CILE E TORRI GEMELLE: I DUE 11 SETTEMBRE CHE HANNO CAMBIATO UN SACCO DI COSE…

martedì 11th, settembre 2018 / 18:36
CILE E TORRI GEMELLE: I DUE 11 SETTEMBRE CHE HANNO CAMBIATO UN SACCO DI COSE…
0 Flares 0 Flares ×

Se dici 11 Settembre, il pensiero corre immediatamente a quegli aerei che si schiantarono sulle Tori Gemelle di New York l’11 settembre del 2001. Il più grande attentato della storia. Ma anche un attentato di cui ancora non si conoscono bene tutti gli aspetti. Con molte cose che non tornano. Compresa la cattura e la soppressione su una nave, con cadavere gettato in mare, del presunto mandante, tale Osama Bin Laden,  lo sceicco del terrore, il capo di Al Quaeda, ma anche miliardario in affari da anni con l’establishment americano. 

Niente sarà più come prima si disse allora e anche Primapagina usò quel titolo. In effetti niente è stato più come prima, il mondo è caduto in una spirale di violenza e terrorismo globale senza precedenti con attentati e stragi ovunque: da Parigi a Londra, da Madrid a Bruxelles, da Berlino a Nizza a Barcellona, a Monaco… Con guerre territoriali mirate, che sono la versione moderna e attuale della guerra mondiale: Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, ma anche in molti paesi dell’Africa centrale, nel Nyanmar, in Palestina, nelle repubblica caucasiche ex sovietiche e pure nel cuore dell’Europa, in Ucraina… Si combatte. Si vendono e comprano armi. La gente muore sotto le bombe, in certi Stati si verificano veri e propri genocidi. L’Africa è una polveriera e una discarica a cielo aperto da cui fuggono a milioni, in un esodo biblico che nessun Salvini potrà fermare.

Questo è il mondo post 11 settembre 2001 e ancora non è chiaro (o forse sì) chi abbia creato, fomentato e armato  i paladini della Jihad islamica, prima Al Quaeda, ora l’Isis. Illary Clinton del resto lo disse chiaramente:  “siamo stati noi!”.

Ma c’è stato un altro 11 settembre che fu anche quello uno spartiacque. Un punto di svolta: si tratta dell’11 settembre 1973. Il giorno in cui in Cile un golpe militare rovesciò il governo legittimo social-comunista di Salvador Allende. Quel giorno Allende non si arrese, si difese dentro il palazzo della Moneda di Santiago, preso a cannonate dai golpisti. Morì con i l’elmetto in testa e un mitra in mano. Un Kalashnikov che gli aveva regalato Fidel Castro.  Quel giorno il capitalismo americano mostrò il suo volto più feroce. Sì perch il colpo di stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet fu ordito, finanziato e sostenuto, anche “logisticamente e militarmente” dalla Cia e dal governo degli States. Migliaia di dirigenti, militanti, simpatizzanti dell’Unidad Popular furono fermati, arrestati,rinchiusi nello stadio di Santiago, trasformato in un campo di concentramento e poi uccisi. Barbaramente. Tra questi anche Victor Jara, cantautore, musicista, regista teatrale e poeta, comunista. Con Violeta Parra, suicida nel 1967, era l’alfiere della Nueva Cancion Chilena, un movimento musicale che riscopriva le radici della musica popolare, sociale, di protesta. Fu torturato per giorni e finito a coltellate e pistolettate il 16 settembre. Anche il poeta Pablo Neruda che era in ospedale per un tumore.ma no era in fin di vita morì il 23 settembre in circostanze mai chiarite, dopo una strana iniezione…  Il nuovo regime volle sbarazzarsene prima che potesse diventare l’icona e il “cantore” della resistenza.  Qualcuno ha scritto che Allende e il suo governo fecero un solo grave errore, quello di non distribuire armi e munizioni al popolo, quando il clima si fece rovente, già al’inizio di settembre… Forse il presidente socialista confidava nella lealtà dei suoi militari, lo stesso Pinochet era stato nominato Capo di Stato Maggiore dell’esercito il 23 agosto del ’73, 20 giorni prima del golpe. Quello forse fu l’errore vero.

Gli Usa, con Nixon e Kissinger appoggiarono apertamente il colpo di stato di Pinochet, considerato un’operazione strategica in funzione anticomunista per tutta l’America Latina.  Il Cile da avanguardia progressista divenne in quegli anni un cimitero di desaparecidos, un lager pieno di prigionieri, ma, grazie ai dollari americani, e alla stretta fascistoide su salari e conquiste sindacali, segnò anche una forte crescita economica guidata da economisti Usa, come Milton Friedman.  

Ecco, l’11 settembre del ’73 cambiò molte cose anche in Europa e in Italia. Il Pci di Berlinguer proprio per evitare che l’Italia facesse la fine del Cile, si sganciò definitivamente (o quasi) dall’orbita sovietica, lanciò la linea del Compromesso Storico, ovvero l’incontro tra le grandi culture politiche popolari, oltre la semplice e naturale alleanza social-comunista, come quella di Unidad Popular i Chile… La sinistra italiana cambiò prospettiva. E e canzoni degli Inti Illimani e dei Quilapyun raccontarono più di ogni altra cosa e meglio, ciò che stava succedendo in Cile e divennero la colonna sonora, martellante di manifestazioni di piazza, convegni, feste di partito e anche dei sogni, delle speranze, delle passioni d una generazione. Non solo “El pueblo unido jamas serà vencido” o “Venceremos”, ma anche i brani strumentali, suonati con strumenti tipici della cultura andina. Niente a che vedere musicalmente con i Led Zeppelin, i Pink Floyd o i Creedence, né con il Banco o la Premiata Forneria Marconi, ma in quegli anni, dal ’73 almeno al ”78 senza le note degli Inti Illimani non si usciva neanche di casa.  Per una questione di cuore. E di politica. Per dire che Pinochet e i suoi generali dovevano andarsene… Poi anche in Italia il Cile passò in secondo piano perché cominciammo ad avere problemi in casa nostra. Le stragi del ’74 a Brescia e a San Benedetto Val di Sambro, i  morti nelle piazze a Milano,  a comparsa delle Brigate Rosse, i rapimenti, gli attentati, la compagna P38, Bologna ’77 e i carrarmati per le strade, poi Moro e la strage alla stazione nell’80… Problemi seri. Serissimi. Il Pci che confermava, sempre di più la linea varata dopo il golpe in Cile perché l’Italia quella deriva la stava rischiando davvero.

Due 11 settembre, due tragedie epocali. Due spartiacque che hanno cambiato il mondo. E anche la percezione di certe cose.  In Cile la superpotenza americana ci mise lo zampino, pesantemente. Nell’attentato alle torri gemelle gli Usa sono stati la vittima, ma non è escluso, e molti lo hanno scritto e documentato, che ci abbiano messo lo zampino lo stesso. Il capitalismo, quando si tratta di difendere il proprio modello, non va tanto per il sottile e non disdegna di fare cose impensabili.

m.l.

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×
Mail YouTube

Seguici su Facebook

La nostra newsletter

Loading...Loading...