ECOMAFIE ED ECOREATI, LA TOSCANA AI PRIMI POSTI IN ITALIA. NON SIAMO MESSI BENE…

venerdì 13th, luglio 2018 / 16:19
ECOMAFIE ED ECOREATI, LA TOSCANA AI PRIMI POSTI IN ITALIA. NON SIAMO MESSI BENE…
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Non sono mancati in questi giorni commenti critici ad alcuni articoli di primapagina riguardanti casi di cronaca avvenuti nel territorio: da Chiusi a Cetona a Città della Pieve… E molti di quei commenti erano di questo tenore: “perché parlare di certe cose e dare un’immagine negativa dei singoli paesi e della zona?”

Niente di nuovo naturalmente, succedeva anche quando Primapagina parlò per prima della mafia che comprava alberghi a Chianciano nei primi anni ’90 (era scritto nelle relazioni parlamentari, ma non se ne poteva parlare, perché si dava un’immagine negativa del territorio)…

Oggi più o meno il gioco si ripete.

E allora lasciamo per un attimo da parte l’allarme droga a Chiusi, i suicidi in numero esorbitante a Città della Pieve, il femminicidio con suicidio a Cetona e parliamo di un altro argomento, che proprio oggi è stato affrontato anche dal TgR Rai della Toscana.  Il Rapporto sulle ecomafie presentato questa mattina a Firenze da Legambiente, da Libera e dal Comandante dei Carabinieri Nucleo Forestale.

Dal rapporto risulta che “la Toscana mantiene la posizione più alta in classifica tra le regioni del centro-nord e resta stabile al 6° posto nella classifica nazionale; subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Lazio”. La notizia non è incoraggiante.

A parlare sono i numeri: 2.138 infrazioni accertate (corrispondenti al 7,1% sul totale dei reati accertati su scala nazionale). In linea generale, quest’anno si registra un peggioramento nel settore del cemento illegale (la Toscana sale dal 7° al 6° posto) e in quello dei rifiuti dove, sempre in negativo, sale dal 6° al 4° posto nella classifica italiana. Peggiora lo status toscano anche su archeomafie e incendi dolosi.

Il rapporto Ecomafie 2018 s può consultare, per intero, su un volume edito da EdIzioni Ambiente e realizzato con il contributo di Arpat, Guardia di Finanza e Carabinieri, che raccoglie i numeri delle illegalità ambientali, quattro nuovi approfondimenti (dedicati allo sfruttamento degli animali da reddito, al mercato degli shopper illegali, all’allarme dell’illegalità nei parchi e alle navi dei veleni).  Rispetto allo scorso anno in Toscana sale il numero di denunce (da 1.484 a 2.222) e di arresti (da 0 a 14) e dei sequestri (da 292 a 412). Legambiente ha raccolto ed elaborato i dati relativi all’applicazione della legge 68/2015 al 31 dicembre 2016 da parte delle Forze di polizia e delle Capitanerie di porto. Nel 2016, grazie alla legge 68, stando alle elaborazioni di Legambiente, le forze di polizia hanno contestato ben 574 ecoreati, più di uno e mezzo al giorno, denunciando 971 persone fisiche e 43 giuridiche (aziende), emettendo 18 ordinanze di custodia cautelare e sequestrando 133 beni per un valore che sfora i 15 milioni di euro.

Quello che emerge è un quadro di aggravamento della situazione, che non può spiegarsi con la sola motivazione di una robusta (e quindi evidente) azione di contrasto messa in opera da magistrati e forze di polizia. Ci sono dati convergenti in tutte le aree di interesse della criminalità ambientale. Si tratta di un trend in crescita che tocca i rifiuti come il ciclo del cemento, per non parlare degli incendi, per i quali per il 2017 è stato l’annus horribilis.

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti laToscana sale al 4° posto nella classifica nazionale, con cifre a dir poco preoccupanti: 539 infrazioni accertate nel 2017, il 7,4% del totale nazionale; aumentano anche le persone denunciate (779), gli arresti (10) e i sequestri effettuati (218). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Firenze (74 infrazioni accertate, 1,8% su totale nazionale, 101 denunce), seguita da Livorno (41 infrazioni accertate, 1% su totale nazionale, 72 denunce) e da Siena (34 infrazioni accertate, 0,8% su totale nazionale, 48 denunce).

Per quanto riguarda il cemento, quest’anno la Toscana sale dalla settima posizione alla sesta, aumentano anche le infrazioni accertate: da 222 a 251, (il 6,4 % sul totale nazionale), delle persone denunciate (428); diminuiscono invece i sequestri effettuati (da 61 a 50). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Livorno (53 infrazioni accertate, 1,2% su totale nazionale, 62 denunce), seguita da Siena (53 infrazioni accertate, 1,2% su totale nazionale, 76 denunce) e da Firenze (37 infrazioni accertate, 0,9% su totale nazionale, 41 denunce).

Poi ci sono racket degli animali, bracconaggio, commercio illegale di specie protette, allevamenti illegali, pesca di frodo, maltrattamento degli animali di affezione. La Toscana, scende al 7° posto della classifica, con 354 infrazioni accertate, con una percentuale sul totale del 5,1%, 318 denunce, 83 sequestri.

Altro anno intenso per le Forze dell’ordine, in particolare per il Nucleo TPC (Tutela del Patrimonio Culturale) dei Carabinieri, per le cosiddette archeomafie. Inquirenti alle prese coi tanti reati commessi ai danni del nostro immenso patrimonio storico-culturale.  La classifica nazionale delle regioni prese di mira dai ladri di opere d’arte vede la Toscana al 3° posto, con 85 furti corrispondenti all’11,8% del totale nazionale. Insieme al Lazio e alla Campania guida la classifica delle regioni con il maggior numero di opere trafugate.

La Toscana, infine, sale in negativo di una posizione, dal 5° al 4° posto nella classifica nazionale degli incendi dolosi, con ben 576 infrazioni accertate (8,8% sul totale), 98 denunce, 1 arresto e 18 sequestri.

Nella regione sono stati sequestrati circa 2 milioni di sacchetti di plastica illegali e 2,3 tonnellate di materia prima usata per produrli.

Questo il quadro tutt’altro che roseo che emerge dal rapporto. Parlarne significa dare un’immagine negativa di quella che è forse la regione italiana più “appetita” dai turisti, quella con il maggior numero di città d’arte e famosa per una lunga e consolidata tradizione di buongoverno? Noi crediamo al contrario che parlarne serva a creare consapevolezza,  afar sapere a chi “delinque” che c’è anche chi controlla. E in generale serva a far capire ai cittadini che il buongoverno no è un dato acquisito per sempre, che l’ambiente è un bene comune da tutelare e che la Toscana, per quanto sia bella e celebrata, non è certamente un’isola felice. E, noi che siamo qui a fare le sentinelle in una terra di confine, possiamo dire, senza tema di essere smentiti che anche l’Umbria è più o meno nella medesima situazione.

E certe cose è bene che si sappiano.

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