periferici, aree degradate o semplicemente meno gradevoli da vedersi.

A febbraio di quest’anno, forte del successo del Bacio, il dipinto di 25 metri sul muro della Rotonda dei Rimbocchi per mano di due artisti perugini e inaugurata l’anno scorso, la giunta comunale di Perugia ha individuato 11 muri da affidare all’estro degli street artists previa presentazione di progetti valutati da una commissione. La prima creatura del progetto è apparsa a settembre nel sottopassaggio di Ponte San Giovanni: il Grifo e il Leone, opera di Diavù, finanziata da Anas.

Sempre quest’anno Terni ha lanciato #solocosebelle, un progetto del Comune che si avvale del contributo di artisti nazionali e internazionali per abbellire il tessuto urbano. Nel maggio scorso è stata inaugurata la seconda opera del progetto: save our souls, firmata da MP5.

Il Gruccione, di Edoardo Cialfo

A Marsciano attualmente non c’è un vero e proprio progetto ma potrebbe nascere grazie al riscontro positivo de Il Gruccione l’opera di Edoardo Cialfi, artista marscianese, dipinta sulla parete di un magazzino a ridosso del centro storico.

In Toscana, a Firenze, è stata redatta la mappa degli oltre 50 spazi street-artizzati della città, e ad aprile di quest’anno, per la prima volta, la Florence Biennale ha dedicato spazio e visibilità a questa forma di arte con il progetto “Florence street art- Art can change the world”.

In occasione della seconda edizione di Start Festival- Welcome to Pisa, a settembre la città ha inaugurato un seconda serie di opere di arte urbana nel quartiere di Porta a Mare fino alla Darsena pisana, dove già l’anno scorso  11 piloni erano stati trasformati in opere d’arte.

A Livorno le quattro fondatrici della galleria di arte contemporanea Uovo alla pop hanno promosso e realizzato la riqualificazione di piazza Garibaldi. Quest’anno saranno promotrici di uno Street Art Festival, finanziato con crowdfunding.

Insomma, un bel fermento artistico che potrebbe ispirare altri comuni, anche più vicini a noi. Pensiamo ad esempio a Chianciano e alla sua parte meno avvenente: l’ammasso di alberghi -di cui alcuni chiusi o in condizioni poco felici- che accoglie il viandante come un deserto di cemento. Ecco, quella parte lì offre in realtà una molteplicità di pareti sui cui far nascere un’altrettanta varietà di opere. Già sede del Museo di Chianciano, importante museo privato di arte contemporanea e antica, la città delle terme potrebbe ampliare le sue risorse e ambire a diventare la città dei murales, convertendo quelle pareti di cemento in tele gigantesche.

Ma un progetto simile potrebbe adottarlo anche Chiusi Scalo,  con opere diffuse, meno compatte che a Chianciano data la diversa struttura urbanistica. Si potrebbero sfruttare le pareti dei diversi palazzi che sorgono nella zona circostante la stazione ferroviaria, e perché no, anche alcune pertinenze della stazione stessa. Un bel contrasto, peraltro, con il patrimonio artistico antico di Chiusi città. Non sarebbe un’idea nuova per l’area chiusina moderna.

Muro di Montallese

Negli anni ’90 il muro della stazione di Montallese fu interamente dipinto da studenti di diversi istituti d’arte. Oggi, purtroppo, il tempo e gli agenti atmosferici hanno scolorito i murales che, tuttavia, in alcuni punti sono ancora visibili (foto a destra).

Andando più indietro nel tempo, negli anni ’20 (prima della crisi del ’29), qualcuno ricorda grandi raffigurazioni pubblicitarie della Coca Cola, della mitica Harley Davidson o della benzina Victoria che occupavano le pareti di alcuni palazzi, sempre nella zona della stazione. Se fossero veri e propri murales, enormi cartelloni pubblicitari o dipinti su carta e poi affissi sui muri è difficile dirlo. Anzi, invitiamo chiunque avesse del materiale fotografico o figurativo a riguardo, tipo cartoline, a inviarcelo.Potrebbe essere utile come esempio…

Tornando al presente, vengono in mente i bagni pubblici di via Mazzini, trasformati qualche anno fa in “bagni etruschi” grazie al ‘murale’ con effetto rilievo dipinto da Lara Selva, o le opere estemporanee di artisti vari sulle note del Lars Rock Festival, conservate nelle scuole della cittadina per evitarne il deperimento.

Insomma, i presupposti ci sono. Si tratterebbe di ideare un progetto che vada oltre la sagra del momento o l’evento della stagione e che punti alla costruzione di una nuova identità.

David Zinn

Chissà, da cosa nasce cosa e magari, l’area di intervento potrebbe ampliarsi, estendersi a tombini, crepe, porte, angoli bui, marciapiedi dissestati, sottopassi, dove l’artista statunitense David Zinn, per esempio, potrebbe scatenare la sua fiabesca fantasia.

Elda Cannarsa

 

 

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