BOLSONARO, L’ ITALIANO CHE PUO’ RIPORTARE IL FASCISMO IN BRASILE

domenica 28th, ottobre 2018 / 17:10
BOLSONARO, L’ ITALIANO CHE PUO’ RIPORTARE IL FASCISMO IN BRASILE
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C’ è un libro (e anche uno spettacolo teatrale) che si intitola “La libertà è un colpo di tacco”. Un titolo bello. Sia il libro, che lo spettacolo ad esso ispirato sono opera di Riccardo Lorenzetti, volto televisivo di Tele Idea Chianciano, commentatore sportivo e, amico di lunga data di Primapagina. “La libertà è un colpo di tacco” parla di una squadra di calcio brasiliana che mise in atto un esperimento di “autogestione” che contribuì fortemente, per l’impatto che il calcio ha sempre avuto in quel Paese, a far cadere la dittatura. Erano gli anni ’80 e la squadra quella del Cortinthians di Socrates, “o’ doutor”, il dottore (perché era anche medico) che qualcuno ricorderà per aver vestito la maglia della Fiorentina e per il gol segnato all’Italia al Mondiale ’82…

Quell’esperimento lo chiamarono “la Democrazia Corintiana“, che contrastava con la dittatura del generale Figuereido che cominciava a soffrire la pressione del popolo, ma resisteva…  Socrates, che era considerato una sorta di Che Guevarea del pallone dimostrò che il popolo poteva fare a meno del “caudillo” e anche dell’allenatore. Nel 1985 il Brasile tornò finalmente a votare in libere elezioni. Socrates nel 2011 è morto di cirrosi epatica ma coronò il so sogno: morire di domenica, mentre il Corinthians vince il campionato Brasilerao…

Oggi il Brasile è chiamato di nuovo al voto. E’ il secondo turno e il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro (origini italiane, nel nord est veneto) potrebbe diventare presidente. Gli ultimi sondaggi lo danno in testa su Fenando Haddad (cHe i brasiliani pronunciano Haddaji), l’erede politico di Lula. Nelle ultime settimane Haddad ha recuperato diversi punti, ma sulla carta è ancora dietro… Bolsonaro ha sfiorato la vittoria al primo turno il 7 ottobre scorso ottenendo il 46% dei voti, dopo una campagna elettorale tutta giocata sulla retorica nazionalista e su una certa nostalgia per la dittatura militare. ”

Ele nao”, “lui no” ha fatto proiettare su un grande schermo Roger Waters, storico leader dei Pink Floyd durante u concerto in Brasile. Molti media internazionali parlano di “rischio di involuzione fascista” per il paese di Pelè e Jobim e Caeteno Veloso.

Il medico italiano Max Riccio che vive in Brasile da 13 anni ha scritto sul suo profilo fb alcune frasi attribuite a Bolsonaro, tipo ” Io sono a favore della tortura. Ma il grande errore della dittatura militare brasiliana fu di torturare e non uccidere gli oppositori”; “preferirei un figlio drogato e morto, piuttosto che un figlio gay”; “Le donne, a parità di funzioni, devono guadagnare meno degli uomini, poiché restano incinte”; Il colonnello Ustra é un eroe”. Ecco, il Colonnello Ustra era uno che al tempo della dittatura militare infilava ratti vivi nelle vagine delle prigioniere, dava scosse elettriche ai prigionieri politici sui genitali e sui capezzoli e obbligava i bambini, figli dei prigionieri, ad assistere alle sessioni di tortura dei genitori…

Non solo, il candidato vice premier, con Bolsonaro, è un generale, il generale Hamilton Mourao che non ha fatto mistero di pensare in caso di vittoria elettorale ad un “autogolpe” delle forze armate per mettere fuori gioco Camera e Senato e non avere così troppi vincoli democratici a cui sottostare…

Lo stesso Max Riccio leggendo dal Brasile degli italiani che temono la politica muscolare di Salvini, scrive “Salvini a me sembra un politico di destra, possibilmente razzista e xenofobo, arruffapopolo, ma non un criminale fuori dai binari della democrazia. Bolsonaro è un fascista, potrei dire nazista, razzista e arruffapopolo quanto Salvini, ma totalmente fuori dal gioco democratico. Il suo vice è un generale di quelli lì…”.

Come dire, cari compaesani italiani non siete messi molto bene, ma qui in Brasile siamo messi peggio. Molto peggio. La vittoria di Bolsonaro non sarebbe una semplice vittoria della destra. Sarebbe salto al’indietro di 35 anni…

Ecco forse ci vorrebbe una nuova Democrazia Corinthiana, ma Neymar non è Socrates. E Roger Waters è inglese e sta invecchiando, pure lui…

m.l.

 

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