MINACCE ANCHE ALLA GIOVANE DEPUTATA UMBRA ANNA ASCANI. SEMBRA DI ESSERE TORNATI AL 1922

lunedì 20th, agosto 2018 / 12:30
MINACCE ANCHE ALLA GIOVANE DEPUTATA UMBRA ANNA ASCANI. SEMBRA DI ESSERE TORNATI AL 1922
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Così come è successo due giorni fa all’ex assessore di Montepulciano Alessandro Angiolini (vedi articolo su queste stesse colonne), anche la giovane deputata umbra del Pd Anna Ascani ha ricevuto minacce di morte, dopo aver smascherato una fake new  apparsa su twitter, nella quale un sedicente esponente Dem di Forlì si rammaricava del fatto che sotto le macerie del ponte Morandi non fossero rimasti Salvini e Di Maio… Quel tweet era stato rilanciato più volte, anche su altri social, come esempio della “campagna di odio verso l’attuale governo”. Solo che l’autore, tale Ciarponi, nessuno al Pd di Forlì lo conosceva… Anzi risalendo all’account facebook  sono emersi molti “like” verso Salvini… Insomma un chiaro tentativo di inquinare le acque e mettere in cattiva luce il Pd…

La giovane Ascani, volto televisivo e figura emergente nel partito è stata presa di mira da centinaia di messaggi, molti dei quali inneggianti al fascismo o firmati da associazioni neofasciste come Casapound. In uno dei tanti messaggi l’autore si augura la morte della deputata Dem, anzi istiga a ucciderla bruciandola viva.  “È una forma di violenza che viene riversata su chiunque abbia opinioni politiche differenti. Mi sento di dire di non avere paura a smascherare le tante bufale che girano sul web», afferma Anna Ascani, che ha inviato tutto il materiale alle forze dell’ordine, denunciando di fatto l’intimidazione.

Chiaro che anche questo episodio, come le minacce ad Angiolini, come la guerra a suon di bufale o fake news sui social, si inquadra nel clima che si è creato e si va diffondendo nel Paese. Un clima che emerge anche dagli spari ai neri per strada, dalle ronde illegali di Casapound nelle spiagge, per “controllare”e cacciare  gli ambulanti, ma anche dagli applausi e dai selfie ai funerali di Stato o dai fischi.  Forse addirittura organizzati… Un clima che contrappone il “popolo” alla politica, alle istituzioni. L’invettiva al confronto democratico. La demagogia all’analisi. Un clima in cui si esalta l’ignoranza rispetto alla competenza. Succede per i vaccini ma anche per le concessioni autostradali… Tutti immunologi, poi tutti ingegneri strutturalisti, poi tutti economisti, ma sempre con il vaffanculo facile da indirizzare a chi provi, anche sommessamente a ragionare. E in questo clima i social media diventano una cloaca maxima dove finisce di tutto e tutti si sentono autorizzati a dire qualunque cosa, anche la più turpe come “sappiamo dove vivi vecchia zecca comunista” o “brucatela viva!”…  Naturalmente come se ciò fosse normale. Come se nell’era dei social la diffamazione non fosse diffamazione le minacce non fossero minacce, l’intimidazione non fosse intimidazione e tutte e tre le cose non fossero reato…

Anche cercare e additare i colpevoli per tragedie come quella di Genova, prima che un Tribunale stabilisca le cause del crollo e le responsabilità, equivale a fare processi sommari in piazza, come si fa nei paesi sotto dittatura o in regime confessionale, non in uno Stato di Diritto. Eppure sembra normale anche questo… Ma non lo è.

Il clima evoca situazioni già vissute. Evoca il ’21-’22 in Italia e il ’33 in Germania. E non solo perché qualcuno sventola di nuovo labari e simboli fascistoidi, sentendosi sdoganato.

“Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano”.

Lo scrisse Antonio Gramsci, su L’Ordine Nuovo, il 26 aprile 1921.  Non sembra una fotografia dell’Italia di oggi?
m.l.
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