CHIUSI: IL 26 GIUGNO, L’OMAGGIO AI “LIBERATORS”. COMUNE, ANPI E CITTADINI IN VISITA AL CIMITERO DI GUERRA DI ASSISI

giovedì 21st, giugno 2018 / 16:06
CHIUSI: IL 26 GIUGNO, L’OMAGGIO AI “LIBERATORS”. COMUNE, ANPI E CITTADINI IN VISITA AL CIMITERO DI GUERRA DI ASSISI
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CHIUSI – Oggi è il 21 giugno. Settantaquattro anni fa, il 21 giugno ’44 cominciava la “battaglia di Chiusi” che durò 5 giorni, fino alla definitiva liberazione della città avvenuta il 26 giugno. Chiusi ne uscì stremata: oltre 100 vittime tra civili e partigiani caduti sotto le bombe e le cannonate o  trucidati dagli occupanti nazifascisti; il 92 delle case del centro storico lesionate, la stazioone ferroviaria rasa al suolo, più di 2.500 sfollati, strade, giardini e cunicoli sotterranei minati e pronti ad esplodere e a fare nuovi morti. E alcuni ce ne furono nei giorni immediatamente successivi alla liberazione. Molti anche i morti e i feriti tra i soldati alleati, che combatterono nella zona e diedero un contributo fondamentale alla cacciata dei nazisti (che a Chiusi erano le SS, più precisamente i famigerati paracadutisti della Herman Goering) e dei loro tirapiedi fascisti.  Quei ragazzi avevano quasi tutti tra i 19 e i 25 anni, erano per lo più volontari sudafricani di origine scozzese aggregati all’esercito britannico. Avevano deciso di partire dal loro Paese, alla fine del mondo, per combattere il fascismo e il nazismo, prima in nord Africa, poi in Europa. Dalla Sicilia risalirono la penisola combattendo, come fecero a Chiusi a e nei giorni precedenti a Ponticelli, a Montegabbione, a Città della Pieve. A Chiusi trovarono una resistenza accanita da parte delle SS che inizialmente ebbero la meglio, nel corpo a corpo all’interno del Teatro, poi però sotto l’urto del’avanzata alleata dovettero lasciare la città e cominciare la ritirata. La minarono, per farla saltare in aria, tagliandosi i ponti alle spalle. Per fortuna e per l’intervento di un prete e di un ufficiale tedesco, di origini austriache che si erano conosciuti durante la Grande Guerra, questa eventualità fu scongiurata. Saltò solo la Porta San Pietro. E non fu uno scherzo…

Ecco, come ogni anno dal 2014, la città di Chiusi, in questi giorni tra il 21 e il 26 giugno, rende omaggio a quei ragazzi venuti dal Sudafrica, ma anche dal Canada, dall’India, dall’Inghilterra. Un omaggio, riconoscente ai “liberators” che consiste in una visita ad uno dei cimiteri di guerra del Commonwealth nei quali sono sepolti i caduti. Dal 2014 al 2016 la vita è stata fatta al Cimitero di Orvieto. Nel 2017 a quello di Foiano della Chiana. Quest’anno toccherà al war cemetery di Assisi. L’appuntamento è per martedì 26 giugno, anniversario della Liberazione di Chiusi, alle ore 17,00. La partenza è prevista alle 15,30 da piazza del Comune (con mezzi propri). La delegazione ufficiale sarà composta dal sindaco e da una rappresentanza del Comune e della locale sezione dell’Anpi.

I cittadini che vorranno prendere parte alla spedizione possono aggregarsi. Primapagina che nel 2014 propose l’iniziativa, poi fatta propria e resa istituzionale dal Comune, sarà presente e invita i lettori a partecipare. Si tratta di una tappa consolidata nel percorso della memoria, che non deve affievolirsi. Perché se oggi siamo qui a scrivere sui giornali e sui social, se possiamo dire la nostra e litigare sul governo, sui provvedimenti della giunta o sulle posizioni delle opposizioni, lo dobbiamo a quei ragazzi ventenni o poco più che 74 anni fa vennero a combattere per la libertà di  un Paese di cui non conoscevano nemmeno il nome e ci lasciarono la pelle.

A Chiusi una epigrafe dentro al teatro ne ricorda il sacrificio. Ma per decenni il contributo dei “liberators” Alleati è passato in secondo piano, offuscato in parte da una certa retorica sulla Resistenza e sul ruolo dei partigiani. Certo pure quei ragazzi, nella maggior parte dei casi ventenni o poco più anche loro, che scapparono in montagna per evitare di arruolarsi nella Repubblica Sociale, che scelsero la via delle armi per uscire dall’incubo nazifascista, fecero la loro parte soffrendo il freddo, la fame e la paura e diedero una mano all’Armata Britannica. L’esperienza della Resistenza ebbe un grande peso nel “dopo”, cioè nella formazione della classe dirigente che dovette poi ricostruire la città e il “quadro democratico” dopo 20 anni di dittatura. Ma sul piano strettamente militare e operativo, la liberazione fu opera degli alleati e dei loro cannoni. Giusto e doveroso rendere omaggio, con riconoscenza alla loro divisa, alla loro memoria.  Ci vediamo ad Assisi, il 26.

M.L.

 

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