PERUGIA: INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO I DUE CARABINIERI E IL METRONOTTE CHE HANNO UCCISO IL LADRO A PONTE FELCINO

venerdì 05th, ottobre 2018 / 10:27
PERUGIA: INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO I DUE CARABINIERI E IL METRONOTTE CHE HANNO UCCISO IL LADRO A PONTE FELCINO
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PERUGIA – Si chiamava Eduard Kozi ed era albanese l’uomo rimasto ucciso dopo il furto con scasso alla tabaccheria di Ponte Felcino alla periferia di Perugia. Colpito alla testa da uno dei colpi sparati da un vigilante e due carabinieri durante l’inseguimento (vedi articolo precedente su queste stesse pagine), è stato abbandonato ancora agonizzante dai suoi complici insieme all’auto e alla refurtiva. Il colpo mortale lo ha raggiunto alla nuca, dopo aver fracassato il lunotto posteriore della vettura, una Audi di grossa cilindrata risultata rubata.

Il pubblico ministero Mara Pucci ha iscritto nel registro degli indagati i due carabinieri e la guardia giurata che nel tentativo di fermare l’Audi hanno sparato. L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio colposo. Stando alle prime dichiarazioni, il magistrato tenderebbe ad escludere la “volontà di uccidere” da parte degli uomini in divisa, che però hanno superato i limiti imposti dalla legge.

L’art.53 del codice penale che regola la materia dell’uso dell armi di servizio da parte di pubblico ufficiale infatti spiega che è legittimo sparare solo “per respingere una violenza” e “vincere una resistenza all’autorità”. Inoltre l’uso delle armi è consentito “quando serve a evitare il concretizzarsi di uno dei seguenti delitti: strage, naufragio, disastro ferroviario o aviatorio, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona”. E in ogni caso, sempre “l’uso delle armi deve essere commisurato in base alla situazione”. Anche nel caso di uso dell’arma per respingere una violenza o vincere una resistenza all’autorità, il giudice dovrà poi accertare se le due cose non si potevano fare in altro modo, cioè senza mettere mano alla pistola…  L’arma deve essere l’ultimo strumento al quale mettere mano per risolvere una situazione di emergenza (circoscritta tra quelle descritte nell’articolo 53 del Codice Penale).

La vicenda di Ponte Felcino non sembrerebbe rientrare tra le circostanze previste dal Codice Penale. I Carabinieri e il Vigilante hanno tra l’altro sparato ad altezza d’uomo, colpendo in pieno l’auto in fuga. E hanno sparato da dietro, non per evitare, ad esempio, che l’auto li investisse, anche se tra l’auto dei malviventi e quella del metronotte c’era stato in precedenza uno speronamento…

Da quale pistola sia partito il colpo che ha ucciso l’albanese deve ancora essere appurato. Le prime risposte verranno dall’autopsia sul cadavere e dalla perizia sui bossoli, sui proiettili e sulla Audi fatta oggetto dei colpi. Eduard Kozi era seduto dietro, probabilmente. Il fatto che sia stato trovato con ancora il passamontagna e i guanti lascia intendere che fosse, senza ombra di dubbio, uno degli autori del furto alla tabaccheria. Che pare fossero 4.  Gli altri tre non sono stati ancora rintracciati, ma la caccia continua. Forse non erano armati, non stavano compiendo una rapina a mano armata, non hanno compiuto atti di violenza su persone, né al momento del “colpo” alla tabaccheria stavano mettendo a rischio vite umane.  Non si sono fatti scrupoli però a lasciare in macchina uno di loro, forse non ancora morto. Semplici ladri, ma un po’ meno “umani” dei soliti ignoti di Monicelli…

Nella foto (Umbriajournal): L’Audi con il cadavere e la refurtiva

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