SIAMO DAVVERO FASCISTI DENTRO? SE IL POPOLO DI SINISTRA LA PENSA COME SALVINI…

venerdì 07th, settembre 2018 / 16:51
SIAMO DAVVERO FASCISTI DENTRO? SE IL POPOLO DI SINISTRA LA PENSA COME SALVINI…
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Salvini dice: “Il popolo è con me” e sembra sottintendere che siccome lui in questo momento sembra avere consenso, la sentenza che obbliga la Lega a risarcire i 49 milioni di euro “rubati” alla collettività, è un diversivo, un attacco alla sua ascesa… E sono in tanti a dire che “se il popolo è con Salvini e con i 5 Stelle suoi alleati è perché la sinistra ha fallito e ha dato pessime prove di sé”. E da qui a giustificare anche i sentimenti razzisti, fascistoidi, xenofobi, omofobi della Lega e di Salvini il passo è breve.

Chi, deluso dalla sinistra, incazzato nero con Renzi e anche con D’Alema, Bersani, Grasso e compagnia cantante, ha votato per esempio 5 Stelle adesso si affanna a difendere “tutto il pacchetto”, Salvini compreso, perché “se salta questo governo, tornano quelli di prima che erano e sono peggio”. Questo in sostanza l’assunto che circola tra tanta gente, gente che prima votava a sinistra e ora non più. Anzi ora è anch’essa contro gli immigrati, per la legittima difesa con la pistola in casa, contro i gay. Ora va anche volentieri in processione dietro a una madonna e accusa  i sindacati delle peggio nefandezze. 

Qualcuno sostiene che l’Italia è un Paese fascista nel profondo dell’anima. E quel fascismo di fondo ogni tanto riemerge, prepotente, sguaiato, intriso di ignoranza e arroganza. E se il fascismo appare sconveniente, si ammanta al massimo di democristianesimo, un mix tra bigottismo reazionario e volemose bene, non facciamoci del male e “magnamo fin che se po’…”.

D’altro canto invece c’è anche chi non si stupisce della mutazione genetica subita dal “popolo della sinistra” che ora vota Salvini. Perché – dice – una parte consistente della base stessa del Pci era bigotta, reazionaria, razzista e sessista già trenta o quarant’anni fa, così come lo è oggi quel popolo che segue Grillo e Salvini come i salvatori della Patria.

In parte è vero. Anche nella base Pci, soprattutto nella provincia profonda e nelle classi più popolari, c’era indubbiamente un diffuso antifemminismo, per esempio. Anche all’interno delle famiglie. I l “ribellismo” giovanile fatto ad un certo punto anche di capelli lunghi e minigonne, non era ben visto, né tantomeno accettato. C’era anche quel filo di razzismo verso gli stranieri e verso i meridionali tipico di chi temeva di veder compromessi i piccoli passi fatti nella scala sociale e c’era, indubbiamente, in particolare nelle aree rurali e di cultura contadina, anche un certo bigottismo religioso, che si esprimeva poco alla luce del sole, ma resisteva nel profondo.

All’epoca però c’era un partito (più d’uno a dire il vero), un sindacato, una classe dirigente della sinistra che avevano figure carismatiche, certo, ma anche forte preparazione culturale. Valori come la laicità dello Stato e del pensiero, la parità tra i sessi, l’uguaglianza, il rifiuto del razzismo erano capisaldi di qualsiasi ragionamento, anche nei congressi di cellula o nelle discussioni al bar. Su quelle cose non si transigeva. Quindi le “pulsioni peggiori” venivano tenute a freno, restavano sottotraccia, perché il partito le considerava sconvenienti e dannose alla causa. Anche andare in processione era considerato sconveniente e indice di cedimento ad una cultura avversaria e oscurantista. All’oppio dei popoli.

Non fu facile per esempio convincere tutta la base del Pci a fare la battaglia per il divorzio nel ’74 o quella per l’aborto nell’80. Ma alla fine senza l’apporto del Pci nessuna delle due battaglie sarebbe stata vinta. Su alcune questioni, come la laicità e i diritti civili, la sinistra socialista era più avanti della base comunista, anche perché meno di massa, più elitaria, più urbana. Non era immune da scivolamenti a destra e da  atteggiamenti di pancia, ma sembrava comunque di convinzioni più solide e antiche.

Quindi è vero che anche 30-40-50 anni fa la base della sinistra in parte la pensava già come Salvini adesso. Ma c’era un argine robusto. Una barriera invalicabile, determinata dall’autorevolezza e dal radicamento dei partiti. Non solo quelli della sinistra (Pci e Psi), ma anche della stessa Dc che aveva un senso dello Stato e, almeno dalla stagione del primo centro sinistra, non assecondò mai derive fascistoidi e razziste. Più tradizionalista e oscurantista e succube della Chiesa invece era sui diritti civili e i rapporti interni alla famiglia.

Oggi, con i partiti liquidi, o liquefatti, l’autorevolezza dei dirigenti si è annacquata fino a scomparire. L’argine è crollato e le “pulsioni peggiori” dilagano, perché di fatto sono state sdoganate, legittimate da una propaganda martellante fatta di antipolitica, di revanscismo, di spirito di vendetta… Il “vaffanculo” è assurto a programma politico e di governo.

Gli errori, le omissioni, diciamo pure le nefandezze compiute da Renzi e prima di lui dai suoi predecessori alla guida del Pd e dei Ds, l’inconsistenza e l’autorefenzialità colpevole della sinistra a sinistra del Pd, non sono giustificazioni sufficienti per dire, oggi, che va bene Salvini, che è giusto armarsi per farsi giustizia da soli, che gli immigrati vanno respinti e ributtati in mare perché sono tutti spacciatori, stupratori e terroristi…

E allora serve prima ancora che una battaglia e una presenza politica, una battaglia culturale. Questa ventata di ignoranza mista a tracotanza e fascismo latente (un clima molto simile a quello del ’21-22), con i partiti di governo che cercano e additano nemici per coprire la propria pochezza, deve essere fermata e battuta sul campo. Non urlando più forte, ma con le idee, il sapere, con l’autorevolezza che è data dalle storie personali, dalla capacità di ragionamento, oltre il tifo da stadio…

Sarà un lavoro complicato, perché ragionare con chi teorizza il valore dell’ignoranza e gioca a chi la spara più grossa sui social, può essere una fatica immane, un’impresa titanica… Ma non c’è alternativa. O si ricomincia a ragionare o si soccomberà, sotto una valanga di macerie.

Qualche segnale si avverte: i 5 Stelle, abituati agli osanna, cominciano a prendere anche i fischi e a dover scappare dalla piazze, i leghisti vengono contestati anche loro. In Italia si fa presto a salire  fino a vette inusitate, ma si fa presto anche a scendere e a rotolare a valle. Se 40-50 anni fa i comunisti, i socialisti e i democristiani riuscirono a incanalare la protesta in un alveo democratico, se riuscirono a tenere sottotraccia sentimenti atavici diffusi, se riuscirono cambiare il costume di questo Paese con leggi come quelle sul diritto di famiglia, il divorzio, l’aborto, la chiusura dei manicomi, il delitto d’onore ecc.  forse possiamo riuscirci anche adesso. Ci riflettano i 30-40 enni di adesso, hanno pure studiato di più dei loro padri e dei loro nonni.

Marco Lorenzoni

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