UMBRIA: QUANDO L’AREA DEL TRASIMENO CONTAVA DI PIU’. PASSAGGIO IN TOSCANA E FUSIONE CON CHIUSI: ECCO PERCHE’ NON E’ UNA BESTEMMIA

venerdì 04th, maggio 2018 / 16:44
UMBRIA: QUANDO L’AREA DEL TRASIMENO CONTAVA DI PIU’. PASSAGGIO IN TOSCANA E FUSIONE CON CHIUSI: ECCO PERCHE’ NON E’ UNA BESTEMMIA
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“In Umbria c’è ormai una questione Trasimeno e nel Trasimeno c’è ormai una questione Umbria. Sanità, alta velocità, strade, rappresentanza nella politica e nella dirigenza sono gli ultimi capitoli”. Così scrive Gianni Fanfano su un suo post  su facebook. E infatti proprio ieri su queste colonne abbiamo riferito di un certo risentimento della zona lacustre nei confronti della Regione Umbria e di qualche timido e ancora embrionale pour parler circa un’eventuale richiesta dei comuni di Città della Pieve e Castiglione del Lago di passare in Toscana e magari di fare anche una “fusione” con il Comune di Chiusi. Toscano, ma contiguo. Ebbene gli “ultimi capitoli”, come li chiama Fanfano (alta velocità, pronto soccorso, viabilità…)  parlano da soli e raccontano di una Regione in rotta di collisione con il territorio del Trasimeno-Pievese. La Valnestore dal canto suo ha altre annose vertenze aperte… Chiaro quindi che per l’attuale amministrazione Regionale questa parte dell’Umbria è poco più di un territorio marginale. Semplice provincia dell’Impero. Eppure c’è stato un tempo in cui l’area del Trasimeno contava e pesava di più, o almeno aveva l’impressione di contare e pesare di più. C’è stato un tempo in cui lo stesso Gianni Fanfano, citato in apertura, era nella segreteria regionale del partito di maggioranza (i Ds). E il Trasimeno aveva due consiglieri regionali, il compianto Edoardo Gobbini e Maurizio Donati, uno per i Ds. Più o meno era lo steso tempo in cui Danilo Fonti e Palmiro Giovagnola entrambi sindaci pievesi, erano rispettivamente assessore provinciale e vicepresidente della Provincia e presidente della Usl…  Piccolo particolare: tutti moianesi. Tutti “pulcini” della stessa covata, nata, allevata e cresciuta in quella incubatrice politica che era la Casa del Popolo di Moiano, quella della bomba del ’73, quella pagata e costruita dai fratelli Marchini e inaugurata da Togliatti nel ’64…

E Gobbini e Giovagnola parlavano alla pari con Conti, Mandarini, Carnieri, Maria Rita Lorenzetti & c. Non facevano i vassalli, né i semplici portatori d’acqua.  L’area del Trasimeno-Pievese contava perché era un significativo serbatoio di voti, ma anche perché esprimeva figure dirigenti al pari di altri territori, magari più popolosi o economicamente più forti come l’alto Tevere, il folignate o l’orvietano…  Ad un certo punto però, a forza di trasformazioni, scissioni, cambi di nome e di bandiera, il “clan dei moianesi“, come lo definimmo in un numero di Primapagina cartaceo degli anni ’90, si è anch’esso scisso, frantumato… Gobbini prima si è ammalato, poi è morto prematuramente a 61 anni, Giovagnola ha scelto la via bancaria al socialismo ed è diventato presidente di Crediumbria, oggi Bcc Umbria; Donati si è perso come il resto dei comunisti. Fonti si è defilato… Fiorello Primi si è dedicato ai Borghi più belli d’Italia e al revival dei Credeence con la batteria; Giancarlo Faltoni agli aquiloni e agli aerei ultraleggeri…

Oggi i sindaci del territorio, se si eccettua Sergio Batino che è più o meno anche lui della medesima covata di cui sopra, sono tutti di nuova generazione, indipendentemente dall’età. Vengono cioè da storie politiche diverse o quantomeno meno marcate. Qualcuno si è trovato  in sella sull’onda del renzismo montante e adesso sconta il nulla che il renzismo ha prodotto. Adesso ognuno nuota come può nel proprio laghetto, ma il laghetto è in mezzo ad un deserto di cui non si vede la fine… Il Pd che ha preso il posto dei Ds e del vecchio Pci è diventato una piccola Dc anche in zone rosse tradizionalmente come il Trasimeno. Si è suicidato sull’altare del mercato, della flessibilità, del liberismo… Ha cambiato pelle, sembra una nazione colonizzata da un esercito occupante che parla un’altra lingua, ha altri riferimenti ed è guidato da generali piccoli piccoli, senza medaglie e senza storia. I sindaci stessi sono soli in mezzo al guado. Non hanno più le spalle coperte dal mantello rassicurante del partito che in passato elaborava, consigliava e se necessario ci metteva una pezza.

A livello regionale il gruppo dirigente attuale del Pd sarà ricordato come quello che ha perso la guida di Perugia e forse perderà anche la guida della Regione. La governatrice Marini, del resto, è stata il sindaco di Todi che ha visto la città passare al centro destra dopo di lei…

Sul piano dei consensi, anche il ricco serbatoio di voti della zona Trasimeno-Pievese-Valnestore si è via via assottigliato, come una falda che si asciuga inesorabilmente, un po’ per la siccità che c’è nell’aria, un po’ perché a forza di cambiare simboli e bandiere si è affievolita anche l’identità e si sono aperti rivoli che i voti li portano da un’altra parte.

Oggi più d’uno, come abbiamo scritto in altri articoli, comincia a porsi il problema e in assenza di risposte da parte dell’Umbria che conta (o in presenza di risposte sbagliate), comincia a guardare altrove: alla vicina Toscana, ad un rapporto più stretto, finanche alla fusione dei comuni, con Chiusi che è la porta e la cerniera tra Umbria e Toscana, da sempre. Almeno su questo versante. Poi lo sono anche Cortona o Sansepolcro.

E’ solo un modo per alzare il tiro e il prezzo di quel serbatoio di voti? solo un modo per marcare una presenza e farsi sentire? Può darsi, ma un ragionamento sui rapporti nelle aree di confine è sul tappeto da tempo. Il Patto Territoriale Vato, per esempio è datato 2000. Primapagina nel suo piccolo i territori della Valdichiana senese, del Trasimeno e dell’Orvietano li ha uniti e messi sullo stesso giornale nel 1990 ed è stato il primo giornale a farlo. Tutti gli altri hanno edizioni umbre e toscane separate… L’unicità e l’integrazione del territorio insomma c’è già sotto molti punti di vista. Compreso quello linguistico. Non si tratta di inventarla… Per questo parlare o ipotizzare nuovi assetti e anche fusioni non è nel caso specifico una bestemmia.

La fusione dei comuni che dovrebbe essere preceduta da referendum per il cambio di Regione può apparire complicata e certamente lo è. Ma non è impossibile. Ovvio che non potrà mai essere fatta a freddo o peggio ancora per ripicca. E se il Trasimeno si sente marginale o marginalizzato dall’Umbria, non è che la Valdichiana senese sia (e sia considerata) cuore della Toscana. Al massimo è un polpaccio.

Per ogni ragionamento sulla questione fusione o sui problemi di confine, servirà, se mai, un dialogo aperto e non banale, una disponibilità ad ascoltare e a valutare tutti gli aspetti. E per far questo ci vorrà tempo e pazienza. Ma parlarne – anche se non se ne dovesse fare niente – male non fa. Perché si riaprirebbe la discussione sui problemi comuni: i piani regolatori, la tutela dell’ambiente, la viabilità, i trasporti pubblici (compresa l’alta velocità), la politica scolastica, quella turistica e culturale, la gestione delle aree produttive contigue. Ma si tornerebbe anche a parlare di politica, di rappresentanza, di rapporti tra territori e Regione, tra poteri locali e potere centrale. Qualcuno potrà obiettare che tutto questo – compresa anche l’eventuale gestione comune di servizi – si può fare anche senza parlare o arrivare alla fusione dei comuni. Senza cambiare la geografia e i confini. Si potrebbe fare. Ma nessuno lo fa.  E allora ben venga la scossa. La scintilla scatenante. Queste colonne sono pronte ad ospitare contributi in proposito.

Marco Lorenzoni

 

 

 

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