MORTI PER DROGA A CHIUSI, OMICIDIO-SUICIDIO A CETONA, SUICIDIO A CITTA’ DELLA PIEVE (7 IN DUE ANNI)… CHE SUCCEDE IN QUESTO TERRITORIO?

martedì 10th, luglio 2018 / 15:09
MORTI PER DROGA A CHIUSI, OMICIDIO-SUICIDIO A CETONA, SUICIDIO A CITTA’ DELLA PIEVE (7 IN DUE ANNI)… CHE SUCCEDE IN QUESTO TERRITORIO?
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E’ un’estate nera, nerissima, se si guarda dal punto di vista della cronaca. Dopo il 18enne morto a Chiusi Scalo per una overdose da coctail di droga e altro (eroina probabilmente tagliata male, il che significa che altre vite sono in pericolo) avvenuta il 29 giugno, un’altra serie di “fattacci” ha scosso l’opinione pubblica e la quiete di un territorio vissuto da molti come buen retiro.

Il 6 luglio, un uomo di 41 anni, titolare d un’azienda agricola a Cetona ha ucciso la moglie venezuelana, 40 anni, soffocandola con un cuscino, poi si è tolto la vita a sua volta impiccandosi ad un albero in una cava abbandonata. I due coniugi erano sposati da un anno e mezzo. Omicidio-suicidio, forse al termine di una lite. Una tragedia familiare che lascia il figlio dei due, di 9 anni, senza genitori e una intera comunità come quella cetonese, attonita, incredula. Il marito, Marco Del Vincio era conosciuto e stimato, la moglie, Ines Sanchez Tapperi lavorava da qualche giorno in un bar di Piazza Garibaldi, quindi era ugualmente conosciuta. Una storia amara e triste. Apparentemente un “dramma della gelosia”.

Il sindaco Eva Barbanera ha chiesto qualche giorno di silenzio, per rispetto del dolore di familiari, parenti e amici, prima di avventurarsi in riflessioni sociologiche. Nei capannelli di piazza però la gente non parla d’altro, naturalmente. La tendenza è ad avvalorare la tesi dell’uomo vittima dell’esuberanza della moglie, cosa che non è riuscito evidentemente a sopportare… C’è chi dice che lei volesse tornare in Venezuela portandosi via il figlio e questo abbia scatenato la reazione del marito… Ma sono congetture, ipotesi. E magari pesa anche il fatto che la donna fosse sudamericana e il marito cetonese doc…

“Certe cose purtroppo succedono, ma qui succedono un po’ troppo spesso” ha commentato un cetonese, su fb replicando all’appello del sindaco,  facendo probabilmente riferimento ad un altro suicidio recente. Solo un mese e mezzo fa, il 20 maggio scorso, infatti  un imprenditore cinquantenne arrivato anni fa dal nord Italia, si è sparato nel garage di casa, sempre a Cetona.

Era del nord Italia e aveva 50 anni anche Massimo Chimenti imprenditore agricolo che ieri si è tolto la vita a Città della Pieve. Un altro fulmine a ciel sereno. Chimenti era infatti persona attiva nell’associazionismo pievese ed era stato tra primi attivisti del Movimento 5 Stelle nella città del Perugino. Una scelta, quella di farla finita apparentemente inspiegabile se non con quella bestia nera che è il male di vivere…

E se due morti per droga a Chiusi Scalo nel giro di due mesi scarsi, due suicidi (uno con omicidio annesso) a Cetona a distanza di un mese e mezzo lasciano sgomenti e preoccupati, a Città della Pieve sembra tirare davvero una pessima aria. Lì di suicidi infatti ce ne sono stati 1 nel 2014, 5 dal l’inizio del 2016 alla fine del 2017. Più due tentativi falliti. Nel 2018 altri due... Un’ecatombe. Se si guarda l’età degli autori del gesto estremo: 6 su 7 sotto ai 50 anni, 3 di essi addirittura sotto ai 30, 4 sopra i 70…

Il male di vivere sembra essere trasversale. Colpisce tutte le fasce di età, ma in particolare quella di mezzo…

Ovviamente ogni caso è un caso a sé. Il suicidio è il gesto più individuale e individualista che ci sia. Chi lo compie merita rispetto e comprensione, ma quando le ragioni non si comprendono, non si intravedono, non sono chiare, è difficile da accettare per chi rimane. E’ altrettanto ovvio che non c’è connessione tra un caso e l’altro. E forse nemmeno “emulazione”. C’è però un malessere diffuso, evidentemente. Più diffuso di quanto emerge a pelo d’acqua, più diffuso di quanto si possa immaginare. Probabilmente è anche un caso che una decina di episodi si siano verificati a Città della Pieve, ma una decina di casi in due anni sono un numero esorbitante rispetto a una realtà di 7 mila abitanti. Quindi, senza voler fare i sociologi per forza, una riflessione seria andrà pur fatta. Senza reticenze, senza timore di fare “cattiva pubblicità” alla città e senza il finto pudore che ammanta il perbenismo…

Città della Pieve, così come Cetona e Chiusi hanno un argomento serissimo, doloroso e complicato, da discutere e da affrontare. Ma lo devono fare, perché quando i numeri diventano una “massa” non più trascurabile non è più un fatto ineluttabile e fisiologico. E’ un problema.

m.l.

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