LA CARNEFICINA DI GAZA E IL SILENZIO DELLA POLITICA (E DEGLI ITALIANI)

martedì 15th, maggio 2018 / 19:33
LA CARNEFICINA DI GAZA E IL SILENZIO DELLA POLITICA (E DEGLI ITALIANI)
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di Marco Lorenzoni

Pur essendo un appassionato di ciclismo da sempre, non riesco quest’anno a seguire il Giro d’Italia. Quella passerella iniziale a Gerusalemme non mi è piaciuta. Mi è sembrata quantomeno un errore. Una leggerezza, di fronte ad una situazione tragica, ovvero ciò che era accaduto poco prima, in aprile a Gaza, con i cecchini dell’esercito israeliano che sparavano sui ragazzi palestinesi (e anche sui giornalisti).  Ciò che sta succedendo in queste ore, sempre a Gaza e a Gerusalemme mi rende indigesto il Giro anche adesso che transita sulle strade italiane. E’ un riflesso condizionato. Guardare il giro e magari tifare per Fabio Aru o qualcun altro mi fa pensare a ciò che sta succedendo laggiù e mi sembra un avallo alla politica di Israele. I cui governanti e soldati non ricordano evidentemente quando i cecchini in divisa sparavano sui loro padri e loro nonni, ai quali avevano appiccicato una stella gialla sul cappotto…

E la carneficina che gli israeliani (l’esercito, mandato dal governo, non il popolo) stanno facendo nella” striscia” di terra più calda del mondo è una cosa che mi indigna profondamente. Non solo come persona di sinistra che crede nell’autodeterminazione dei popoli, nella fratellanza, nella convivenza civile e pacifica, ma anche come persona umana. Non c’è ragione politica che tenga, non c’è nessuna umanità in quello che Israele sta facendo a Gaza. Sembra quasi che il governo sionista cerchi sempre e comunque il pretesto, cerchi di scatenare una guerra totale contro i palestinesi. Sembra che stia cercando la “soluzione finale”.

Sono molti i commentatori che seguono le vicende mediorientali a sostenere che anche il ricorso alla violenza da parte dei giovani palestinesi sia proprio il frutto avvelenato della politica israeliana dal 1948 ad oggi. La stessa inaugurazione dell’ambasciata Usa, spostata da Tel Aviv a Gerusalemme, per decisione di Trump, è stata una provocazione, che ha surriscaldato ancora di più la situazione, già rovente per la “Marcia del ritorno” ovvero la serie di manifestazioni organizzate dai palestinesi per rivendicare il diritto a tornare nei territori da cui furono cacciati e deportati per consentire la nascita dello Stato di Israele 70 anni fa…

Sono più di 70 i morti e migliaia i feriti negli ultimi giorni. Molti sono bambini e ragazzi. I media parlano di scontri… Ma da una parte ci sono ragazzi che tirano sassi con le fionde, dall’altra un esercito armato che spara ad altezza d’uomo. Siamo ancora a Davide e Golia. Il ragazzo con la fionda contro il gigante…  Il governo di Israele e il suo Stato Maggiore non solo sembrano non ricordare il dramma della Shoa, ma neanche gli episodi della Bibbia. Adesso il gigante ha deciso che i ragazzi con la fionda vanno ammazzati e tenuti prigionieri nei loro campi, senza patria, senza futuro, senza speranza…

Finché non si troverà una soluzione per il popolo Palestinese, depredato della propria terra, simile a quella che fu trovata per Israele, il medio Oriente sarà sempre una polveriera. Anzi una polveriera in fiamme. E alle porte di casa nostra,  ad un’ora di aereo da Roma.

Dicevo che ciò che sta succedendo a Gaza mi indigna, ma mi indigna anche il silenzio o l’informazione poco oggettiva dei media. E ancor di più il silenzio della politica, a  livello nazionale e anche a livello locale. Possibile che nessuno tra candidati premier, capi politici, segretari di partito, portavoci di movimenti, sindaci, assessori, consiglieri regionali abbia niente da dire, non senta il dovere di indignarsi?

Per decenni l’Italia, che è sempre stata amica di Israele, si è distinta rispetto ad altri stati Europei, per l’attenzione anche alle ragioni dei palestinesi, per una politica oculata e bipartisan, come si usa dire. Parlo dei tempi di Andreotti, di Moro, di Craxi. E’ vero, a quei tempi c’era ancora il Pci, c’era una sinistra forte e presente, c’erano i sindacati pronti a scendere in piazza anche per la Palestina, ma la politica italiana dell’epoca non fu condizionata solo dalla forza del Pci, anche i governi Dc-Psi si mossero autonomamente nella direzione della ricerca di soluzioni pacifiche e concordate..

Adesso niente…  Nessuno favella. E pure la gente a finta di non vedere. Mi torna in mente una canzone di Morandi: “stanno sparando… Ma non a te… Stanno morendo… ma non per te… ma per ognuno che cade giù muore una piccola parte di me… sento la vita che se ne va, anche stasera si muore nel bar…”.  

Proprio così, come nel 1970. Oggi in Italia si muore solo nei bar… Anzi, no, i bar oggi sono vuoti. Si muore solo in tv. E su Facebook.

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