IL CASO DI CETONA? CHIAMIAMOLO CON IL SUO NOME: FEMMINICIDIO (CON VITTIMA STRANIERA)

mercoledì 11th, luglio 2018 / 16:05
IL CASO DI CETONA? CHIAMIAMOLO CON IL SUO NOME: FEMMINICIDIO (CON VITTIMA STRANIERA)
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CETONA – I quotidiani, certo più avvezzi di noi, alla cronaca nera, fanno congetture sulle modalità con cui sarebbe stata uccisa Ines Sandra Tapperi, la 39enne venezuelana trovata senza vita venerdì scorso a Cetona. L’ipotesi iniziale del soffocamento con un cuscino starebbe perdendo consistenza. Ma che sia stato il marito Marco Del Vincio non ci sono dubbi. Non solo per il fatto che si è suicidato a sua volta poco dopo, ma anche perché avrebbe confessato il gesto al fratello, prima di far perdere le proprie tracce e togliersi la vita in una cava abbandonata.

Ma anche se la donna fosse morta per un malore dovuto alla paura durante una lite violenta con il marito cambierebbe poco. Ines Sandra Tapperi non è morta di morte naturale. Si tratta sicuramente di omicidio. Quanto questo sia stato volontario è da stabilire… ma il suicidio successivo del marito fa pensare alla volontarità… Le indagini e gli esami autoptici faranno maggiore chiarezza. In ogni caso omicidio è e omicidio rimane. Anzi definiamo le cose con il termine appropriato: femminicidio.

E non c’è ragione e motivazione che tenga, per  giustificarlo. Su questo non debbono esserci dubbi.  Abbiamo sentito dire tra le gente di Cetona e dei dintorni che Marco Del Vincio, il marito suicida, era un ragazzo per bene, conosciuto e stimato da tutti e che Ines Sandra, la moglie era “esuberante” (come molti sudamericani del resto), che tra i due i rapporti erano tesi anche se mai c’era stata violenza; che c’era una forte gelosia a caratterizzare un rapporto concretizzatosi in matrimonio un anno e mezzo fa, ma di più lunga durata. Abbiamo sentito dire che lei voleva tornare in Venezuela portandosi va il figlio e che al marito questa ipotesi non andava giù…

Nessuno di questi elementi sarebbe tale comunque da giustificare un omicidio. Tutto ciò però sottintende un certo atteggiamento dell’opinione pubblica, certamente scossa. E’ indubbio – basta sentire i commenti in piazza  – che aleggi nell’aria una certa tendenza giustificazionista, quantomeno di comprensione, verso il marito, noto e stimato e cetonese doc, mentre la donna, “esuberante” e straniera, sia vista come l’elemento di disturbo, la causa della tragedia.

Ovvio che di tragedia si stratta. Ma la prima vittima si chiama Ines Sandra Tapperi. Una donna. Una venezuelana che qui aveva trovato una nuova vita. La seconda vittima è il figlio della coppia rimasto solo a 9 anni. Poi, certo, anche Marco Del Vincio è diventato una vittima, togliendosi la vita. Un gesto estremo, forse di espiazione per il gesto precedente. Vittima dopo essere stato carnefice. Una sorta di confessione con autoesecuzione immediata della condanna… Umana pietà anche per lui. Comprensione e giustificazione no.

Diciamo questo alla luce di ciò che è noto ad oggi. Ma se la confessione dell’uomo al fratello, di cui hanno parlato tutti i media, sarà confermata e se l’autopsia non dirà che Ines Sandra è morta di caldo o di indigestione, cosa piuttosto improbabile, di femminicidio-suicidio si dovrà parlare. E di femminicidio con una vittima straniera e omicida italiano. 

E’ dura da digerire in una comunità piccola, civile, democratica e “sensibile” come quella di Cetona. Ma questo è il mondo di oggi: un mondo globalizzato dove le famiglie “miste” sono numerose anche in realtà piccole e periferiche come Cetona, dove resiste tuttavia anche una certa cultura che vede la donna come proprietà privata del maschio, una “proprietà” che deve stare al suo posto senza mai mettersi di traverso… Soprattutto se e quando la donna è straniera.

Chi è credente preghi per l’anima di Ines Sandra e per quella di Marco. E anche perché il figlio possa in qualche modo mettersi alle spalle questa tragedia e possa avere un futuro sereno…

Chi non è credente si interroghi su come evitare che casi del genere abbiano a ripetersi. Catalogare e archiviare il caso come semplice  “tragedia familiare”, come un classico “dramma della gelosia” si può fare a caldo. Alla lunga potrebbe risultare riduttivo ed errato.  E pure colpevole, alla fine dei conti.

m.l.

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